È vero che le creme solari sono dannose per la salute?

I filtri nelle creme solari sono regolati da norme e considerati sicuri in base alle prove scientifiche disponibili. È rischiosa, invece, l’esposizione ai raggi UV senza protezione, poiché aumenta la probabilità di sviluppare tumori della pelle.

Ultimo aggiornamento: 4 luglio 2025

Tempo di lettura: 12 minuti

Cosa sapere in sintesi sulle creme solari

    • I filtri presenti nelle creme solari, sia quelli “fisici” sia quelli “chimici”, sono regolati e controllati da apposite norme.
    • Sono considerati sicuri in base alle prove scientifiche disponibili.
    • È rischiosa, invece, l’esposizione ai raggi ultravioletti senza protezione, poiché aumenta la probabilità di sviluppare tumori della pelle.

Cosa sono le creme solari protettive e come funzionano

Le creme solari contengono filtri di protezione dai raggi ultravioletti (UV): si tratta di sostanze che assorbono o riflettono questi raggi, che sono dannosi per le cellule. Esistono diversi tipi di raggi ultravioletti: i principali sono gli UVA (i più energetici e dannosi) e gli UVB (meno nocivi rispetto ai raggi UVA). Su ogni confezione di crema solare è indicato l’indice SPF, riferito al livello di protezione dai raggi UVB, con numeri come “20”, “30” e “50+”. Inoltre, la presenza del marchio UVA sulla confezione garantisce che la crema sia utile anche per la protezione da questo tipo di raggi. Se applicate nella giusta quantità e con regolarità, le creme solari diventano barriere efficaci a proteggere la pelle evitando scottature, riducendo l’invecchiamento della pelle associato all’esposizione al sole e abbassando il rischio di avere un tumore della pelle.

La protezione offerta dai filtri solari non è mai totale, tanto che è ormai vietato utilizzare questa dicitura sulla confezione della crema o per pubblicizzare il prodotto. Pertanto, oltre alla crema solare, per proteggersi adeguatamente dai danni dei raggi UV è importante ridurre il più possibile l’esposizione al sole, utilizzando anche barriere fisiche come cappelli, vestiario adatto, ombrelli e ombrelloni.

La protezione offerta dai filtri solari non è mai totale, tanto che è ormai vietato utilizzare questa dicitura sulla confezione della crema o per pubblicizzare il prodotto. Pertanto, oltre alla crema solare, per proteggersi adeguatamente dai danni dei raggi UV è importante ridurre il più possibile l’esposizione al sole, utilizzando anche barriere fisiche come cappelli, vestiario adatto, ombrelli e ombrelloni.

Perché si dice che le creme solari sono dannose?

Negli ultimi anni i social media hanno visto fiorire tesi allarmiste sulle creme solari: alcuni utenti le descrivono come tossiche, con effetti di interferenti endocrini e addirittura come potenziali agenti cancerogeni. C’è chi sostiene che sia più sicuro evitare di metterle. Questa narrazione è infondata e pericolosa, perché alimenta paure ingiustificate e può indurre a rinunciare a proteggersi dal reale rischio, l’esposizione ai raggi UV.

Filtri solari chimici e fisici: qual è la differenza?

Sui social sono particolarmente demonizzati i “filtri chimici” rispetto ai “filtri fisici”. Giocare sulla diffusa paura per le “sostanze chimiche” (la cosiddetta chemofobia) è una strategia comune tra coloro che diffondono tesi allarmiste senza fondamento. In realtà, tutti i filtri solari sono costituiti da sostanze chimiche: le diciture “fisico” e “chimico” si riferiscono al loro meccanismo d’azione. I filtri fisici, o inorganici (come l’ossido di zinco e il biossido di titanio) creano una barriera che riflette e disperde i raggi UV, mentre i filtri chimici o organici (come l’avobenzone, l’ossibenzone e l’octocrylene) assorbono i raggi UV dissipando l’energia in calore. Per queste ragioni sarebbe più appropriato definirli rispettivamente “filtri inorganici” e “filtri organici”.

