Cancro: la prevenzione

La prevenzione è la migliore arma per vincere il cancro ed è a nostra portata ogni giorno: basta non iniziare a fumare, o smettere al più presto, seguire un’alimentazione equilibrata e salutare, praticare sport e sottoporsi periodicamente a controlli medici.

Il passaggio da un approccio solamente curativo del cancro a uno preventivo risale al 1981, quando due importanti epidemiologi, Richard Doll e Richard Peto, pubblicarono il primo elenco scientificamente controllato dei principali fattori di rischio che determinano la comparsa di un cancro.

Tra i fattori individuati in questo studio comparivano il fumo di sigaretta, naturalmente, ma anche l'alimentazione e altre cause come virus, ormoni e radiazioni. Oggi si sa che nella maggior parte dei casi il rischio individuale di contrarre la malattia è dato dalla combinazione di questi diversi fattori, oltre che dalla dotazione genetica e dall’effetto del caso.

Inoltre si è capito che le misure di prevenzione non sono limitate solo alle fasi che precedono l'insorgenza della malattia (prevenzione primaria), ma possono essere applicate anche quando la malattia è già presente (prevenzione secondaria e terziaria).

Prevenzione primaria


Esistono due tipi di fattori di rischio per l'insorgenza del cancro: quelli non modificabili, come il sesso, un particolare assetto genetico e l'età, e quelli modificabili, legati per esempio ai comportamenti.
Lo scopo della prevenzione primaria è ridurre l'incidenza del cancro tenendo sotto controllo i fattori di rischio modificabili e aumentando la resistenza individuale a tali fattori. In altre parole si tratta di ridurre la probabilità che compaia un tumore. Una corretta strategia di prevenzione primaria non si basa solo sull'identificazione dei fattori di rischio, ma anche e soprattutto sulla valutazione di quanto l'intera popolazione o il singolo individuo siano esposti a tali fattori.
I consigli di prevenzione possono essere diretti a tutta la popolazione (per esempio quelli che riguardano il modo più salutare di alimentarsi o di fare attività fisica) o a particolari categorie di persone considerate ”ad alto rischio” (per esempio i fumatori).
Rientrano negli strumenti della prevenzione primaria anche i vaccini contro specifici agenti infettivi che aumentano il rischio di cancro, quali il virus dell'epatite B (tumore del fegato) o il Papilloma virus umano (HPV, responsabile del cancro della cervice uterina e di altri tumori più rari).

Prevenzione secondaria


Lo scopo della prevenzione secondaria è individuare lesioni precancerose oppure il tumore in uno stadio molto precoce in modo da trattarlo in modo efficace e ottenere di conseguenza un maggior numero di guarigioni e una riduzione del tasso di mortalità. La prevenzione secondaria coincide quindi con le misure che permettono una diagnosi precoce e interviene nel periodo tra l'insorgenza biologica della malattia e la manifestazione dei primi sintomi.

La prevenzione secondaria si attua sulla popolazione attraverso programmi di screening organizzati, come quello per il tumore al seno tramite mammografia, per il tumore della cervice uterina tramite Pap-test o HPV-test e per il tumore del colon retto, per lo più tramite ricerca del sangue occulto nelle feci.

Nel 1968 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stabilito criteri universali in base ai quali una malattia che interessa un'ampia fascia della popolazione è idonea a essere sottoposta a screening preventivi. A titolo di esempio alcuni di questi criteri sono:

  • la malattia deve essere un importante problema di salute;
  • deve esistere un trattamento validato in grado di curare la malattia diagnosticata;
  • deve essere riconoscibili uno stadio latente o primi sintomi della malattia;
  • lo screening deve essere accettabile per la popolazione.

Prevenzione terziaria


Con prevenzione terziaria si intende la prevenzione delle cosiddette recidive (o ricadute) o delle eventuali metastasi dopo che la malattia è stata curata con la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia o tutte e tre insieme.
Essa comprende le cosiddette terapie adiuvanti, come chemioterapia, radioterapia e trattamenti ormonali, che prolungano gli intervalli di tempo senza malattia e aumentano la sopravvivenza dei pazienti in molti tipi di tumore come quello dei testicoli, del seno, del colon e molti altri.

