Tumore della cervice uterina

Una malattia storicamente molto diffusa, che i programmi di screening e vaccinazione stanno contribuendo a limitare. L’obiettivo ambizioso è di eliminarla del tutto.

Ultimo aggiornamento: 6 luglio 2021

Tempo di lettura: 8 minuti

Che cos'è

Il tumore della cervice uterina si sviluppa nella parte inferiore dell’utero, l'organo dell'apparato femminile dove viene accolto e si sviluppa l'embrione nel corso della gravidanza. L’utero ha la forma di un imbuto rovesciato ed è formato da due parti principali: la parte superiore è chiamata corpo dell'utero, mentre l'estremità inferiore è detta collo o cervice.

La cervice uterina è in diretto collegamento con la vagina e può essere suddivisa in due parti dette endocervice (quella più vicina al corpo dell'utero) ed ectocervice o esocervice (quella più vicina alla vagina). Le cellule che rivestono queste due zone della cervice non sono uguali: cellule squamose si trovano nell'ectocervice e cellule ghiandolari nell'endocervice. I due tipi cellulari si incontrano nella cosiddetta zona di transizione.

La maggior parte dei tumori della cervice prende origine proprio da cellule che si trovano in questa zona "di confine".

La parola all'esperto

L'oncologo medico Sandro Pignata fa il punto sul tumore della cervice uterina e sui progressi della ricerca.

Quanto è diffuso

Per molto tempo il tumore della cervice ha rappresentato a livello globale la più frequente forma di cancro per le donne, ma negli ultimi anni la situazione è profondamente cambiata.

Secondo il rapporto “Global Cancer Statistics 2020”, prodotto in collaborazione dall’American Cancer Society (ACS) e dalla International Agency for Research on Cancer (IARC), il tumore della cervice uterina si colloca al quarto posto tra i tumori più comuni nelle donne e rappresenta il 6,5 per cento di tutti i tumori che vengono diagnosticati nel sesso femminile.

Lo stesso rapporto indica anche che questo è il tumore più comune specialmente in 23 Paesi, molti dei quali a reddito medio-basso e collocati nel continente africano.

Nel mondo occidentale il numero dei casi e quello dei decessi continuano a diminuire grazie soprattutto al Pap-test e alla successiva introduzione del test per la ricerca del DNA di Papillomavirus (HPV), due esami molto efficaci per la diagnosi precoce.

In Italia ogni anno si registrano circa 2.400 nuovi casi, l’1,3 per cento di tutti i tumori diagnosticati nelle donne, secondo i dati riportati nel rapporto “I numeri del cancro in Italia, 2020” a cura, tra gli altri, dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) e dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM). Nel nostro Paese la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi delle pazienti con tumore della cervice uterina è del 68 per cento e ogni anno circa 500 donne muoiono a causa della malattia (dati ISTAT 2017).

Questi dati sono destinati a cambiare ancora nel tempo. Oggi infatti disponiamo di strumenti di prevenzione, diagnosi e cura molto efficaci contro questo tumore, che hanno spinto l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) a lanciare il 17 novembre 2020 la Strategia globale per accelerare l’eliminazione del tumore della cervice quale problema di salute pubblica, un obiettivo da raggiungere in pochi decenni.

Chi è a rischio

Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della cervice è l'infezione da Papilloma virus umano (HPV) che si trasmette soprattutto per via sessuale. Ecco perché alcune misure che limitano le possibilità di infezione (uso del profilattico e soprattutto vaccinazione) proteggono contro questo tipo di cancro pur non essendo efficaci al 100 per cento. Il preservativo, per esempio, non protegge completamente dall'infezione, dal momento che il virus può essere trasmesso anche attraverso il contatto di regioni della pelle non coperte dal profilattico. Un inizio precoce dell'attività sessuale e partner sessuali multipli possono aumentare il rischio di infezione, così come un'insufficienza immunitaria che può essere legata a diverse cause (per esempio un'infezione da HIV, il virus dell'AIDS, o un precedente trapianto d’organo).

