Ependimoma, medulloblastoma e altri tumori cerebrali sono forme tumorali rare, ancora difficili da curare e, soprattutto, poco studiate, alle quali due squadre di ricercatori si stanno dedicando per migliorare drasticamente le terapie disponibili.
Grazie ad AIRC i ricercatori che lavorano su questo fronte hanno potuto maturare ulteriori conoscenze essenziali per capire come colpire con efficacia il tumore e con minimi effetti collaterali sulla qualità di vita dei bambini.
Visti i risultati più che soddisfacenti scaturiti dopo il primo triennio di lavoro, AIRC ha rinnovato per ulteriori due anni questi studi, per capitalizzare le nuove scoperte e verificarne l’efficacia sui pazienti.
La tecnologia unisce chi è lontano
I centri coinvolti nel progetto ependimoma
I centri coinvolti nel progetto medulloblastoma
Molte forme di cancro dei bambini si riescono già oggi a curare con successo: le leucemie e i linfomi, in particolare, guariscono in due casi su tre. Spesso gli ex piccoli malati di linfoma o di leucemia tornano a distanza di anni a trovare i loro medici, magari per presentare la fidanzata o i figli.
Ma per altri tumori, lo scenario è ben diverso. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è ancora limitata. Sono bambini molto sfortunati. Innanzitutto perché la loro malattia si chiama cancro. Poi perché il loro tumore è ancora difficile da guarire. Infine perché è una malattia rara, quindi meno toccata dai progressi della ricerca. Per di più, anche dopo la guarigione spesso i guai non sono finiti perché questi piccoli ex pazienti, che i pediatri oncologi continuano a seguire negli anni, sono a volte costretti a pagare un prezzo molto alto come conseguenza sia del tumore sia delle cure a cui sono stati sottoposti.

È una realtà che lascia il segno anche in medici abituati a fronteggiare la sofferenza e sono stati proprio i pediatri oncologi a segnalare ad AIRC questo problema grave e tutt’altro che risolto. AIRC ha colto il peso morale di questo dramma e quindi ha deciso di farsi carico dei piccoli malati di tumore al sistema nervoso centrale creando una task force scientifica che mettesse in atto un programma di ricerca triennale (nel 2008 rinnovato per altri due anni) volto a migliorare drasticamente le possibilità di trattamento di questi bambini.
Le difficoltà da affrontare erano molte. Poiché questi tumori sono rari è innanzitutto difficile il reperimento di materiale tumorale adeguato da studiare. Fortunatamente lo sviluppo tecnologico in campo molecolare di questi ultimi anni consente oramai di fare ricerca anche su pochissima materia prima e permette studi impossibili fino a pochi anni fa.
AIRC con i quattro centri di oncogenomica ed il centro di bioinformatica che ha creato in Italia, ha messo a disposizione della comunità scientifica le tecnologie in grado di identificare e analizzare i danni genetici all’origine dei tumori. È qui, infatti, che la ricerca si focalizza: andare al cuore del problema per capire come colpire il tumore con efficacia e con minimi danni collaterali.

Oggi, inoltre le reti informatiche mettono in comunicazione i medici in tempo reale come se lavorassero nello stesso laboratorio e con le medesime procedure. In pratica, è come se tutti i piccoli pazienti fossero concentrati in un unico centro.
In base a queste premesse, dopo i primi tre anni di lavoro, i due progetti dedicati rispettivamente a ependimoma e medulloblastoma sono stati rinnovati per un altro biennio. Ai due studi afferiscono complessivamente 12 Unità operative con un capocordata per ogni progetto che coordina il lavoro. In ciascuna cordata lavorano i più importanti ricercatori italiani che operano in oncologia pediatrica, situati in nove diverse regioni (Campania, Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto). La forza di questo ambizioso programma è affrontare in modo massiccio quanto ancora resta da fare nell’area dei tumori cerebrali dei bambini in modo che vengano raggiunti tutti gli obiettivi nei tempi previsti.