La demonizzazione dei filtri chimici è stata alimentata anche dai risultati di uno studio del 2020 condotto dalla Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia regolatoria statunitense di farmaci, alimenti e altri prodotti. I dati, pubblicati in un articolo sulla rivista JAMA, una delle più importanti riviste medico-scientifiche internazionali, hanno evidenziato che 6 filtri solari chimici applicati ripetutamente sono entrati nel circolo sanguigno, superando i limiti ematici stabiliti dalla stessa agenzia. Tuttavia, gli autori hanno chiarito che la penetrazione nel circolo sanguigno di una sostanza non prova di per sé che essa sia tossica. A oggi, infatti, non ci sono prove sulla cancerogenicità di tali sostanze. Infatti, sia l’FDA sia l’europeo Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (Scientific Committee on Consumer Safety, SCCS) continuano a raccomandare l’utilizzo delle creme solari con filtri chimici.

I filtri UV sono interferenti endocrini?

Tra le tesi allarmiste sulle creme solari c’è quella che riguarda la possibilità che si tratti di potenziali interferenti endocrini, e cioè di sostanze in grado di alterare il sistema endocrino, l’insieme di organi e ghiandole che producono ormoni. In effetti, alcuni filtri UV (octocrylene e omosalato) sono risultati associati a effetti ormonali in studi con cellule in coltura e animali di laboratorio. Tuttavia, le prove raccolte con studi negli esseri umani non sono conclusive, anche perché alcune sono emerse da studi con dosi che eccedono l’uso quotidiano. Pur riconoscendo l’ipotesi che questi filtri potrebbero interferire con il sistema endocrino, gli esperti del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori ritengono sicuri i filtri UV se utilizzati secondo le dosi e le modalità indicate. È quindi fondamentale proteggersi dai raggi UV, un cancerogeno certo secondo la classificazione IARC, anziché rinunciare alla protezione per un potenziale e non ben specificato rischio per il sistema endocrino.

La sicurezza delle creme solari: normative e controlli

In quanto prodotti cosmetici, le creme solari sono immesse in commercio in base al Regolamento (CE) n.1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici. Questo impone ai produttori delle creme solari di garantire che siano sicure per la salute umana se utilizzate alle condizioni d’uso normali e ragionevolmente prevedibili. I produttori sono per questo tenuti a effettuare test di sicurezza e a presentare una relazione sugli esiti di tali test. Inoltre, il Regolamento (CE) n.1223/2009 vieta che nei prodotti cosmetici siano utilizzate sostanze classificate come cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione, riportate in un allegato del regolamento stesso, aggiornato periodicamente con le più recenti e solide evidenze scientifiche. L’ultimo aggiornamento dell’allegato risale a marzo del 2024.

A livello europeo opera un altro organo, pubblico e indipendente, importante per la valutazione della sicurezza dei prodotti cosmetici: si tratta del sopracitato Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori, che esamina quanto sono sicuri i singoli ingredienti piuttosto che il prodotto finale.

Oltre alla valutazione della sicurezza prima dell’immissione in commercio, il Regolamento (CE) n.1223/2009 prevede anche una fase di vigilanza post-marketing. Ciò significa che cittadini, professionisti del settore sanitario, operatori, distributori e aziende del settore cosmetico possono segnalare effetti indesiderabili dei prodotti già in commercio. Tali segnalazioni vengono prese in carico dal sistema di allerta rapida Rapex, i prodotti sono quindi rivalutati e in caso di problemi seri sono eventualmente ritirati dal mercato.

Questa rigorosa struttura normativa garantisce che le creme solari messe in commercio siano sicure e che, nei rari casi di contaminazione, di difetti di fabbricazione o di sofisticazioni che ne inficino la sicurezza, siano ritirate con prontezza dal mercato.