È comunque necessario ricordare che non tutte le infezioni da HPV aumentano ugualmente il rischio di sviluppare il cancro della cervice. La maggior parte delle donne che entrano in contatto con il virus sono infatti in grado di eliminare l'infezione grazie al proprio sistema immunitario senza successive conseguenze per la salute. Infine è stato ormai accertato che solo alcuni degli oltre 100 tipi di HPV sono pericolosi dal punto di vista oncologico, mentre la maggior parte rimane silente o si limita a dare origine a piccoli tumori benigni detti papillomi e noti anche come verruche genitali.

Altri fattori che possono aumentare il rischio di tumore della cervice sono il fumo di sigaretta, la presenza in famiglia di parenti strette con questo tumore (anche se non sono stati identificati geni responsabili di una eventuale familiarità), una dieta povera di frutta e verdura, l'obesità e secondo alcuni studi, anche le infezioni da clamidia.

Tipologie

I tumori della cervice uterina sono classificati in base alle cellule da cui prendono origine e sono prevalentemente di due tipi: il carcinoma a cellule squamose (l'80 per cento circa dei tumori della cervice) e l'adenocarcinoma (circa il 15 per cento).

Si parla di carcinoma a cellule squamose quando il tumore deriva dalle cellule che ricoprono la superficie dell'esocervice e di adenocarcinoma quando invece il cancro parte dalle cellule ghiandolari dell'endocervice.

Infine, anche se meno comuni (3-5 per cento dei tumori cervicali), esistono tumori della cervice che hanno un'origine mista e sono per questo definiti carcinomi adenosquamosi.

Sintomi

Le fasi iniziali del tumore della cervice sono in genere asintomatiche e gli eventuali sintomi possono essere legati ad altre patologie di tipo non tumorale. Tra i campanelli d'allarme che possono far sorgere il sospetto di tumore della cervice uterina ci sono, per esempio, perdite di sangue anomale (dopo un rapporto sessuale, tra due cicli mestruali o in menopausa), perdite vaginali senza sangue o dolore durante i rapporti sessuali.

Prevenzione

Nella maggior parte dei casi le cellule che possono portare al tumore della cervice non danno immediatamente origine al cancro vero e proprio, ma generano, inizialmente, quelle che i medici chiamano lesioni precancerose. Queste lesioni sono chiamate CIN (neoplasia cervicale intraepiteliale), SIL (lesione intraepiteliale squamosa) o displasia e possono progredire lentamente nel corso degli anni verso la forma tumorale.

In realtà non tutte le lesioni precancerose danno origine a un tumore: in molti casi regrediscono spontaneamente senza alcun trattamento. È comunque indubbio che prevenire la formazione di tali lesioni o diagnosticarle e curarle precocemente, permette di ridurre drasticamente e quasi di eliminare l'insorgenza del tumore della cervice nella popolazione.

Limitare il numero dei partner sessuali e cercare di evitare rapporti con persone a rischio restano due possibili strategie di prevenzione, ma senza dubbio l’approccio vincente per una diagnosi della fase pre-cancerosa si basa su controlli ginecologici regolari.

Nel corso della visita, il ginecologo può effettuare il Pap-test, un esame veloce e indolore che permette di identificare le lesioni pre-cancerose o cancerose negli stadi iniziali e che rientra nel piano di screening oncologico nazionale. Il ginecologo può anche effettuare, come oggi consigliato, l’HPV-test, un esame in grado di individuare direttamente la presenza del DNA del virus HPV. A partire dai 25 anni e fino ai 64 anni, a tutte le donne viene offerto gratuitamente uno di questi due esami di screening, che deve essere ripetuto con regolarità ogni tre anni (Pap-test) o cinque anni (HPV-test) in caso di risultato negativo o con frequenza maggiore in casi particolari.

Da diversi anni, inoltre, c’è un'altra arma contro il Papilloma virus: un vaccino capace di tenere lontani i due tipi più frequenti di HPV responsabili della maggior parte dei tumori della cervice (HPV16 e HPV18) e anche altri meno frequenti. In Italia il vaccino è oggi raccomandato e offerto gratuitamente a ragazze e ragazzi nel dodicesimo anno di età.

