Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2026

Secondo un recente studio, per scoprire eventuali infezioni da Papillomavirus in futuro potremmo disporre di una buona alternativa al prelievo effettuato dal ginecologo, individuandolo nel sangue mestruale presente negli assorbenti.
Il Papillomavirus umano (HPV, dall’inglese Human Papilloma Virus) è un microrganismo molto diffuso. Ne esistono oltre 200 ceppi, per la maggior parte innocui, ma alcuni possono causare tumori, per esempio quelli della cervice uterina e del pene. Secondo uno studio che ha coinvolto oltre 3.000 partecipanti in Cina, l’HPV potrebbe essere rilevato con buona accuratezza nel sangue mestruale presente sugli assorbenti. Se i risultati fossero confermati da ulteriori ricerche, la tecnica potrebbe rappresentare un’alternativa meno invasiva e disagevole rispetto al prelievo per il test dell’HPV effettuato dal ginecologo.
La cervice uterina, o collo dell’utero, è l’estremità inferiore dell’utero, in collegamento diretto con la parte superiore della vagina. Secondo i dati più recenti, il carcinoma della cervice uterina, di cui In Italia nel 2024 sono stati stimati 2.382 nuovi casi, rappresenta il quarto tumore maligno a livello globale per incidenza e mortalità tra le donne. La mortalità è soprattutto concentrata nei Paesi poveri, dove la prevenzione primaria e secondaria sono insufficienti.
A provocare la quasi totalità dei casi di questo tipo di cancro è l’infezione da Papillomavirus umano, un virus che si trasmette soprattutto per via sessuale, attraverso il contatto con la cute e le mucose. L’infezione da HPV è coinvolta anche in una quota significativa di carcinomi della vulva (70%) e della vagina (75%), nonché in alcuni tumori della bocca, dell’ano e del pene. Tra i diversi ceppi di Papillomavirus, solo alcuni sono cancerogeni, in particolare l’HPV16, che è il più comune nei casi di carcinoma della cervice uterina, seguito da HPV18, HPV52, HPV31 e HPV58.
La prevenzione primaria del carcinoma della cervice passa attraverso la vaccinazione anti-HPV, mentre la prevenzione secondaria si basa sull’adesione a programmi di screening per la diagnosi precoce, offerti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale (SSN) ad alcune fasce di popolazione. Sia la vaccinazione sia gli esami di screening per la diagnosi precoce costituiscono strumenti fondamentali per ridurre l’incidenza e la mortalità di questo tipo di cancro e per curarlo più efficacemente. Il Pap test, utilizzato fin dagli anni ’70, consente di individuare eventuali lesioni precancerose eventualmente asportabili durante una colposcopia, mentre la rilevazione dell’HPV, di più recente introduzione, avviene tramite un esame molecolare specifico di ricerca del DNA virale in un campione di mucosa della cervice, prelevato nel corso di una visita ginecologica. Rispetto al Pap test, l’HPV-test è più sensibile e specifico ed è in grado di identificare con maggiore anticipo le donne ad alto rischio di sviluppare una lesione cancerosa.
Diversi fattori, tra cui infrastrutture sanitarie insufficienti, la scarsa consapevolezza, forti resistenze socioculturali e la paura del dolore, possono inibire le donne dal sottoporsi ai programmi di screening per l’infezione da HPV. Un ampio studio, guidato da Xun Tian presso la Huazhong University of Science and Technology di Wuhan (Cina), potrebbe però aprire una nuova strada nella diagnostica dell’infezione da HPV. I risultati sono stati pubblicati recentemente sul British Medical Journal.
I ricercatori hanno coinvolto oltre 3.000 partecipanti, di età compresa tra i 20 e i 54 anni, con cicli mestruali regolari, e hanno valutato la possibilità di rilevare l'HPV analizzando il sangue mestruale raccolto direttamente dagli assorbenti igienici utilizzati dalle partecipanti. Il principio su cui si basa lo studio è che nel sangue mestruale possano essere presenti cellule della mucosa cervicale esfoliate infette da HPV e che queste contengano il DNA virale necessario per l’analisi molecolare.
L’obiettivo dello studio era verificare l’accuratezza di questa potenziale tecnica di analisi in ampie popolazioni, valutando se possa essere un possibile esame di screening per la diagnosi precoce in sostituzione del test per l’HPV eseguito su materiale prelevato durante la visita ginecologica. Hanno così condotto uno studio per lo screening del carcinoma della cervice su larga scala.
I risultati hanno evidenziato una sensibilità del 94,7% del test molecolare per l’HPV su sangue mestruale da assorbente per la rilevazione di neoplasie intraepiteliali cervicali di grado 2 (CIN2+), un dato paragonabile alla sensibilità del 92,1% ottenuta con il test molecolare per l’HPV eseguito su campioni raccolti dal medico nel corso di una visita ginecologica. I due metodi di raccolta delle cellule della mucosa cervicale (da sangue mestruale e da visita ginecologica) hanno inoltre dato un simile numero di esiti attendibili e di falsi positivi.
I risultati dello studio di confronto hanno evidenziato che il sangue mestruale raccolto mediante assorbente ha un’accuratezza diagnostica comparabile ai campioni di mucosa cervicale raccolti dal medico nel corso di una visita ginecologica per il test molecolare dell’HPV nella rilevazione delle neoplasie intraepiteliali cervicali di grado 2/3 o superiore.
Questa nuova metodologia di rilevazione dell’HPV nel sangue mestruale, raccolto direttamente dagli assorbenti, necessita di ulteriori studi prima di poter essere applicata su larga scala nella pratica clinica quotidiana. Se la validità verrà confermata, potrebbe offrire un’alternativa conveniente e non invasiva rispetto ai prelievi clinici tradizionali di campioni di mucosa della cervice, riducendo notevolmente il disagio fisico e psicologico per le donne e facilitando la diagnosi precoce dell’infezione da HPV.
Amalia Forte