Serve davvero il vaccino contro l’HPV?

Sì, il vaccino è utile perché protegge dall’infezione da papilloma virus umano (HPV) che causa i tumori della cervice uterina e altri tipi di tumore che colpiscono donne e uomini.

Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2020

Tempo di lettura: 8 minuti

In sintesi

  • Esistono molti ceppi del virus HPV, due dei quali (HPV 16 e 18) da soli sono responsabili del 70 per cento dei casi di cancro della cervice uterina.
  • L’HPV provoca anche altri tipi di cancro e nel mondo è responsabile del 5 per cento di tutti i tumori.
  • Il vaccino può prevenire circa il 90 per cento delle neoplasie causate dall'HPV.
  • La vaccinazione in Italia è raccomandata per le ragazze e i ragazzi nel corso del dodicesimo anno di età, ovvero prima che diventino sessualmente attivi, ed è gratuita se effettuata in questa fascia d’età.
  • Anche i maschi traggono vantaggio dalla vaccinazione, perché vengono protetti dai condilomi anogenitali e da alcuni tumori correlati all’infezione, come quelli del pene, dell’ano e della base della lingua.
  • Vaccinando sia maschi sia femmine si limita la circolazione del virus.
  • Oltre che efficace, il vaccino è anche molto sicuro.
  • Anche per le donne vaccinate è raccomandato lo screening per il tumore della cervice.

Papilloma virus umano e cancro

Esistono più di un centinaio di ceppi di papilloma virus umano (HPV). Quelli in grado di infettare il tratto genitale sono più di 40, ma solo alcuni sono cancerogeni e vengono detti “sierotipi ad alto rischio”. Altri, definiti “sierotipi a basso rischio”, sono la causa dei condilomi, verruche che compaiono nella zona genitale o anale, sostanzialmente benigni anche se altamente contagiosi. Alcuni ceppi, in particolare il 16 e il 18, sono da soli responsabili del 70 per cento circa dei casi di tumore della cervice ed è contro questi che è stato messo a punto il primo vaccino anti-HPV, disponibile dal 2006. In seguito è stato introdotto un vaccino quadrivalente che protegge anche contro i ceppi 6 e 11, associati al 90 per cento dei casi di condilomi. Nel 2017, si è reso disponibile un terzo vaccino, detto nonavalente, che, oltre che da HPV 6, 11, 16 e 18, protegge da altri cinque sierotipi (31-33-45-52-58) capaci di indurre il cancro. Questo vaccino potrebbe prevenire circa il 90% dei tumori dipendenti da HPV.

Secondo i dati dei National Institutes of Health statunitensi, il virus HPV è responsabile della quasi totalità dei tumori della cervice uterina, del 95 per cento dei tumori dell'ano (per lo più dovuti all’HPV 16), del 70 per cento dei cancri dell'orofaringe (in cui la trasmissione virale avviene attraverso il sesso orale), del 65 per cento dei cancri della vagina, del 50 per cento dei cancri della vulva e del 35 per cento dei cancri del pene. Si tratta di stime, non di dati esatti, per cui è possibile trovare valori discordanti, forniti da fonti altrettanto attendibili che li hanno però calcolati con criteri differenti. Esistono inoltre delle differenze tra i vari Paesi. In Italia, per esempio, l’impatto dell’infezione sui tumori del cavo orale sembra inferiore rispetto all’azione di alcol e fumo, per cui questi agenti virali sono stati riconosciuti responsabili del 26 per cento dei tumori dell’orofaringe (fonte Epicentro), contro il 70 per cento degli USA.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha sostenuto fin dall'inizio l'introduzione della vaccinazione, il 5 per cento di tutti i casi di cancro nel mondo è associato all'infezione da HPV. Nei Paesi più sviluppati, grazie alla maggiore disponibilità di preservativi, a una migliore conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili e agli screening oncologici, l'HPV è responsabile del 3 per cento di tutti i tumori femminili e del 2 per cento di quelli maschili.

Per chi è raccomandata la vaccinazione e a che età?

