Fumo e tumore del polmone nelle donne: un problema in crescita

Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2026

Fumo e tumore del polmone nelle donne: un problema in crescita

Le donne fumano sempre di più. Un fenomeno preoccupante, anche perché il tabacco potrebbe essere più dannoso per le donne che per gli uomini. E sono ancora pochi gli studi sull’argomento.

Quando si parla di tumori al femminile, il pensiero corre subito al seno, alla cervice uterina, all’ovaio. Eppure c’è un tumore che, silenziosamente e progressivamente, si è trasformato in una delle principali minacce per la salute delle donne: il cancro del polmone. I numeri parlano da soli: nel mondo, ogni anno, oltre 600.000 donne muoiono in seguito a questa diagnosi. Soltanto in Italia, come emerge dal rapporto I numeri del cancro 2025, tra il 2003 e il 2017 l’incidenza di questo tipo di tumore è aumentata dell’84,3% (+6,0% in media ogni anno). Nel mondo, secondo alcune stime, la mortalità per tumore del polmone ha già superato o supererà quella per tumore al seno in quasi tre quarti dei Paesi ad alto reddito entro il 2030.

Un’epidemia in ritardo, ma in forte accelerazione

Nonostante i progressi della ricerca, il tumore del polmone resta il più letale al mondo: come riporta l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno provoca quasi 1,8 milioni di decessi, più di qualsiasi altro tipo di cancro, con circa 2,5 milioni di nuovi casi. Come emerge ne I numeri del cancro 2025, in Italia è il secondo tipo di cancro più frequente e l’85-90% delle diagnosi di tumore al polmone sono associate all’abitudine al fumo.

Uno studio condotto da epidemiologi dell’American Cancer Society, pubblicato nel 2013 sul New England Journal of Medicine, ha tracciato in modo nitido l’evoluzione di questa epidemia. Negli anni Sessanta, il rischio di morte per tumore del polmone nelle donne fumatrici era 2,7 volte superiore a quello delle non fumatrici. Nelle coorti di popolazione più recenti analizzate, relative agli anni 2000-2010, il rischio è aumentato di 25,7 volte. La causa principale di questa evoluzione epidemiologica è, appunto, il fumo. Le donne hanno iniziato a fumare in massa più tardi degli uomini, e le conseguenze sulla salute si stanno manifestando solo ora, dato che il tumore del polmone impiega decenni a svilupparsi e manifestarsi, dopo che si sono prodotte le lesioni iniziali.

Oggi, nelle generazioni più giovani dei Paesi occidentali il livello di esposizione al fumo tra i due sessi è spesso equiparabile e talvolta superiore nella popolazione femminile. Laddove le donne hanno tassi di tabagismo stabilmente elevati, come in Europa e Nord America, si osservano tassi di incidenza del tumore del polmone che si avvicinano o superano quelli degli uomini. E questo fa prevedere agli esperti un incremento di diagnosi ancora più dirompente nei decenni futuri.

Le donne sono biologicamente più vulnerabili?

Esistono dati contrastanti sul fatto che le donne siano a maggior rischio di sviluppare il tumore al polmone rispetto agli uomini, a parità di esposizione al tabacco. La crescita nell’incidenza del tumore al polmone nelle donne sembra superare l’aumento della loro esposizione al fumo. Inoltre, uno studio della Vanderbilt University School of Medicine di Nashville, in Tennessee, ha mostrato che, in oltre 26.000 coppie sposate (e quindi con condizioni di vita per molti aspetti simili), le donne non fumatrici con compagni fumatori avevano un rischio di sviluppare il tumore del polmone superiore del 54% rispetto alla situazione opposta (maschi non fumatori con mogli fumatrici). Questi dati sembrano dunque deporre a favore di una maggiore suscettibilità delle donne, che resta però da approfondire per quanto riguarda i possibili meccanismi biologici, a oggi non compresi.