Il vero rischio: non proteggersi dai raggi solari

Le creme solari non sono cancerogene: sono prodotti regolamentati, testati e vigilati secondo elevati standard europei. Il loro uso secondo le indicazioni è un atto di prevenzione attiva contro i tumori della pelle. La mancanza di protezione espone invece a rischi certi: scottature, invecchiamento precoce, danni al DNA e, a lungo termine, possibili tumori della pelle. Anziché cedere alle paure, è importante utilizzare creme con filtri approvati (con fattore SPF 15 o superiore a seconda del fototipo), leggere l’etichetta, e applicare una quantità adeguata di prodotto più volte nel corso del tempo passato al sole. Così si protegge la pelle oggi e si preserva la salute nel tempo.

Referenze

Domande frequenti sulle creme solari

Le creme solari sono dannose per la salute?

No, le creme solari non sono dannose per la salute né cancerogene: sono prodotti regolamentati, testati e vigilati secondo elevati standard europei e considerati sicuri in base alle prove scientifiche disponibili. Il rischio reale non è la crema, ma esporsi ai raggi UV senza protezione, perché aumenta la probabilità di sviluppare tumori della pelle.

I filtri chimici delle creme solari sono pericolosi?

Uno studio della FDA del 2020 ha mostrato che alcuni filtri chimici, applicati ripetutamente, possono entrare nel circolo sanguigno. Ma la penetrazione nel sangue non prova di per sé la tossicità di una sostanza, e a oggi non ci sono prove sulla cancerogenicità di questi filtri. Sia la FDA sia l’europeo SCCS continuano a raccomandarne l’uso.

Qual è la differenza tra filtri solari fisici e chimici?

Le diciture “fisico” e “chimico” si riferiscono al meccanismo d’azione dei filtri solari. I filtri fisici (o inorganici), come ossido di zinco e biossido di titanio, creano una barriera che riflette e disperde i raggi UV; i filtri chimici (o organici), come avobenzone e octocrylene, assorbono i raggi UV dissipando l’energia in calore.

Le creme solari sono interferenti endocrini?

Alcuni filtri UV (octocrylene e omosalato) sono stati associati a effetti ormonali in studi su cellule in coltura e animali di laboratorio, ma le prove negli esseri umani non sono conclusive, anche perché a volte ottenute con dosi superiori all’uso quotidiano. Il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori ritiene i filtri UV sicuri se usati secondo le dosi e le modalità indicate.

Come viene controllata la sicurezza delle creme solari?

Le creme solari sono regolate dal Regolamento (CE) n.1223/2009, che obbliga i produttori a test di sicurezza e vieta le sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. La sicurezza dei singoli ingredienti è valutata dal Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (SCCS) ed esiste una vigilanza post-marketing che, tramite il sistema Rapex, può portare al ritiro dei prodotti non sicuri.

È meglio non mettere la crema solare per non assorbire sostanze chimiche?

No, rinunciare alla protezione espone al rischio certo dei raggi UV, classificati come cancerogeni certi dalla IARC, con scottature, invecchiamento precoce, danni al DNA e possibili tumori della pelle. È più sicuro usare una crema con filtri approvati, applicata in quantità adeguata e più volte, riducendo comunque l’esposizione al sole.

Quale SPF è meglio scegliere?

È importante scegliere una crema con filtri approvati e con fattore SPF 15 o superiore, a seconda del fototipo: per pelli più chiare e sensibili sarà meglio un fattore di minimo 30 o 50. Sulla confezione, oltre al valore SPF (che indica la protezione dai raggi UVB), è utile verificare anche la presenza del marchio UVA, che garantisce la protezione dai raggi UVA.

  • Sofia Corradin

    Divulgatrice scientifica e medical writer freelance, scrive di medicina e ricerca clinica per testate giornalistiche indirizzate a medici e personale sanitario. Cura il progetto di divulgazione social @lamedicinageniale