Alla luce dei dati disponibili, l'OMS ha inizialmente consigliato la vaccinazione di tutte le ragazze prima dell'inizio dell'attività sessuale. Il momento critico per il contagio, infatti, è nell'adolescenza e nella prima giovinezza, anche se l'effetto mutageno del virus è lento, per cui i tumori possono comparire anche diversi decenni dopo. Dato che le statistiche dimostrano che un’alta percentuale di ragazze ha il primo rapporto sessuale intorno ai 13 anni, l'Italia, come molti Paesi europei, ha stabilito che la vaccinazione debba essere fatta nel dodicesimo anno di età. Ciò non significa che non si possa posticiparla, ma in quel caso si esce dal programma vaccinale pubblico e bisogna provvedere privatamente.

L'infezione da HPV è la più frequente in assoluto tra quelle sessualmente trasmesse. Non tutte le infezioni diventano clinicamente evidenti. Nella maggior parte dei casi il sistema immunitario è in grado, dopo un po' di tempo, di eliminare il virus. Finché il virus non viene eliminato, però, la persona infetta può contagiare i propri partner sessuali. La Food and Drug Administration (FDA), l’autorità americana che regolamenta l’uso dei farmaci, ha stabilito che è opportuno vaccinare le ragazze dai 12 ai 26 anni, anche se alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia della vaccinazione anti-HPV nelle donne adulte fino ai 45 anni di età.

Il vaccino serve anche ai ragazzi. I maschi che contraggono un’infezione da HPV possono andare incontro, oltre che ai condilomi anogenitali, al tumore del pene, dell’ano e al tumore orofaringeo. Inoltre vaccinare le ragazze mette al riparo dalla trasmissione sessuale del virus i maschi eterosessuali, ma non quelli omosessuali. Secondo l'OMS è opportuno vaccinare anche gli adolescenti maschi, come previsto in Italia dal Piano nazionale prevenzione vaccini 2017-2019. L’FDA ritiene opportuno vaccinare i maschi dai 13 ai 21 anni (estendendo l’età massima di vaccinazione ai 26 anni per i maschi omosessuali).

Attualmente sono previste due o tre dosi di vaccino a seconda dell’età. Alcuni studi suggeriscono che potrebbe bastare una sola dose: se così fosse, sarebbe più facile e meno costoso vaccinare i giovani in tutto il mondo. L’OMS considera l’eliminazione del cancro della cervice una priorità per la salute pubblica e valuta questo obiettivo fattibile a condizione che vengano messe in atto alcune strategie, tra cui fare in modo che il 90 per cento delle ragazze con meno di 15 anni siano vaccinate contro l’HPV entro il 2030. Se il dato sull’efficacia di una singola dose di vaccino sarà confermato, saranno le autorità sanitarie ad adeguare il programma di vaccinazione. Fino ad allora è opportuno affidarsi alle raccomandazioni del proprio medico e dei centri vaccinali.

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Il vaccino è efficace?

Uno studio condotto in Australia, dove il vaccino quadrivalente è stato introdotto a tappeto fra le ragazze molti anni fa, ha dimostrato che dopo soli quattro anni dalla somministrazione vi è stata una riduzione dell'85 per cento dei casi di condilomi. Stabilire l'impatto della vaccinazione sui casi di tumore è più difficile: per avere dati certi bisognerà attendere qualche decennio, dato il lento sviluppo della malattia. L'efficacia sulle malattie sessualmente trasmissibili, che è rapidamente misurabile, è considerata però dagli esperti un indice indiretto di efficacia anche della profilassi antitumorale.

Una metanalisi (un’analisi statistica che combina i dati di più studi sullo stesso argomento) ha dimostrato che l’introduzione della vaccinazione ha portato a una consistente riduzione dei casi di infezione e della frequenza di patologie dipendenti da HPV. Questa analisi, in cui sono stati inseriti i dati di circa 60 milioni di individui, ha dimostrato che dopo l’introduzione del vaccino si è verificata, oltre che una riduzione della frequenza dei condilomi anogenitali nei giovani di entrambi i sessi, una diminuzione delle diagnosi di lesioni precancerose del collo dell’utero tra le ragazze e le giovani donne. L’impatto della vaccinazione a livello di popolazione è stato maggiore, e visibile in meno tempo, nei Paesi con una copertura vaccinale più alta. Infatti, se un’alta percentuale di persone si vaccina, il virus fatica a circolare e si crea il fenomeno della cosiddetta “immunità di gregge” per cui anche una piccola percentuale di persone non vaccinate per motivi medici è comunque protetta.