L’obiettivo del progetto finanziato da AIRC, coordinato da Maura Massimino, responsabile del gruppo di neuro-oncologia pediatrica all’Istituto Nazionale tumori di Milano è, partendo dalla ricerca di base affiancata alla ricerca clinica, capire a livello del DNA quali sono i guasti che hanno provocato il tumore e servirsi di questi guasti come bersagli per colpirlo specificatamente.

Il nucleo più prezioso del lavoro è la raccolta e lo studio dei campioni biologici. Solo esaminandoli a fondo si possono capire le cause di questo tumore, le correlazioni con le possibilità di guarigione o con il fallimento delle cure, cosa che ora non si é ancora in grado di fare in modo ottimale.
Si tratta di materiale difficile da raccogliere che richiede un grande sforzo collaborativo tra neurochirurghi che lo prelevano dai pazienti, anatomopatologi che devono verificare le diagnosi, centralizzare gli esami istologici e congelare i tessuti per inviarli ai laboratori che eseguono poi le ricerche.
Il gruppo, che si è dedicato allo studio dell’ependimoma è riuscito a creare la prima banca nazionale di tessuto neoplastico di questo tumore, uno strumento indispensabile per studiare questa forma rara di tumore cerebrale infantile. Grazie alle acquisizioni diagnostiche e terapeutiche maturate, la prognosi degli oltre 80 bambini operati dall’inizio del progetto sembra migliore che in passato. Infatti un risultato positivo si è già registrato: sono stati identificate alterazioni genetiche che possono distinguere i diversi tipi di ependimoma a seconda della sede di insorgenza, dell’età del paziente e dell’aggressività clinica.
Il progetto italiano non è passato inosservato: la Società Internazionale di Oncologia Pediatrica ha sviluppato un protocollo di cura dell’ependimoma intracranico sfruttando molte indicazioni emerse dalla strategia già adottata dal gruppo finanziato da AIRC. Nei prossimi anni oltre 150 bambini europei verranno curati seguendo le indicazioni nate dagli sforzi comuni degli esperti italiani.
Con il progetto promosso da AIRC, l’Italia è riuscita a raggruppare attorno al tema numerosi addetti ai lavori, cosa non facile da realizzare. Nella nuova fase del progetto i gruppi di ricerca che partecipano sono a Milano presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Neurologico Carlo Besta, a Genova all’Istituto pediatrico Gaslini, a Torino presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita, a Bosisio Parini, in provincia di Lecco, presso l’IRCCS Medea, dove si svolge la parte riabilitativa, a Firenze all’ospedale pediatrico Meyer, ad Aviano al Centro di riferimento oncologico, a Roma presso la neuropatologia dell’Università La Sapienza.
I bambini verranno poi seguiti per anni perché, data la delicatezza della zona colpita, tumore e trattamenti possono provocare conseguenze negative sulle funzioni cerebrali, con ritardi mentali o con danni motori non sempre prevedibili. Motivo in più per approfondire il problema, visto che individuare al più presto le disabilità favorisce il recupero di questi ragazzini.

Il progetto interregionale pediatrico coordinato da Achille Iolascon, responsabile dell'Unità di genetica medica del Ceinge-Biotecnologie avanzate di Napoli, e da Andrea Pession, responsabile di oncoematologia pediatrica del Policlinico universitario Sant'Orsola - Malpighi di Bologna, è invece focalizzato sul medulloblastoma.
Anche qui la ricerca è volta all’identificazione dei geni che contribuiscono a rendere molto aggressivi e poco curabili con le normali terapie questi tumori. Puntare all'analisi dei geni è particolarmente importante in questi casi perché quando un tumore si forma così precocemente, come nel caso del medulloblastoma, le cause genetiche hanno un ruolo predominante. Il difetto all’origine della malattia può già essere presente nell’embrione: in pratica succede che, quando nel feto le cellule dovrebbero cominciare a differenziarsi per formare i vari tessuti, alcune rimangono come bloccate allo stadio precedente, continuando cioè a riprodursi e, queste cellule sono le responsabili del tumore.
