Ultimo aggiornamento: 6 maggio 2026

Due studi sostenuti da Fondazione AIRC aggiornano il quadro sui tumori pediatrici nel nostro Paese, indicando un netto miglioramento della sopravvivenza, ma si conferma anche un’incidenza più elevata rispetto ad altri Paesi europei e differenze nel numero di casi tra diverse aree in Italia.
I tumori pediatrici sono patologie rare: a livello globale l’incidenza è inferiore a 200 casi per milione all’anno. Ma il loro impatto sanitario e sociale è importante: in Europa, circa un quarto dei decessi nella fascia da 0 a 19 anni è dovuto a tumori pediatrici, e in caso di sopravvivenza e guarigione restano spesso conseguenze sulla qualità della vita. Due recenti studi condotti dall’Associazione italiana registri tumori (AIRTum) illustrano l’andamento dell’incidenza e della sopravvivenza dei tumori pediatrici nel nostro Paese sulla base dei dati più aggiornati disponibili nei registri tumori. La ricerca sull’incidenza ha considerato il periodo 2008-2017 (con dati da 31 registri, corrispondenti al 77% della popolazione), mentre quello sulla sopravvivenza ha aggiornato anche l’andamento nel lungo periodo, dal 1998 al 2017 (con dati da 15 registri, corrispondenti al 28% della popolazione). Le analisi hanno confermato che, come per gli adulti, anche bambini e adolescenti guariscono di più rispetto al passato. L’Italia, però, continua a presentare tassi di incidenza più elevati rispetto al resto d’Europa e differenze regionali ancora marcate, sia di incidenza sia di sopravvivenza.
Gli studi, svolti nell’ambito del progetto internazionale BENCHISTA, sono stati sostenuti anche da Fondazione AIRC, con un Investigator Grant a Gemma Gatta, a lungo ricercatrice dell’Istituto nazionale tumori e oggi all’Università degli studi di Milano-Bicocca. I lavori sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Epidemiology e fanno parte di un fascicolo speciale con i più recenti risultati di AIRTum sull’epidemiologia del cancro in Italia.
Nel corso di vent’anni, per i pazienti pediatrici la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è nettamente aumentata. Nei bambini tra 0 e 14 anni è passata dal 78% circa nel periodo 1998-2002 all’84% circa nel periodo 2013-2017; negli adolescenti tra 15 e 19 anni è passata dall’81% nel periodo 1998-2002 a quasi il 90% nel periodo 2013-2017. I progressi più marcati nei bambini si sono osservati per gli ependimomi (+38%), i linfomi non Hodgkin (+12%) e la leucemia mieloide acuta (+10%); negli adolescenti, invece, per la leucemia linfoblastica acuta (+31%), i linfomi non Hodgkin (+15%) e il melanoma (+12%).
I risultati riflettono i progressi della ricerca in campo diagnostico e terapeutico, così come l’uso di protocolli terapeutici validati e condivisi a livello nazionale e internazionale. Per esempio, il grande aumento di sopravvivenza negli adolescenti con leucemia linfoblastica acuta è stato attribuito a un aumentato accesso a protocolli più intensivi e a una migliore stratificazione del rischio. Nell’articolo gli autori richiamano inoltre il ruolo della rete AIEOP, l’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica, che ha contribuito a diffondere nel territorio nazionale protocolli di cura e programmi di follow-up validati e condivisi, rendendo più omogenea la presa in carico dei pazienti.
Rimangono, tuttavia, alcuni tumori pediatrici complessi da trattare, per i quali i progressi sono stati più limitati, come i tumori del sistema nervoso centrale diversi dall’ependimoma e gli osteosarcomi.
