I vaccini terapeutici contro il cancro sono uguali o diversi dai vaccini che prevengono le malattie infettive?

I vaccini terapeutici anticancro stimolano il sistema immunitario perché attacchi un tumore, mentre non servono a prevenirlo. Alcuni vaccini contro agenti infettivi che causano il cancro possono anche prevenire lo sviluppo di tumori specifici.

Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2019

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In breve

  • I vaccini classici servono a prevenire le infezioni. Agiscono permettendo al sistema immunitario di riconoscere in sicurezza dei microbi prima che tali microbi vengano in contatto con l’organismo e provochino una malattia.
  • I vaccini che prevengono alcuni tipi di cancro sono normali vaccini diretti contro agenti infettivi che possono causare alcuni tumori. È il caso del vaccino contro il virus dell’epatite B, responsabile di molti casi di cancro del fegato, e di quello contro i ceppi di virus del papilloma umano (HPV) responsabili del tumore della cervice uterina.
  • I vaccini terapeutici contro il cancro sono strumenti di cura e non di prevenzione, progettati in base alle caratteristiche individuali del tumore.

Per approfondire

Nel 1796 un medico inglese, Edward Jenner, decise di dimostrare sperimentalmente una teoria sul vaiolo che circolava già da qualche tempo negli ambienti medici. Il vaiolo uccideva all'epoca milioni di persone. Coloro che mungevano le mucche talvolta si ammalavano della forma bovina del vaiolo che provocava la formazione di pustole sulle mani. Queste persone in genere non si ammalavano della forma umana della malattia, ben più grave e devastante. Jenner decise di prelevare un po' di pus dalle vescicole del vaiolo bovino e di inocularlo in un ragazzino attraverso un piccolo taglio sul braccio. Il ragazzino presentò le tipiche lievi lesioni del vaiolo bovino e si riprese prontamente. A questo punto Jenner lo espose a materiale proveniente da pustole di malati di vaiolo umano e il piccolo non manifestò alcun segno della malattia. Questa è stata la prima sperimentazione umana del principio della vaccinazione.

All'epoca Jenner non sapeva esattamente perché una versione attenuata dell'agente che provoca una determinata malattia preserva l'individuo da un contagio successivo e ben più grave. Oggi sappiamo che tale protezione deriva da una sorta di addestramento del sistema immunitario: la forma meno virulenta dell'agente infettivo, di cui è costituito il vaccino, introduce nell'organismo i cosiddetti antigeni, cioè le parti in grado di consentire al nostro sistema immunitario di riconoscere l'intruso. Poiché le forme attenuate o addirittura morte dei virus e dei batteri che si utilizzano nelle vaccinazioni hanno gli stessi antigeni delle forme vive e pienamente attive, la vaccinazione addestra l'organismo a rispondere velocemente e il sistema immunitario ad attaccare e distruggere più rapidamente ed efficacemente. Sullo stesso principio di quel primo esperimento sul vaiolo delle vacche (da cui il termine vaccino) sono basati tutti i vaccini moderni il cui scopo è la prevenzione del contagio o delle complicanze di alcune malattie infettive.

I vaccini preventivi contro il cancro

Con questo termine si intendono alcuni vaccini classici, in grado di prevenire l'infezione da parte di virus come quello dell'epatite B o del papilloma umano, e che possono essere una delle cause di insorgenza di alcuni tumori. I vaccini anticancro preventivi, quindi, sono in tutto e per tutto analoghi agli altri vaccini contro le malattie infettive, ma hanno anche questo "effetto collaterale" positivo: riducono il rischio di ammalarsi di determinati tumori che sono favoriti o direttamente provocati dalla presenza di certi virus. Il vaccino, quindi, non ha un effetto diretto sul tumore del collo dell'utero (nel caso del vaccino anti HPV) o del fegato (nel caso del vaccino per l'epatite B) ma, poiché previene l'infezione che induce infiammazioni croniche o mutazioni dirette che sono la causa dei tumori, è di fatto preventivo anche in senso antitumorale.

Una ricerca pubblicata nel 2018 ha analizzato i risultati di 26 studi clinici che avevano coinvolto oltre 70.000 donne. I dati disponibili permettono di concludere che la vaccinazione contro l’HPV riduce la comparsa di lesioni precancerose della cervice uterina (che dopo molti anni possono trasformarsi in tumori) nelle adolescenti e nelle giovani donne, senza comportare il rischio di eventi avversi gravi. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale del 2017 ha esteso anche ai maschi adolescenti (11-12 anni) la vaccinazione gratuita contro l’HPV, già prevista per le ragazze della stessa età. L’infezione da HPV infatti non colpisce solo il genere femminile ed è responsabile, oltre che di tumori ginecologici, anche di tumori del pene, dell’ano e del distretto testa-collo. Inoltre il virus provoca la formazione di lesioni genitali benigne (condilomi). Il vaccino è raccomandato anche agli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini.

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I vaccini terapeutici contro il cancro

Con il termine vaccino anticancro in genere ci si riferisce ai vaccini terapeutici. Sono detti terapeutici perché sono a tutti gli effetti terapie, sono quindi indirizzati a pazienti che hanno già un tumore e lo scopo è curare la malattia, non prevenirla. Si usa un po’ impropriamente il termine vaccino perché anche in questo caso si stimola il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare qualcosa che è dannoso per l’organismo.