Lo screening per la diagnosi precoce salva più vite nelle donne

Uno degli aspetti più insidiosi del tumore del polmone è che nella maggior parte dei casi non dà sintomi nelle fasi iniziali: la tosse persistente, la difficoltà respiratoria o il dolore toracico compaiono spesso solo quando il cancro è già in stadio avanzato. Quindi, la diagnosi precoce è determinante.

I risultati dello screening sperimentale per la diagnosi precoce, con tomografia computerizzata a basso dosaggio nelle persone che fumano o fumavano e ad alto rischio, hanno dimostrato l’efficacia nell’anticipare la diagnosi e ridurre la mortalità, in modo particolare nelle donne. I dati vengono da diverse sperimentazioni internazionali (NELSON, NLST, LUSI, ITALUNG), in cui le donne hanno beneficiato di riduzioni della mortalità sistematicamente più marcate rispetto agli uomini. In una revisione Cochrane, gli autori hanno aggregato i risultati degli studi NLST, NELSON, LUSI e UKLS (arrivando a quasi 27.000 partecipanti totali) e hanno stimato una riduzione del rischio di morte del 29% nelle donne contro il 15% negli uomini.

Paradossalmente, nella maggior parte di questi studi è stata inclusa una quota minoritaria di donne e un ulteriore studio (DANTE) non ne includeva nessuna. La scarsa rappresentazione femminile è un problema che la comunità scientifica sta cercando di colmare, anche perché i dati preliminari di studi dedicati alle donne suggeriscono prevalenze di tumore superiori a quelle attese.

Smettere di fumare: la prevenzione più efficace

La prevenzione primaria resta il pilastro fondamentale. Ormai da tempo la ricerca ha confermato che smettere di fumare riduce drasticamente la mortalità da tutte le principali patologie associate al fumo, a qualsiasi età, e che chi smette entro i 40 anni evita quasi completamente il rischio aggiuntivo di morte per tumore del polmone e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Smettere il prima possibile è dunque l’azione più efficace che chiunque può compiere per la propria salute, seguita dallo screening per la diagnosi precoce. Infatti, la partecipazione ai programmi di screening, oltre a consentire una diagnosi precoce, aumenta significativamente i tassi di cessazione del fumo rispetto alla popolazione generale. Per chi ha fumato a lungo, parlare con il proprio medico della possibilità di accedere a programmi di screening è un ulteriore passo concreto. In Italia è attivo il programma sperimentale RISP (Rete italiana screening polmonare), i cui studi sono stati a lungo sostenuti anche da AIRC.

Referenze

Firma anche tu!

L’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM promuovono una raccolta firme per avanzare una proposta di legge che aumenti di 5 euro il prezzo dei prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. L’iniziativa potrebbe favorire una diminuzione del 37% del consumo di sigarette in Italia e sosterrebbe il Servizio sanitario nazionale. Aderisci anche tu alla campagna 5eurocontroilfumo firmando sulla piattaforma del Ministero della giustizia con SPID, carta di identità elettronica o carta nazionale dei servizi. 

  • Rachele Mazzaracca

    Dopo la laurea in Biotecnologie presso l’Università degli Studi di Trieste, ha conseguito il Master in Comunicazione della Scienza presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA). Giornalista iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, si occupa di comunicazione scientifica dal 2018 come libera professionista. È specializzata in terapie avanzate, innovazione biomedica e ricerca clinica, con particolare attenzione a terapie geniche e cellulari, malattie rare, oncologia, digital health e aspetti etici e regolatori dell’innovazione in medicina. Collabora con Osservatorio Terapie Avanzate, dove cura la produzione e revisione di contenuti giornalistici e divulgativi, la gestione editoriale del sito e della newsletter. Collabora inoltre con Osservatorio Malattie Rare, Osservatorio Screening Neonatale e con enti, istituzioni e testate scientifiche nazionali, tra cui Epidemiologia&Prevenzione. Affianca all’attività editoriale la comunicazione istituzionale e l’organizzazione di eventi scientifici. È vicepresidente dell’Associazione culturale Kaleidoscienza, impegnata nella divulgazione scientifica rivolta a bambini e ragazzi.