Lo studio sull’incidenza ha registrato in Italia 17.322 casi di tumore maligno tra bambini e adolescenti nel periodo 2008-2017. L’incidenza è risultata pari a 166,8 casi per milione nei bambini tra 0 e 14 anni e a 294,3 per milione negli adolescenti tra 15 e 19 anni. Nel complesso, l’incidenza è stabile, seppure con alcune eccezioni. Tra i bambini si è osservato un aumento dei tumori ossei nel decennio 2008-2017, mentre tra gli adolescenti sono aumentati i casi di carcinoma della tiroide e di melanoma. Per il carcinoma della tiroide, un incremento simile è stato descritto anche in altri Paesi e in altre fasce di età ed è attribuito in larga misura alla sovradiagnosi, favorita dalla diffusione di tecnologie di imaging sempre più sensibili, capaci di individuare piccoli noduli che in passato sarebbero rimasti inosservati.
Più complessa è invece l’interpretazione degli aumenti osservati per melanoma e tumori ossei. Studi condotti in altri Paesi suggeriscono che possano entrare in gioco fattori diagnostici e ambientali, ma per l’Italia non è ancora possibile trarre conclusioni, anche perché nel confronto europeo continua a collocarsi tra i Paesi con i tassi di incidenza di tumori pediatrici più alti. In parte la differenza potrebbe dipendere dal fatto che i dati europei risalgono a un intervallo precedente (2001-2010), ma non è possibile escludere un ruolo di fattori diagnostici, ambientali o genetici. Gli autori non ritengono invece che lo scarto dipenda da differenze nei criteri di registrazione.
L’Italia centrale mostra tassi di incidenza più elevati rispetto al Nord e al Sud, soprattutto per il melanoma e i tumori epiteliali. Anche in questo caso non c’è una spiegazione univoca: tra le ipotesi ci sono una maggiore attività diagnostica, la presenza di centri di riferimento e possibili fattori ambientali.
Le differenze territoriali emergono anche sul fronte della sopravvivenza. In media, i valori restano più alti che in Europa in tutto il Paese, ma persistono aree più svantaggiate di altre, soprattutto per i tumori più complessi. Per esempio, nei bambini la sopravvivenza a 5 anni per osteosarcoma è di circa il 76% al Nord e il 51% al Sud e nelle Isole; per i tumori maligni del sistema nervoso centrale è invece circa del 63% al Nord e al Centro e del 55% al Sud. Negli adolescenti, per la leucemia linfoblastica acuta, la sopravvivenza a 5 anni è all’incirca dell’82% al Nord, dell’86% al Centro e del 56% al Sud. Queste forti disparità territoriali possono dipendere anche da differenze di accesso ai centri di riferimento specializzati. Alcune di queste patologie richiedono infatti percorsi diagnostici e terapeutici particolarmente complessi, spesso affidati a unità pediatriche chirurgiche o radioterapiche specializzate, che si trovano solo in alcune città.
Comprendere quanto pesino i fattori ambientali e diagnostici sugli andamenti osservati per l’incidenza, e indagare le ragioni delle disparità territoriali nella sopravvivenza, richiede dati più completi e aggiornati. La priorità indicata dai ricercatori è superare gli attuali limiti nella tempestività e nella completezza della registrazione nei registri tumori: il periodo di incidenza analizzato, infatti, si ferma al 2017. Questo ritardo è dovuto alla mancanza di un registro nazionale dedicato ai tumori pediatrici, nonché alla frammentazione del sistema dei registri tumori nel Paese, che è organizzato come una rete di registri territoriali con copertura e tempi di consolidamento non sempre omogenei. Inoltre, concorrono le diverse interpretazioni regionali date al GDPR, che hanno rallentato l’aggregazione dei dati a livello nazionale. Un passaggio importante sarà terminare la raccolta dei dati per il quinquennio 2018-2022, anche per valutare l’impatto della pandemia di COVID-19 sulla tempestività delle diagnosi e sui percorsi di cura.
Poi, in futuro il monitoraggio dovrà basarsi su registri che integrino in modo standardizzato variabili cliniche non ancora raccolte in modo uniforme, come i marcatori molecolari. A tale scopo, sarà essenziale promuovere l’interoperabilità tra i registri tumori e i database clinici della rete AIEOP.
Queste informazioni renderanno i registri tumori di popolazione uno strumento sempre più importante per la sorveglianza dei tumori pediatrici e per la programmazione sanitaria nazionale.
Stefano Dalla Casa