Tumori in Italia: calano le nuove diagnosi? Un quadro aggiornato per il 2025 tra progressi e criticità

Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2026

Tumori in Italia: calano le nuove diagnosi? Un quadro aggiornato per il 2025 tra progressi e criticità

Uno studio condotto da AIRTUM ha stimato per il 2025 circa 362.100 nuove diagnosi di tumore in Italia. Le proiezioni suggeriscono che in Italia l’incidenza dei tumori sia in diminuzione.

Quante persone si sono ammalate di tumore in Italia nel 2025? Un recente studio dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM), pubblicato a febbraio 2026 sulla rivista Cancer Epidemiology, ha permesso di stimare per l’Italia, nel 2025, 362.100 nuovi casi di cancro, escluse le neoplasie cutanee non melanoma: 182.300 negli uomini e 179.800 nelle donne. Queste stime suggeriscono inoltre che in Italia, come in Europa, sia iniziata una diminuzione dell’incidenza dei tumori.

Si tratta di stime e non di dati precisi perché i Registri tumori, cioè gli enti che raccolgono i dati sui casi di cancro in una determinata popolazione, non possono fornire numeri in tempo reale rappresentativi dell’intera popolazione italiana: ogni caso deve essere accuratamente identificato, verificato, codificato e consolidato, incrociando molteplici fonti informative che devono essere valutate periodicamente. È il solo modo di ottenere dati di affidabili e di lungo periodo. Per descrivere invece il presente e ipotizzare cosa riserva il futuro, gli epidemiologi devono quindi elaborare stime a partire da dati passati già consolidati. “Le proiezioni si fanno con i migliori modelli e con i migliori dati disponibili” spiega Luigino Dal Maso, ricercatore statistico-epidemiologo del Centro di riferimento oncologico di Aviano e tra gli autori dello studio.

Uomini e donne: due andamenti diversi

Tra gli uomini, il tumore più frequente resta quello della prostata, con 31.200 casi stimati, seguito da quello del polmone con circa 27.100 casi, e da quello della vescica e del colon-retto con circa 23.000 casi ciascuno. Tra le donne, il tumore più frequente è quello della mammella, con circa 55.900 casi, seguito da quelli del colon-retto, con circa 18.900 casi, e del polmone, con circa 16.400 casi. Restano inoltre molto rilevanti, per frequenza, anche il melanoma e i tumori del collo dell’utero e della tiroide. Nel complesso, emerge un’incidenza in calo negli uomini e un andamento più sfavorevole nelle donne.

Se si corregge per l’effetto dell’invecchiamento della popolazione, la proiezione fino al 2025 suggerisce negli uomini una diminuzione del rischio di ammalarsi di circa il 16% rispetto al periodo di riferimento usato nello studio, tra il 2013 e il 2017. A trainare la discesa sono soprattutto il calo dei tumori della prostata (-24%), del colon-retto (-18%) e del polmone (-16%), con riduzioni importanti anche per fegato, leucemie e laringe.

Nelle donne, invece, il quadro è più stabile o leggermente in aumento. Per tutti i tumori insieme si osserva una crescita modesta, intorno al 2%, ma gli andamenti cambiano a seconda della sede: continuano a pesare soprattutto il tumore del polmone e, in parte, quello della mammella, mentre il melanoma compare tra i tumori in aumento in entrambi i sessi, con una crescita particolarmente marcata nelle donne.

Negli uomini, l’andamento sarebbe dovuto alla storica riduzione del tabagismo e all’efficacia di interventi come lo screening colorettale. Nelle donne, invece, peserebbe ancora l’eredità delle abitudini di fumo affermatesi negli ultimi decenni del secolo scorso, anche perché tra esposizione e comparsa dei tumori possono passare decenni.

