Giornata mondiale contro il cancro: a che punto è l’Italia rispetto al resto d’Europa?

Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2026

Giornata mondiale contro il cancro: a che punto è l’Italia rispetto al resto d’Europa?

Per quanto riguarda la prevenzione e cura dei tumori, l’Italia è nella media europea. Rimane però troppo grande il divario tra Nord e Sud. Analizziamo successi e criticità in occasione della Giornata mondiale contro il cancro.

Nel panorama europeo, il servizio sanitario italiano gestisce abbastanza bene la prevenzione e la cura dei tumori, nonostante notevoli differenze regionali e personale ridotto rispetto ad altri Paesi. È quanto emerge da due studi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) e dal rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, a cura tra gli altri di AIOM e AIRTUM. Facciamo il punto della situazione in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che si tiene ogni anno il 4 febbraio.

La mortalità per cancro in Italia

Il declino della mortalità per tumore è una tendenza che continua da anni in diverse parti del mondo. Tra il 2010 e il 2020 sono diminuiti di circa il 10% i decessi per cancro standardizzati per età in quasi tutta Europa. Il merito è di diversi fattori, tra cui la disponibilità di nuove cure mirate e il rafforzamento dei sistemi di prevenzione. Rispetto alla media europea, nel nostro Paese il numero di diagnosi di tumore è paragonabile, in proporzione alla popolazione, mentre la mortalità annuale è più bassa e sono di più le persone che vivono dopo una diagnosi di cancro. In un’Europa segnata da forti disuguaglianze, i risultati raggiunti dall’Italia superano quelli di Slovenia, Polonia e altri Paesi dell’Est, ma siamo indietro rispetto a Spagna, Finlandia e Austria.

In Paesi come la Francia e il Regno Unito, sempre meno donne muoiono dopo una diagnosi di tumore al seno e si sono assottigliate le differenze con il resto d’Europa. In Italia, invece, la situazione era già positiva in precedenza e negli ultimi anni è migliorata ancora, ma in modo meno evidente rispetto ad altri Paesi. Un altro esempio virtuoso: rispetto alle altre nazioni europee, nel nostro Paese sono più le persone che sopravvivono anni dopo una diagnosi di tumore al colon-retto e al polmone.

La situazione italiana presenta dunque alcuni punti di forza, ma ancora molte fragilità, che sono più accentuate nel Sud del Paese.

Guarire dal cancro in Europa: tante disparità

Anche se alcuni Paesi hanno fatto dei progressi negli ultimi anni, rimangono molto forti le disuguaglianze per il rischio e la gestione dei tumori tra la parte orientale e occidentale d’Europa. A seconda di dove vive un paziente oncologico possono cambiare drasticamente le sue probabilità di guarire. Per esempio, una persona con un tumore in Ungheria ha maggiori probabilità di morire per la patologia rispetto a qualcuno che si trova in Svezia. Tali differenze si riconducono a un quadro complesso che comprende fattori di tipo economico, organizzativo e culturale, oltre che ambientali e comportamentali. Se combiniamo questi aspetti, la gestione dei tumori in Italia si trova più o meno nel mezzo della classifica dei 27 Paesi europei.

In media, come emerge dal rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, il nostro servizio sanitario ogni anno spende circa 175 euro a paziente per le cure oncologiche, più del doppio dei Paesi dell’Est Europa, ma almeno 100 euro in meno per persona in confronto a Francia, Austria e Germania. In Italia, rispetto alla media europea sono meno diffusi alcuni importanti fattori di rischio oncologico, tra cui sovrappeso, obesità e consumo di alcolici, mentre è maggiore l’esposizione all’inquinamento dell’aria. Allo stesso tempo, però, emergono varie fragilità. Riguardo ai programmi di vaccinazione contro il Papillomavirus per la prevenzione del tumore alla cervice uterina e di quelli di screening per il tumore al seno, gli ultimi dati disponibili indicano che nel 2022 non avevamo ancora ripreso i ritmi precedenti ai rallentamenti causati dalla pandemia di Covid-19. Inoltre, a un aumento del numero di oncologi negli ultimi anni non è corrisposta una crescita di esperti in radiologia e di infermieri, che continuano a essere carenti in rapporto al numero di pazienti.