L’obiettivo finale del progetto sul medulloblastoma è l’identificazione a medio termine di farmaci molecolari mirati in grado di sbloccare le cellule e farle procedere nella loro maturazione. Sono farmaci che avranno un ruolo importante soprattutto dopo i cicli di terapie standard, perché andranno a colpire proprio le cellule maligne che sopravvivono alle normali cure.
Il gruppo che si è dedicato allo studio del medulloblastoma è riuscito a identificare un’alterazione dei cromosomi caratteristica della forma più aggressiva di tumore. Questa alterazione, presente nel 44 per cento dei casi, è un segnale d’allarme per i medici e consente di selezionare i pazienti per i quali si rende necessario un trattamento più intensivo.
Sempre sul fronte delle scoperte genetiche, sono stati individuati alcuni meccanismi che regolano la funzione dei geni coinvolti nel tumore. Tale controllo è prevalentemente esercitato dai microRNA, frammenti di acido ribonucleico che si prospettano come bersagli ideali per futuri farmaci intelligenti. Un altro filone di ricerca ha puntato invece su particolari molecole (molecole BMP) che sono coinvolte nella trasformazione delle cellule staminali del cervello in cellule tumorali maligne: anche in questo caso si è giunti a identificare un nuovo potenziale bersaglio per farmaci biologici.
Un farmaco è già stato studiato in laboratorio. Ora, dati i buoni risultati, verrà sperimentato per la prima volta anche nei bambini: questo farmaco sembrerebbe in grado di eliminare solo i tessuti malati lasciando intatti quelli sani. Il proseguimento della ricerca in questo campo diventa quindi particolarmente importante per quei bambini che non rispondono alle cure classiche.
Grazie all’uso delle piattaforme di oncogenomica finanziate da AIRC, è stato poi possibile studiare anche il problema della Malattia Residua Minima attraverso la messa a punto di un metodo di monitoraggio dell’andamento della Leucemia mieloide acuta del bambino più piccolo. In pratica questi metodi di indagine molecolare permettono di individuare anche una sola cellula tumorale su 10.000 cellule sane, consentendo così di valutare con precisione quasi assoluta la reale scomparsa della malattia. Un risultato prezioso per i piccoli malati che deve essere opportunamente inserito all’interno degli attuali protocolli di trattamento per ottimizzarne l’utilizzo in una logica che mira sempre più ad un approccio personalizzato. Anche nella Leucemia Mieloide Acuta sono stati identificati alcuni geni che potrebbero diventare bersagli di farmaci ancora da mettere a punto.
Nella nuova fase del progetto i gruppi di ricerca che partecipano sono a Napoli presso il Ceinge-Biotecnologie avanzate, a Bologna nei laboratori di Oncoematologia Pediatrica dell’Università, a Genova all’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, a Padova presso il Dipartimento di Oncoematologia Pediatrica dell’Università.

Gli ependimomi sono tumori rari del sistema nervoso centrale tipici dei bambini piccoli: quasi la metà dei pazienti ha meno di sei anni. In Italia si ammalano ogni anno 20 bambini di età inferiore ai 15 anni. Negli ultimi 15 anni, cioè da quando esiste un protocollo italiano per gli ependimoni intracranici in età pediatrica, ne sono stati diagnosticati e curati circa 150 in bambini sopra i tre anni e altri 40 in piccoli sotto i tre anni. Nel complesso, rappresentano il 10 per cento di tutti i tumori infantili al sistema nervoso centrale.
Sul perché si formano si sa ben poco. Gli ependimomi hanno origine dalle cellule gliali, cioè dal tessuto connettivo del sistema nervoso che svolge una funzione di sostegno e protezione delle cellule nervose vere e proprie. In particolare si formano nell’ependima, che è il tessuto gliale che ricopre le cavità ventricolari e il midollo spinale. Possono quindi formarsi nel cervello, che è la sede più frequente, ma anche lungo il midollo spinale. I sintomi sono variabili in rapporto all’età e alla sede, oltre che alle dimensioni.