Come nascono queste stime

Questi numeri sono simili a quelli diffusi pochi mesi fa nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2025, la pubblicazione curata dall’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) e basata sui dati allora disponibili. Anche in quel caso si richiamava la possibilità di una diminuzione dell’incidenza e, per il 2025, si indicava una “forchetta” compresa tra 360.000 e 390.000 nuovi casi. Per ricavare tutte queste stime, l’idea è stata applicare “al più ampio e rappresentativo insieme di registri tumori italiani” una metodologia semplice, riproducibile e in larga misura in linea con approcci già usati in letteratura. I ricercatori hanno utilizzato i dati di 34 registri tumori di popolazione, con una copertura di circa l’81% della popolazione in Italia (all’incirca 48 milioni di persone): un dato importante, soprattutto considerando che nei primi anni Duemila si fermava intorno al 30%. Ma occorre anche considerare l’anno di riferimento affinché i dati siano confrontabili. Alcuni registri, sia al Nord sia al Sud, hanno dati aggiornati fino al 2022 o anche oltre, ma non tutti. “Bisogna sempre trovare un equilibrio fra avere la copertura più ampia e rappresentativa possibile, unitamente agli anni di incidenza più recenti” commenta Dal Maso. Per una fotografia nazionale, quindi, bisogna fermarsi all’ultimo anno per cui si dispone di una base omogenea, il 2017.

A partire da questa base, i ricercatori hanno confrontato le proiezioni ottenute secondo tre “scenari”.

  • Il primo prolunga fino al 2025 le tendenze osservate nel periodo 2013-2017: se un tumore era in calo, continua a calare; se era in aumento, continua ad aumentare. È questa l’ipotesi che porta alla stima di 362.100 nuovi casi. Per gli autori è l’ipotesi più realistica nel breve periodo, perché consente di incorporare l’effetto complessivo di tendenze recenti, come il calo di alcuni tumori legati al fumo negli uomini e la diminuzione dei tumori infiltranti del colon-retto, associata alla diffusione dei programmi di screening.
  • Il secondo scenario assume che i tassi restino invariati ai livelli del 2013-2017, cioè che il rischio di ammalarsi non continui né a salire né a scendere: in questo caso la stima sale a 390.110 casi.
  • Il terzo scenario sfrutta le proiezioni basate su grandi database internazionali come ECIS e GLOBOCAN, superando i 400.000 casi. Secondo gli autori, però, questi modelli più generali potrebbero essere meno aderenti alle specificità del contesto italiano.

Le stime per tumore

Incidenza, mortalità e sopravvivenza: i 3 elementi della stessa storia

Il lavoro sulle stime di incidenza per il 2025 è stato presentato al convegno I tumori in Italia: sorveglianza epidemiologica della Rete Italiana dei Registri tumori, tenutosi il 4 marzo 2026 all’Auditorium del Ministero della Salute a Roma con l’intervento del Ministro della salute e del Direttore generale della prevenzione del Ministero. Nello stesso contesto sono stati presentati i risultati di altri studi recenti della rete AIRTUM, che per il periodo 2013-2017 hanno mostrato complessivamente una tendenza in calo per incidenza (soprattutto negli uomini) e mortalità (-1,8% uomini, -0,6% donne), e un aumento della sopravvivenza. Infatti, rispetto al periodo 2008-2009, per il 2016-2017 la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi ha raggiunto il 67,0% negli uomini e il 71,3% nelle donne, con un incremento rispettivamente di 2,7 e 2,2 punti percentuali. Permangono, tuttavia, disparità importanti: la sopravvivenza nel Centro-Nord è superiore di circa 5 punti rispetto al Sud e alle Isole (66,4% contro 61,4%). La prognosi peggiora, inoltre, con l’età, con scarti superiori al 40% tra giovani e anziani per alcune patologie ematologiche. Infine, si registrano andamenti sfavorevoli per la sopravvivenza nei tumori della vescica, del collo dell’utero e per la leucemia linfatica cronica maschile.