Come prevenire?

Secondo i dati dell'OMS, le persone che riceveranno una diagnosi di cancro sono in continuo aumento, tanto che si stima che nel 2030 supereranno gli 11 milioni: questo a causa dell’allungarsi dell’aspettativa di vita media e a una maggiore esposizione a fattori di rischio.  Si stima però che circa il 30 per cento dei tumori possa essere prevenuto con comportamenti più salubri, come smettere di fumare, alimentarsi in modo sano ed equilibrato e sottoponendosi con regolarità a visite ed esami di screening.

Che cosa è un fattore di rischio?

Un fattore di rischio è tutto ciò che può stimolare lo sviluppo del cancro. Esistono due diversi tipi di fattori di rischio, quelli modificabili (comportamento e ambiente) e quelli non modificabili (età, sesso, patrimonio genetico).
Gli effetti di tali fattori dipendono da molte variabili tra le quali: durata e tipo di esposizione al rischio o effetto combinato di due o più fattori.

Come si identificano i fattori di rischio?

Ci sono vari metodi che permettono di identificare una sostanza o un comportamento come un fattore di rischio: gli studi epidemiologici osservano come esposizioni a sostanze che derivano da comportamenti o sono presenti nell'ambiente sono associati all'insorgenza di particolari tumori; gli esperimenti di laboratorio possono individuare alterazioni molecolari provocate da particolari sostanze.

Interazione tra fattori di rischio genetici e ambientali

In molti tipi di tumori sono presenti alterazioni del DNA che sembrano svolgere un ruolo di primo piano nell'insorgenza della malattia. In genere i fattori ambientali interagiscono con quelli genetici nei fenomeni di inizio e propagazione del cancro.
In base a queste conoscenze sono stati creati degli algoritmi matematici che stimano il rischio di cancro basandosi sulla presenza o sull'assenza di uno o più fattori di rischio e sulla loro possibile interazione. Tali stime costituiscono tuttavia un’approssimazione rozza di un profilo di rischio, e non necessariamente un soggetto che risulta avere un rischio alto svilupperà la malattia, come non è escluso che chi risulta avere un rischio basso possa essere colpito da tumore.

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Prevenzione: perché?

L'obiettivo di tutte le strategie di prevenzione è la riduzione del rischio e quindi della mortalità per cancro. Poiché lo sviluppo del cancro richiede anche decine di anni, è importante individuare degli obiettivi intermedi, come l’individuazione e l’eliminazione di eventuali lesioni precancerose.
Va precisato però che questi obiettivi intermedi hanno dei limiti. Per esempio non è detto che una lesione precancerosa debba trasformarsi in cancro o, viceversa, che un risultato negativo a uno screening equivalga a un rischio zero.

Il ruolo dei marcatori

I cosiddetti marcatori tumorali fanno parte degli strumenti per determinare il rischio tumorale: si tratta di molecole che, se presenti o assenti nel sangue, permettono di capire se una persona è o no a rischio di sviluppare un determinato tipo di tumore. In alcuni casi consentono anche di stabilire la risposta alla terapia o la progressione della malattia.
Tra i marcatori più noti si possono citare ad esempio i recettori per gli estrogeni per il tumore del seno, che forniscono indicazioni utili in termini di prognosi e scelta della terapia.

Programmi di prevenzione

La prevenzione può essere attuata praticando diverse strade:

  • modifiche nei comportamenti o stili di vita;
  • screening per individuare predisposizioni genetiche ereditarie (per fortuna piuttosto rare) o lesioni cancerose allo stadio iniziale.
    L'importanza degli screening sta nella possibilità di individuare gli stadi iniziali di una malattia anche in persone che non hanno sintomi.
  • Autori:

    Daniela Ovadia

  • Data di pubblicazione:

    12 giugno 2018