Come proteggersi dai raggi nocivi

Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2021

Tempo di lettura: 6 minuti

Questione di pelle

Ognuno deve trovare la propria misura nei tempi e nei modi di esposizione al sole, per evitare le scottature. La pelle arrossata e dolente (oltre a rovinare le vacanze!) segnala infatti un danno che non è solo immediato, ma può avere conseguenze rilevanti a distanza di tempo, facilitando, per esempio, l'insorgenza di un melanoma. Anche in chi non si scotta facilmente, una sconsiderata e prolungata esposizione al sole promuove comunque un invecchiamento precoce della pelle e un aumento del rischio di sviluppare altri tumori della pelle, come quelli a cellule squamose e basali.

E tu, che fototipo sei?

Ognuno, a seconda delle caratteristiche individuali, deve proteggersi in maniera diversa dal sole, per evitare di scottarsi e provocare danni alla pelle. I raggi solari infatti possono favorire l'insorgenza di tumori cutanei.

La pelle può avere mille sfumature di colore, da cui dipende il grado di protezione naturale dai raggi del sole. Il tipo di pelle è spesso associato al colore degli occhi e dei capelli, ma questi due elementi non devono trarre in inganno, perché molti, pur avendo occhi e capelli scuri, hanno una pelle molto chiara e sensibile; viceversa altri sono biondi naturali, ma con le dovute cautele si possono abbronzare anche intensamente.

Per trovare la propria personale misura di esposizione al sole conviene quindi cercare, tra le caratteristiche della pelle descritte qui sotto e classificate in modo schematico in diversi fototipi, quella che più si adatta alle proprie caratteristiche individuali.

 

Tipo I

Si scotta molto facilmente, di solito senza abbronzarsi. Spesso, ma non necessariamente, ha efelidi, capelli biondi o rossi, e occhi chiari.

Tipo II

Si scotta facilmente e si abbronza poco. Tende ad avere capelli chiari.

Tipo III

Si può scottare, ma poi di solito si abbronza.

Tipo IV

Raramente si scotta e si abbronza facilmente. Tende ad avere capelli e occhi scuri.

Tipo V

Ha la pelle naturalmente scura, anche quando non si espone al sole. Occhi e capelli sono di solito marroni o neri.

Tipo VI

Ha la pelle naturalmente scura o decisamente nera, anche quando non si espone al sole. Occhi e capelli sono di solito scuri o neri.

A ciascuno la sua crema

Ogni anno decidere il fattore di protezione adatto a sé può sembrare un rebus. La Food and Drug Administration statunitense consiglia un fattore di protezione di base che sia almeno 15, calibrando la scelta sulle caratteristiche della pelle: se è chiara, è necessaria una protezione più alta, da 30 a 50. Alla luce delle evidenze che continuano ad accumularsi sui rischi delle radiazioni solari, tuttavia, le indicazioni più recenti delle principali società scientifiche hanno alzato il valore ottimale dello schermo protettivo, consigliando una crema di fattore 30 o superiore, sempre con protezione ad ampio spettro.

Soprattutto quando si fa attività all’aperto per un periodo prolungato – avverte la Skin Cancer Foundation – un supplemento di attenzione da parte di tutti non dovrebbe mai mancare.

Dopo le prime esposizioni al sole i fototipi più scuri possono poi gradualmente ridurre il grado di protezione, mentre quelli più chiari devono tenere più alta la guardia. Per tutti comunque è consigliabile continuare ad applicare la crema anche quando la conquista di una bella abbronzatura scongiura il rischio di scottature da parte dei raggi UV-B: restano sempre infatti l'effetto di secchezza, l’invecchiamento della pelle, e il potenziale rischio di tumori innescato dalle radiazioni UV-A.

Nella scelta del prodotto da usare bisognerà quindi optare per quelli “ad ampio spettro”, controllando che accanto alla protezione UV-B ci sia l'apposito logo anti UV-A, che garantisce protezione anche contro questo tipo di raggi solari.

Da non dimenticare, poi, che anche le creme solari hanno una data di scadenza, riportata sulle confezioni con un simbolo comune anche agli altri cosmetici. Nello specifico si tratta di un vasetto aperto contrassegnato da un numero e dalla lettera M, ovvero i mesi di validità dopo l’apertura: solitamente la durata dei prodotti per la protezione dai raggi solari varia dai 9 ai 12 mesi.

Se il prodotto è scaduto significa che i filtri solari non sono più in grado di proteggerci correttamente, e quindi la nostra pelle è esposta al rischio di danni.