Il sistema immunitario è una rete di cellule, tessuti, organi e sostanze in grado di combattere le infezioni, ma non solo: il sistema immunitario protegge l'organismo dalla minaccia costituita da cellule danneggiate o anormali che, se non sono eliminate, possono proliferare e dare origine a un tumore.

I globuli bianchi, o leucociti, pattugliano il nostro corpo alla ricerca di agenti infettivi o di cellule anomale per distruggerli. Il riconoscimento dei pericoli dipende da alcuni elementi espressi dai microbi e dalle cellule, chiamati antigeni, che funzionano come bandierine di riconoscimento: se appartengono all'organismo, il sistema immunitario evita di attaccare; se sono estranei, i sistemi di difesa eliminano l’aggressore. Le cellule tumorali possiedono degli antigeni particolari: in certi casi si tratta di lievi varianti della norma, in altri di antigeni che sono presenti nell'età embrionale ma non nell'adulto, in altri di antigeni completamente nuovi (neoantigeni). Gli antigeni vengono catturati da alcuni globuli bianchi chiamati cellule dendritiche che li portano ad altri globuli bianchi, i linfociti. I linfociti T citotossici rilasciano sostanze tossiche che uccidono le cellule anomale oppure le inducono al "suicidio" (in un processo chiamato apoptosi). I linfociti B producono gli anticorpi che si legano sulla superficie delle cellule bersaglio favorendone l'eliminazione.

I vaccini anticancro terapeutici facilitano il riconoscimento degli antigeni delle cellule maligne così da attivare le cellule T citotossiche e indurre la produzione di anticorpi.

Purtroppo lo sviluppo di questa terapia si è dimostrato più complesso del previsto per via della grande variabilità individuale: anche se due persone sono colpite dalla stessa malattia, non è detto che le caratteristiche molecolari dei tumori dei due pazienti siano identiche. Un esempio di vaccino anticancro è quello approvato nel 2010 dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per il tumore della prostata, il sipuleucel-T. Si tratta di un vaccino che deve essere prodotto per ciascun paziente. Dal sangue del paziente vengono isolate le cellule dendritiche che vengono messe in contatto con un antigene (la fosfatasi acida prostatica, un antigene presente nella maggior parte delle cellule di cancro della prostata) e attivate. Le cellule dendritiche così preparate vengono poi iniettate nel paziente dove incontrano i linfociti. I linfociti che hanno riconosciuto l’antigene portato dalle cellule dendritiche si attivano a loro volta e distruggono le cellule del tumore della prostata. Il trattamento è ripetuto più volte per aumentarne l’efficacia. Il trattamento con sipuleucel-T per un singolo paziente costa oltre 100.000 dollari e l’efficacia media è una sopravvivenza di 4 mesi superiore rispetto ai pazienti a cui era stato somministrato un placebo.

Molti altri vaccini terapeutici anticancro sono in fase di studio.

Risultati incoraggianti sono stati raggiunti in uno studio di fase I-II sul tumore del seno. Il bersaglio scelto per il vaccino è HER2, una proteina espressa dal 25 per cento dei tumori del seno; la presenza di HER2 sulle cellule tumorali costituisce un segno di malattia aggressiva. In modo simile a quanto si fa nel caso del sipuleucel-T, le cellule dendritiche di alcune pazienti con tumori del seno che esprimevano HER2 sono state prelevate e messe in contatto con frammenti della proteina HER2 e poi iniettate nelle pazienti. Il vaccino era ben tollerato e in 1 paziente su 4, dopo il ciclo di vaccinazioni, si è ottenuta una risposta completa.

L’Istituto Nazionale dei Tumori “Pascale” di Napoli è capofila di un nuovo studio che sta testando la vaccinazione anticancro nel tumore del fegato. Lo studio di fase I-II “HEPAVAC-101” sostenuto dall’Unione Europea è partito da poco. Il vaccino è costituito da 16 antigeni selezionati da tumori del fegato provenienti da centinaia di malati. Alcuni pazienti con carcinoma epatocellulare (HCC) in uno stadio iniziale o intermedio dopo il trattamento standard riceveranno il vaccino assieme a una sostanza (adiuvante) che potenzia l’attivazione dei linfociti T. A distanza di 18 mesi si valuterà se il vaccino è efficace nell’indurre una risposta immunitaria. Se i risultati saranno positivi la sperimentazione verrà portata in fase III, la fase più avanzata tra quelle necessarie per introdurre un nuovo trattamento in clinica.

In conclusione

Il sistema immunitario ha il potenziale di eliminare i tumori. Lo scopo dei vaccini anticancro è addestrare il sistema immunitario del paziente a riconoscere le cellule tumorali. Il riconoscimento si basa sulla presenza di molecole, gli antigeni, specifici per le cellule del tumore. Per creare dei vaccini anticancro bisogna conoscere questi antigeni, che non sono uguali in tutti i tumori dello stesso tipo. La vaccinazione può essere fatta iniettando gli antigeni o prelevando i globuli bianchi del paziente e mettendoli in contatto con l’antigene in laboratorio prima che questi siano reintrodotti nel paziente stesso. Si tratta di terapie che vanno personalizzate e che possono essere estremamente costose. Molti ricercatori stanno dedicando i loro sforzi allo sviluppo di vaccini anticancro, una delle promesse dell'oncologia clinica per i prossimi anni.

  • Autori:

    Agenzia Zoe