In Italia, i casi di cancro sono relativamente stabili dal 2022, ma in Europa sono in riduzione ed è possibile che osserveremo una contrazione anche nel nostro Paese. Tra le cause, oltre al calo delle nascite, la riduzione delle diagnosi negli uomini, che storicamente rappresentano la porzione più grande di pazienti oncologici in Italia e in altre parti d’Europa. Uno dei motivi principali è la diminuita esposizione ad alcuni fattori di rischio, in particolare al fumo di sigaretta, dato che i fumatori sono in calo, e di conseguenza i tumori al polmone e le morti per questa patologia. Sono calati anche i decessi dovuti al tumore al colon-retto, grazie all’efficacia delle campagne di screening per la diagnosi precoce di questo tipo di cancro. Tra le donne, invece, i numeri di nuovi casi e decessi rimangono perlopiù stabili, attorno alla media europea.

Salute e cancro: le disparità in Italia

Se guardando ai dati medi la situazione presenta dei punti di forza del Paese, non si può però ignorare che le variazioni lungo la penisola sono notevoli. Spostandosi da Nord verso Sud, aumentano le barriere e le difficoltà ad accedere ai servizi per la prevenzione e la cura dei tumori. Se nel 2021 quasi il 50% degli uomini nel Nord Italia ha partecipato allo screening per la diagnosi precoce del cancro al colon-retto, questa percentuale non ha raggiunto il 24% nel Sud e nelle Isole. Un andamento simile si è osservato anche per i programmi di screening del tumore al seno e alla cervice uterina, anch’essi offerti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Per i pazienti oncologici si sono inoltre ridotte le possibilità di seguire localmente i trattamenti per la maggior parte delle neoplasie, come chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Alcuni, se ne hanno la possibilità, sono costretti a spostarsi in un’altra Regione. Non stupisce dunque che la mortalità per tumore sia diminuita in tutto il Paese, ma in modo meno marcato nel Sud.

Queste disuguaglianze riguardano non solo l’Italia, ma anche molti altri Paesi europei, compresi quelli più virtuosi come la Finlandia e la Spagna. Il Piano europeo per la lotta contro il cancro si è posto l’obiettivo di garantire ad almeno il 90% della popolazione in Europa un equo accesso alle cure entro il 2030. Dopo due anni dall’avvio, si registrano sia successi sia ritardi, anche in Italia.

A livello europeo, circa 9 su 10 dei programmi per realizzare il piano europeo sembrano essere a buon punto, mentre sono indietro quelli per limitare i fattori di rischio di consumo di alcol e fumo. L’Italia ha aderito a questo progetto con il Piano oncologico nazionale, in cui sono stati investiti 10 milioni di euro per potenziare la gestione dei tumori in modo completo, dalla prevenzione all’assistenza dei pazienti dopo la terapia, e ridurre le differenze regionali. Nel primo anno, l’avvio del piano è stato rallentato da problemi organizzativi e dall’assenza di un centro di coordinazione, ma ad aprile 2024 è stata annunciata l’istituzione di una commissione per il coordinamento generale delle reti oncologiche. Non è ancora chiaro lo stato dei lavori dei vari punti del progetto.

Referenze

  • Camilla Fiz

    Scrive e svolge attività di ricerca nell’ambito della comunicazione della scienza. Proviene da una formazione in comunicazione della scienza alla SISSA di Trieste, in biotecnologie molecolari all’Università degli studi di Torino e in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi della stessa città. Oggi è PhD student in Science, Technology, Innovation and Media studies presso l’Università di Padova e collabora con diversi enti esterni. Il suo sito: https://camillafiz.wordpress.com/