Quando metterla

Sono stati condotti diversi studi scientifici per accertare i tempi e i modi con cui spalmarsi la crema protettiva. La maggior parte concorda sull'opportunità di applicarla almeno un quarto d’ora, se non mezz’ora, prima dell'esposizione al sole. Ottima quindi la scelta di farlo a casa, prima di uscire. Ma una volta non basta: il prodotto andrà applicato più volte nel corso della giornata, ogni due ore secondo la Skin Cancer Foundation. La procedura andrà ripetuta dopo ogni bagno o attività sportiva. Se sulla confezione è riportata la dicitura water resistant, o resistente all’acqua, un certo grado di protezione in acqua è garantito, anche se almeno in parte è inevitabile che si riduca, soprattutto se per asciugarsi ci si strofina vigorosamente con un asciugamano. Quindi, sempre meglio rimettere la crema dopo il bagno.

Quale scegliere e quanta metterne

Una buona crema non deve necessariamente essere molto cara: al di là delle spese di confezionamento e marketing, tutte quelle prodotte dalle principali aziende sono similmente valide per proteggere la pelle. Meglio quindi scegliere un prodotto di fascia media, ma applicarlo senza remore, piuttosto che risparmiare sulla quantità a favore di una presunta maggiore qualità. Secondo l’American Academy of Dermatology, infatti, la maggioranza delle persone applica meno della metà della quantità raccomandata.

Si calcola in genere che un palmo di mano pieno sia sufficiente per le gambe, le braccia, il viso e il collo di un adulto medio. Attenzione al dorso delle mani, ai piedi, alle orecchie, alla parte posteriore delle ginocchia, delle gambe e del collo, dove è facile dimenticarsi di arrivare e dove più spesso, infatti, ci si scotta.

Chimico o minerale?

Sono due i meccanismi di difesa dai raggi del sole impiegati nelle creme e nei prodotti solari: i filtri chimici funzionano un po’ come una spugna per assorbire le radiazioni ultraviolette (contengono sostanze come oxybenzone, avobenzone, octisalate, octocrylene, homosalate e octinoxate). Si tratta delle formulazioni più diffuse in commercio perché sono più facili da spalmare sulla pelle e non lasciano fastidiosi residui bianchi.

I filtri fisici agiscono invece come uno scudo, che si posa sulla superficie della pelle riflettendo i raggi solari. Contengono sostanze minerali come l'ossido di zinco e il biossido di titanio, e sono consigliati per le pelli più sensibili o irritabili e quelle allergiche ai filtri chimici.

Oggi anche molti cosmetici come creme idratanti, fondotinta, primer, BB cream e CC cream contengono filtri solari: un plus che tuttavia non garantisce un’adeguata difesa anti UV-A e UV-B (spesso si tratta di filtri protettivi non elevati), come mette in guardia un recentissimo articolo pubblicato sull’International Journal of Women's Dermatology. Attenzione quindi a non fare troppo affidamento solo sul trucco, perché si rischia di non proteggere in modo appropriato un’area delicata come il viso.

Non solo crema

Per proteggersi dal sole non ci sono solo le creme protettive. Soprattutto i fototipi più sensibili e i bambini dovrebbero ricorrere anche ad altri mezzi:

  • un cappello, meglio se a larghe tese, per proteggere anche la parte posteriore del collo e delle orecchie, che resta scoperta con i berretti con visiera. I modelli di paglia riparano meno di quelli in tessuto spesso;
  • abiti leggeri, ma capaci di offrire uno schermo ai raggi solari, quando non si è in spiaggia ma si trascorre comunque molto tempo all’aria aperta. Alcune aziende che producono capi di abbigliamento certificano questa proprietà sull’etichetta. I colori scuri riparano più dei chiari, i tessuti asciutti più di quelli bagnati;
  • occhiali da sole, con lenti che proteggano almeno dal 99 per cento dei raggi UV-A e UV-B, un concetto che nell’etichetta può essere espresso anche come assorbimento di radiazioni solari fino a 400 nm di lunghezza d'onda. Proteggono di più i modelli più grandi, che si estendono verso le tempie, impedendo il passaggio laterale dei raggi solari;
  • ombra. Quando il sole è forte, niente di tutto questo può sostituire un riparo all'ombra, dove rifugiarsi nelle ore centrali della giornata, in un intervallo di tempo che deve essere tanto più prolungato quanto più il fototipo è sensibile e quanto più forte è l'irradiazione solare.

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  • Autori:

    Agenzia Zadig