Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2026
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La diagnosi precoce è fondamentale per individuare eventuali tumori ginecologici nelle prime fasi, quando sono più facili da curare. Per il tumore della cervice uterina esistono programmi di screening particolarmente efficaci. Per i tumori dell’ovaio e dell’endometrio, invece, non esistono a oggi metodi analoghi e anche per questo è particolarmente importante riconoscere precocemente eventuali sintomi sospetti e in caso rivolgersi al ginecologo.
Ogni donna dovrebbe sottoporsi a una visita ginecologica con regolarità, idealmente una volta all’anno, anche in assenza di sintomi o disturbi particolari. Si tratta infatti di un controllo importante non solo per monitorare la salute dell’apparato riproduttivo, ma anche per prevenire e diagnosticare precocemente numerose condizioni ginecologiche. Durante la visita il ginecologo può valutare, per esempio, la regolarità del ciclo mestruale, individuare eventuali infezioni vaginali (batteriche, fungine o virali) ed offrire consulenza su contraccezione, fertilità, gravidanza e menopausa.
La visita rappresenta, inoltre, un momento prezioso per parlare di prevenzione oncologica. In base alla storia clinica personale e familiare, lo specialista può stimare il rischio individuale di sviluppare alcuni tumori ginecologici e indicare eventuali controlli specifici da eseguire nel tempo.
Il Pap test è uno dei metodi più efficaci per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina. Si tratta di un esame semplice, rapido, economico e generalmente indolore che viene offerto gratuitamente ogni 3 anni dal Servizio sanitario nazionale alle donne tra i 25 e i 30 anni, nell’ambito del programma di screening per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina. Nelle donne tra i 30 e i 64 anni, invece, il programma di screening prevede come esame principale l’HPV DNA test da ripetere ogni 5 anni, con cui si ricerca, in cellule della cervice uterina, la presenza di materiale genetico dei ceppi di papillomavirus umano (HPV) ad alto rischio oncogeno. Tale virus è infatti la causa principale di pressoché tutti i tumori della cervice. Nella fascia d’età dai 30 ai 64 anni il Pap test viene utilizzato come esame di approfondimento nei casi in cui l’HPV test risulti positivo.
Il Pap test permette di identificare eventuali alterazioni delle cellule della cervice uterina anche molto prima che si sviluppi un tumore vero e proprio. Nella maggior parte dei casi il tumore della cervice uterina è causato da un’infezione persistente da alcuni ceppi ad alto rischio oncogeno di HPV, un virus trasmesso prevalentemente per via sessuale. Le alterazioni cellulari causate dall’HPV non si trasformano immediatamente in tumore. Nella maggior parte dei casi compaiono inizialmente lesioni precancerose, che possono evolvere molto lentamente oppure regredire spontaneamente. Individuare queste lesioni in fase precoce permette di trattarle tempestivamente, evitando quasi completamente lo sviluppo del tumore della cervice uterina. È proprio questo il grande valore di questo programma di screening.
L’esame consiste nel prelievo di alcune cellule dal collo dell’utero tramite una piccola spatola o uno spazzolino morbido. Se l’esito del test è negativo, il controllo va ripetuto ogni 3 anni. In presenza di anomalie sospette, invece, il ginecologo può consigliare accertamenti più ravvicinati o esami di approfondimento. È stato definito anche il limite d’età oltre il quale lo screening può essere sospeso. Le donne che intorno ai 65 anni risultano negative ai controlli e non hanno avuto alterazioni significative negli anni precedenti presentano un rischio molto basso di sviluppare il tumore della cervice uterina e possono dunque interrompere i controlli periodici. Diverso è il caso di chi ha avuto test positivi o lesioni precancerose: in queste situazioni il monitoraggio deve continuare secondo le indicazioni dello specialista.
Anche alcune donne sottoposte a isterectomia possono beneficiare di controlli ricorrenti. In questi casi si esegue il cosiddetto “Pap test della cupola vaginale”, poiché anche la parte superiore della vagina, sebbene più raramente, può essere interessata dall’infezione da HPV.
Negli ultimi anni l’HPV DNA test ha progressivamente sostituito il Pap test come esame principale di screening per la diagnosi precoce del tumore della cervice nelle donne tra i 30 e i 64 anni.
Si tratta di un test per cui si usa un prelievo di cellule cervicali effettuato nello stesso modo del Pap test. Su tale prelievo in laboratorio si ricerca la presenza del DNA dei ceppi di HPV ad alto rischio oncogeno, consentendo di identificare precocemente le donne che potrebbero sviluppare alterazioni cellulari della cervice uterina.
Nella maggior parte delle regioni italiane, lo screening per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina prevede l’esecuzione del’HPV DNA test in donne dai 30 ai 64 anni, anche se persistono ancora alcune differenze territoriali nell’organizzazione e nell’accesso agli esami.
Se l’HPV DNA test risulta negativo, può essere ripetuto ogni 5 anni. Se invece è positivo, si esegue il Pap test per verificare l’eventuale presenza di alterazioni cellulari.
Se il Pap test dà esito negativo, nella maggior parte dei casi si consiglia di ripetere l’HPV DNA test dopo un anno, perché spesso l’infezione regredisce spontaneamente. Se invece persistono anomalie, il ginecologo può indicare esami di secondo livello, come la colposcopia.
L’HPV DNA test non è raccomandato prima dei 30 anni perché nelle donne più giovani le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma tendono a scomparire spontaneamente. Eseguire il test nelle donne così giovani potrebbe portare a controlli o trattamenti non necessari.
Accanto agli screening, dal 2007 esiste, non solo in Italia, uno strumento di prevenzione estremamente efficace: la vaccinazione contro l’HPV. Il vaccino protegge dai principali ceppi di HPV ad alto rischio oncogeno, responsabili della quasi totalità dei tumori della cervice uterina e, in percentuali minori, anche dei tumori della vulva, della vagina, dell’ano, del pene e dell’orofaringe, oltre che da quelli associati ai condilomi genitali. In Italia la vaccinazione è offerta gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale a ragazze e ragazzi a partire dagli 11 anni. I vaccini attualmente disponibili proteggono contro 9 diversi ceppi del virus. Le donne vaccinate devono in ogni caso continuare a partecipare ai programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, perché al momento nessun vaccino garantisce una protezione totale contro tutti i ceppi di HPV.
Nonostante l’efficacia dimostrata dei programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, l’adesione resta ancora insufficiente. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale screening, nel 2025 circa il 48,4% delle donne ha aderito allo screening gratuito, con importanti differenze geografiche: circa il 55% al Nord, il 49,9% al Centro e il 38,3% al Sud. Questi numeri ricordano quanto sia importante continuare a promuovere l’importanza di partecipare ai programmi di screening e favorire l’accesso ai controlli per tutte le donne.
Autore originale: Agenzia Zoe
Revisione di Sofia Corradin in data 14/10/2026
Agenzia Zoe