La natura del tumore (alcuni sono più maligni di altri) e la possibilità di asportarlo totalmente hanno un grosso ruolo nelle speranze di guarigione. Il trattamento successivo prevede la radioterapia e talvolta la chemioterapia. Gli ependimomi possono recidivare.
Il medulloblastoma è un tumore cerebrale maligno che si sviluppa nel cervelletto, la struttura che ha tra gli altri il compito di farci mantenere l’equilibrio, la posizione nello spazio e di coordinare i movimenti. Rappresenta il 20 per cento dei tumori cerebrali dell’età pediatrica, di cui è il più frequente tumore maligno. In Italia ne vengono diagnosticati in media 60 all’anno tra i bambini di età inferiore ai 14 anni, con un picco di frequenza attorno ai 7 anni. Può colpire però anche i più piccini; ci sono stati casi in cui la diagnosi è stata fatta addirittura con l’ecografia durante la gravidanza.
I sintomi con cui si manifesta sono molto variabili, in rapporto sia all’età del bambino sia alla velocità di accrescimento. Si tratta di un tumore aggressivo, che può comprimere aree delicate del cervello, e che tende a formare metastasi all’interno del sistema nervoso centrale, presenti in quattro casi su dieci fin dalla diagnosi.
La terapia classica associa l’asportazione chirurgica del tumore primitivo alla radioterapia ed alla chemioterapia. Specie nei bambini più piccoli, per cercare di limitare le conseguenze a lungo termine note in particolare per quanto riguarda l’irradiazione del sistema nervoso centrale, si cerca di sostituire la radioterapia con trattamenti farmacologici che possono anche prevedere l’impiego della chemioterapia ad alte dosi.
Per saperne di più suggeriamo i seguenti link. AIRC li ha selezionati sulla base delle serietà delle istituzioni a cui fanno capo, ma non può essere responsabile dei contenuti specifici.
AIRC ricorda ai suoi lettori che qualsiasi approfondimento via internet non può e non deve sostituirsi al colloquio con il medico.
AIMaC - Associazione italiana malati
di cancro, parenti e amici
Associazione nata per dare informazioni e sostegno ai malati di
cancro e alle loro famiglie. Nelle pagine del sito è possibile
trovare varie informazioni scientifiche sui diversi tipi di tumori
cerebrali – Testi tratti da "I libretti della Collana
del Girasole", concepiti per informare i pazienti e i loro
familiari.
LINGUA: italiano.
» Tipi diversi di tumori cerebrali
National Cancer Institute - USA
Istituto americano nato per la ricerca, la diagnosi e la prevenzione
del cancro. Nelle pagine del sito è possibilie reperire varie
informazioni sui tumori pediatrici al cervello.
LINGUA: inglese
» sezione
dedicata al tumore ependimomi
LINGUA: spagnolo
» sezione
dedicata al tumore ependimomi
National Library of Medicine - USA
Sito americano della Biblioteca Nazionale della Medicina. Animazione
interattiva "Che cos’è la neurochirurgia".
» Versione
in inglese
» Versione
in spagnolo
The Childhood Brain Tumor Foundation
- USA
Articoli sui tumori cerebrali scritti per "The Childhood Brain
Tumor Foundation", un'associazione fondata dai familiari, dagli
amici e dai medici di bambini con tumori al cervello.
LINGUA: inglese
» Articolo
sui tumori ependimomi
» Articolo
sul tumore medulloblastoma
Cancer BACUP - Helping people live with
cancer - GB
Sito creato per dare sostegno alle persone malate di cancro. In
questa sezione si trovano varie informazioni sui tumori cerebrali.
LINGUA: inglese
» Sezione
dedicata ai tumori ependimomi
» Sezione
dedicata al tumore medulloblastoma
AIRC ringrazia Caterina De Renzis per le sue immagini