Secondo gli autori di due studi i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista medica The Lancet, il tumore della cervice potrebbe essere eliminato a livello globale entro la fine del XXI secolo. Usando alcuni modelli matematici, i ricercatori hanno stabilito che se il 90 per cento delle ragazze fosse vaccinato contro l’HPV entro il 2030, i casi di tumore della cervice diminuirebbero dell’89 per cento circa nelle nazioni a basso e medio reddito dove questa malattia è più diffusa, il che corrisponderebbe a 60 milioni di casi di tumore in meno. Se, come suggerito dall’OMS, il 70 per cento delle donne si sottoponesse a screening per il tumore della cervice almeno 1-2 volte nel corso della vita e il 90 per cento delle donne con lesioni precancerose venisse trattato in modo adeguato, i casi diminuirebbero del 97 per cento e si avrebbe una riduzione di 72 milioni di casi di tumore della cervice e di 62 milioni di morti. Nelle nazioni ad alto reddito, adottando le strategie dell’OMS, il tumore della cervice potrebbe scomparire già nel 2040.

Il vaccino è pericoloso?

Il vaccino contro l'HPV è sicuro. Nella maggior parte dei casi comporta solo lievi disturbi locali nel sito dell'iniezione e talvolta qualche linea di febbre. Recentemente sono state condotte due importanti revisioni sulla sua sicurezza. Nella prima, effettuata dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, sono emersi alcuni rari casi di svenimento senza conseguenze (sempre che la persona sia tenuta sotto osservazione per una mezz'ora dopo l'iniezione) e, sempre molto raramente, un lieve aumento dei casi di trombosi venosa in donne considerate già a rischio (per esempio perché assumono ormoni). Una revisione condotta in Danimarca e Svezia ha ottenuto risultati altrettanto rassicuranti.

Bisogna continuare a usare il preservativo?

Certamente sì: bisogna continuare a usare il preservativo perché i rapporti non protetti espongono al rischio di contrarre altre malattie a trasmissione sessuale. Alcune ricerche hanno evidenziato che, proprio il fatto di sottoporsi alla vaccinazione contro l’HPV, consente ai giovani di informarsi con personale esperto, di riflettere e diventare più consapevoli riguardo alle malattie a trasmissione sessuale. Per questo, è infondato il timore che dopo la vaccinazione le persone, sentendosi protette, non usino il preservativo.

Chi è vaccinato deve comunque fare lo screening per il tumore della cervice (Pap test)?

Sì, lo screening per il tumore della cervice, tramite Pap test, è raccomandato anche a chi è vaccinato. Il vaccino previene infatti la maggior parte dei casi di tumore della cervice uterina, non la totalità: per questo il Pap test, un esame minimamente invasivo che identifica le lesioni precancerose della cervice, resta uno strumento di diagnosi precoce necessario. Si stima che attualmente in Italia il programma di screening permetta di diagnosticare ogni anno circa 130.000 casi di lesioni precancerose, destinati a ridursi drasticamente con la diffusione del vaccino. È possibile che in futuro, grazie all'efficacia della vaccinazione, il tempo tra un controllo e l'altro possa essere ampliato e che si ritardi l’inizio dello screening.

Quanto a lungo dura l'immunizzazione?

Il vaccino antiHPV ha circa 10 anni di vita sul mercato e circa 20 anni di osservazioni cliniche. Al momento sembra che la copertura duri dai 10 ai 20 anni (10 se si tengono in considerazione anche gli studi che hanno valutato la permanenza degli anticorpi nel modello animale, 10 se consideriamo solo gli studi sull'uomo), ma ulteriori studi sono in corso per valutare la durata sul lungo periodo. Nel caso in cui, come accade per altri vaccini come quello contro il tetano, si dovesse notare un calo di copertura dopo un certo numero di anni, si potrà procedere con dei richiami vaccinali.

Per approfondire

La scheda del Ministero della Salute sull’infezione da HPV.

  • Autori:

    Agenzia Zoe