Dal Maso aggiunge inoltre che “per rappresentare un quadro complessivo del fenomeno oncologico in Italia, AIRTUM ritiene sia necessario offrire una lettura combinata di tutti gli indicatori epidemiologici: quanti casi vengono diagnosticati, la sopravvivenza e la mortalità, oltre alla prevalenza, cioè quante persone vivono dopo la malattia, da cui possiamo anche dedurre quanti guariranno. Non si può vedere soltanto l’esito della malattia una volta che la malattia si presenta, perché nel quadro entrano anche la prevenzione primaria, l’adesione agli screening, e la riduzione dei fattori di rischio che influenzano la diffusione delle malattie oncologiche nella popolazione”.

Il calo della mortalità

“In Italia la mortalità per tumori è in calo da diversi decenni” ricorda Dal Maso. Un dato più accentuato negli uomini che nelle donne, che hanno cominciato a fumare più tardi rispetto agli uomini e nelle quali dobbiamo ancora vedere, nei dati, l’effetto delle politiche antifumo.

Il ricercatore sottolinea che, indipendentemente dalla stima di incidenza che vogliamo considerare, oggi i decessi per tumori sono circa 180.000-190.000 all’anno in Italia. Ciò significa che circa il 50% di chi si ammala non muore di cancro: oltre metà delle persone che da oggi si ammalerà di tumore convivrà più a lungo con la malattia, guarirà o morirà per altre cause. Per questo, aggiunge, è “un dato che bisogna ricordare”, perché “serve anche a scalfire lo stigma della malattia mortale, del male incurabile”.

In questo senso, il quadro che emerge dai dati italiani è coerente con un recente studio coordinato da Carlo La Vecchia ed Eva Negri sulle stime di mortalità oncologica per il 2026 nell’Unione europea e nel Regno Unito. Lo studio, sostenuto da AIRC e pubblicato su Annals of Oncology, ha stimato nell’UE circa 1,23 milioni di morti per cancro per l’anno in corso. Si tratta di un numero assoluto sostanzialmente stabile e dovuto soprattutto all’invecchiamento della popolazione. Tuttavia, una volta corretto l’effetto dell’età, i tassi di mortalità continuano a diminuire per entrambi i sessi. Tra i segnali più interessanti, gli autori hanno indicato anche la stabilizzazione della mortalità per tumore del polmone nelle donne, dopo oltre 25 anni di aumento. Nel complesso, il lavoro conferma un miglioramento nel lungo periodo, ma ricorda anche che per consolidare tale tendenza servono politiche di prevenzione più efficaci, dal contrasto al tabacco e all’alcol alla promozione dell’attività fisica, di una dieta più sana e della protezione dall’esposizione ai raggi ultravioletti e all’inquinamento atmosferico.

Perché i dati contano

I dati epidemiologici servono a orientare le politiche di prevenzione, programmare l’assistenza e misurare l’efficacia dei percorsi di cura. Per questo è essenziale disporre di flussi informativi sempre più tempestivi e rappresentativi a livello nazionale.

 

La rete dei registri tumori italiani, sebbene caratterizzati da differenti modelli organizzativi e performance, rappresenta un valore da preservare, peraltro riconosciuto per norma di legge, in attesa che il Registro nazionale tumori (istituito formalmente nel 2023) possa favorire il raggiungimento della copertura universale della popolazione residente in Italia. La robustezza di tale sistema emerge anche dal confronto con altri Paesi europei. Per esempio, in Francia e Spagna la copertura dei registri tumori è inferiore al 50%. Inoltre, i registri nazionali in Europa non sono sempre aggiornati: per esempio Olanda e Germania riportano dati fino al 2011. Ciò implica anche che, quando si effettuano i confronti a livello internazionale, bisogna sempre esercitare cautela.

Referenze

  • Stefano Dalla Casa

    Giornalista e comunicatore scientifico, si è formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrive o ha scritto per le seguenti testate o siti: Il Tascabile, Wonder Why, Aula di Scienze Zanichelli, Chiara.eco, Wired.it, OggiScienza, Le Scienze, Focus, SapereAmbiente, Rivista Micron, Treccani Scuola. Cura la collana di divulgazione scientifica Zanichelli Chiavi di Lettura. Collabora dalla fondazione con Pikaia, il portale dell’evoluzione diretto da Telmo Pievani, dal 2021 ne è il caporedattore.