È inoltre importante ricordare che la vaccinazione può garantire la prevenzione di tutti i tumori correlati a HPV, come quelli della vagina, della vulva, dell’ano, della testa e del collo.

Diagnosi

Il tumore della cervice uterina può essere diagnosticato in fase molto iniziale o addirittura precancerosa se viene effettuato regolarmente lo screening con il Pap-test o con l’HPV-test. In base ai risultati dei test, il medico sarà quindi in grado di stabilire quanto aggressiva rischia di essere una eventuale alterazione pre-cancerosa e decidere con più efficacia la strategia di intervento.

Se dovessero essere riscontrate anomalie, il medico potrà prescrivere ulteriori esami, come per esempio la colposcopia, un esame che dura pochi minuti, è indolore e viene eseguita dal ginecologo in ambulatorio. Nel corso della colposcopia è anche possibile asportare le lesioni più piccole per eliminare il rischio che vadano incontro a una trasformazione in senso tumorale.

Qualora vi sia una diagnosi di cancro della cervice, possono essere prescritti esami come tomografia computerizzata (TC), risonanza magnetica o tomografia a emissione di positroni (PET) per determinare con maggiore precisione l'estensione del tumore.

Evoluzione

In base al sistema FIGO (Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia), il tumore della cervice uterina può essere classificato in quattro stadi (da I a IV) a seconda di quanto è diffuso nell'organismo.

Come per altri tipi di tumore, più basso è lo stadio, meno diffusa è la malattia e maggiori le probabilità di cura.

Come si cura

La scelta del trattamento dipende soprattutto dallo stadio della malattia al momento della diagnosi, ma si basa anche su altri criteri come ad esempio lo stato di salute generale della persona, la sua età e le sue esigenze. Spesso inoltre si procede combinando due o più trattamenti per raggiungere la massima efficacia.

La chirurgia è una delle scelte possibili e il tipo di intervento varia a seconda della diffusione della malattia. Negli stadi più precoci, quando il tumore è in una fase pre-invasiva, possono essere utilizzate la criochirurgia o la chirurgia laser che utilizzano rispettivamente il freddo o un raggio laser per congelare o bruciare le cellule malate.

Quando il tumore è un po' più diffuso, ma ancora circoscritto a un’area limitata della cervice, la scelta può ricadere sulla cosiddetta conizzazione, un intervento nel quale viene asportato un cono di tessuto in corrispondenza della lesione senza compromettere la funzione dell'organo e la possibilità di avere figli. Se invece il tumore è più esteso, si passa all'isterectomia, un intervento che prevede l'asportazione di utero, linfonodi, tube e ovaie.

La radioterapia, che colpisce le cellule tumorali con radiazioni, è un trattamento valido in caso di malattia localmente avanzata, in genere in abbinamento alla chemioterapia (radiochemioterapia). Alla radioterapia tradizionale nella quale la fonte di radiazione è esterna, va aggiunta anche la brachiterapia, ovvero l'inserimento nell'utero di piccoli ovuli che emettono radiazioni. Sia la terapia esterna sia la brachiterapia mantengono intatto l'apparato riproduttivo e non modificano, in molti casi, la capacità di avere una normale vita sessuale.

Una terza opzione per il trattamento del tumore della cervice (riservato però alle forme avanzate o invasive) è la chemioterapia: vengono somministrati per via endovenosa diversi farmaci contro il tumore, spesso combinati tra loro, tra i quali cisplatino, paclitaxel, e l’antiangiogenetico bevacizumab.

L’immunoterapia con farmaci come pembrolizumab, atezolizumab, nivolumab, ipilimumab-nivolumab, è in fase di studio per la terapia del tumore della cervice e viene considerata un’opzione promettente in questa malattia, che in oltre il 90 per cento dei casi esprime la molecola PD-L1, bersaglio di alcuni dei farmaci immunoterapici oggi disponibili. Negli Stati Uniti pembrolizumab è già stato approvato dagli enti regolatori (Food and Drug Administration; FDA) per il trattamento del carcinoma della cervice avanzato/metastatico PDL-1 positivo.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Autori:

    Agenzia Zoe