Ultimo aggiornamento: 4 marzo 2026
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Il fumo è uno dei più importanti fattori di rischio per lo sviluppo del cancro. Il suo legame con diversi tipi di tumore, ma anche con malattie cardiovascolari tra cui l’infarto, problemi polmonari come l’efisema e molte altre patologie, è ormai dimostrato da molte prove scientifiche. Gli effetti negativi delle sigarette si riflettono su diversi aspetti della vita quotidiana e ogni fumatore deve trovare le proprie motivazioni e soluzioni per smettere. Ecco qualche spunto per provare a farlo se non si sa da dove partire.
Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (ISS) del 2024, circa una persona ogni 5 fuma in Italia. Nel complesso, i fumatori e le fumatrici sono circa 10,5 milioni, corrispondenti a poco più del 20% della popolazione oltre i 15 anni d’età. Questi numeri sono elevati, ma confermano il graduale e lento calo del consumo di sigarette che è iniziato circa 20 anni fa e che sembrava essersi interrotto nel 2022, quando si era registrato un aumento dei casi attribuibile alla pandemia.
Stanno però cambiando le abitudini di chi fuma. Ad allarmare oggi è il crescente ricorso a sistemi alternativi per fumare, come le sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato. Negli ultimi 4 anni è aumentato il numero di uomini e donne che usano i nuovi prodotti da soli o in combinazione alle sigarette tradizionali, anche dette a combustione. In sintesi, su un totale di 5 persone che fumano, 3 usano le sigarette tradizionali, 2 quelle elettroniche da sole o insieme a quelle a combustione. La diffusione dei nuovi prodotti è aumentata in tutte le fasce d’età, ma riguarda soprattutto le ragazze e i ragazzi tra i 18 e 34 anni.
Tale fenomeno è anche dovuto al fatto che le sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato vengono percepite come meno pericolose di quelle tradizionali. Come denuncia l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), le pubblicità spesso le descrivono come più leggere e con minori quantità di nicotina rispetto a quanta ne contengono realmente. Di fatto sono dannose per la salute e creano dipendenza come le sigarette a tradizionali, proprio perché contengono la nicotina. Inoltre, il gusto di questa molecola è spesso mascherato da additivi, al sapore di menta, frutta o vaniglia, e dai sali di nicotina, ovvero una formulazione della nicotina dal gusto meno acre, che però ne velocizza l’assimilazione da parte dell’organismo.
Secondo l’OMS, il fumo uccide più di 7 milioni di persone ogni anno in tutto il mondo. In Italia si stima che le morti annuali attribuibili al fumo siano circa 93.000. Il tabacco è responsabile di un numero di vittime maggiore di quelle provocate da alcol, AIDS, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. Gli ultimi risultati di uno studio, condotto da Eva Negri e Carlo La Vecchia e sostenuto da AIRC, hanno mostrato che nell’Unione europea sta diminuendo la mortalità per il tumore al polmone negli uomini, mentre sta leggermente aumentando nelle donne. La causa della diminuzione e dell’aumento dipende dal fatto che gli uomini in Italia hanno cominciato a fumare prima delle donne. Avendo queste ultime, mediamente, cominciato a fumare più tardi, si osserva oggi nel genere femminile un aumento della mortalità per questa patologia.
Dal momento che gli effetti del fumo sulla salute si manifestano dopo anni, è invece ancora difficile osservare nella popolazione le conseguenze dei prodotti elettronici sulla mortalità oncologica.
Il chirurgo Ugo Pastorino, dell'Istituto nazionale dei tumori, spiega che smettere di fumare, in qualsiasi momento della vita, riduce del 30-40% il rischio di morire per cancro del polmone e per tutte le altre cause.
Ci sono tanti buoni motivi per smettere di fumare: ciascuno può trovare le motivazioni che nel proprio caso trova più convincenti.
La ragione più importante per smettere di fumare è certamente di preservare la propria salute. Secondo l’OMS, infatti, il fumo di sigaretta è la più importante causa di morte evitabile nella nostra società. È responsabile della maggioranza dei casi di tumore al polmone, alla gola o al cavo orale, e aumenta inoltre il rischio di cancro al seno, alla vescica, all'intestino e ad altri organi.
Il fumo favorisce l’insorgenza del cancro in diversi modi: induce la formazione di mutazioni genetiche, che possono alterare in diversi modi le cellule e favorire così la trasformazione e la progressione tumorale. Inoltre, compromette l’attività del sistema immunitario, bloccando la sua capacità di contrastare la crescita neoplastica, e promuove uno stato infiammatorio cronico che a sua volta favorisce l’insorgenza del cancro.
In molti altri organi, invece, il fumo è dannoso perché incide in maniera diretta sui vasi sanguigni, favorendo i processi di aterosclerosi che possono portare all’infarto o all’ictus. L’aterosclerosi può anche alterare l’afflusso di sangue agli arti o alle strutture spugnose del pene, dette corpi cavernosi, che dilatandosi ne determinano l’erezione.
Nei polmoni, oltre a indurre la formazione di tumori, il fumo modifica anche il movimento delle ciglia che tengono pulite le vie aeree e favorisce la distruzione delle pareti degli alveoli polmonari in cui avviene lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica. Per questo è anche la più importante causa di enfisema.
I danni del fumo sulla salute non si limitano quindi ai tumori. Fumare promuove l’insorgenza di patologie a carico del cuore, dei vasi sanguigni e dei polmoni: tutte malattie che oltre ad accorciare potenzialmente la vita ne compromettono la qualità, talvolta creando situazioni di grave invalidità. L’ abitudine al fumo intacca anche la capacità riproduttiva di uomini e donne, rendendo più difficile avere dei figli e aumentando le probabilità di complicanze durante la gravidanza.
Quando una persona fuma, chi le sta intorno inala più di 4.000 sostanze chimiche, di cui almeno 40 sono cancerogene. Una di queste è il benzene, che favorisce l'insorgenza di leucemie. L’effetto dell’insieme di queste sostanze fa sì che le persone esposte abitualmente al fumo passivo abbiano un rischio di cancro e malattie cardiache superiore alla media. Secondo l’OMS, 1,6 milioni di decessi nel mondo sono riconducibili ogni anno al fumo passivo.
I danni sono ancora maggiori per i più piccoli: i bambini esposti al fumo passivo corrono un rischio superiore, rispetto ai loro coetanei, di andare incontro a bronchiti, polmoniti, attacchi di asma, otiti e meningiti. Hanno anche una maggiore probabilità di diventare fumatori a loro volta, con tutti i rischi per la salute già descritti. Infine, per i neonati aumenta il pericolo di morte in culla.
Con una media di 15 sigarette al giorno e di circa 5 euro al pacchetto, in Italia si spendono circa 106 euro al mese, che diventano quasi 1.250 in un anno. Sono ancora più notevoli i costi diretti e indiretti della spesa sanitaria per le malattie legate al consumo di tabacco. In Italia questa spesa si aggira sui 26 miliardi di euro all’anno.
La dipendenza dal fumo è determinata dal circuito della gratificazione della dopamina, un neurotrasmettitore i cui livelli nel nostro organismo si abbassano quando si diventa assuefatti ad alcol, droghe e appunto tabacco. Assumere queste sostanze riattiva di continuo la produzione di dopamina, provocando inizialmente un senso di piacere che nel tempo diventa un bisogno per evitare la sensazione di carenza. Inoltre, la nicotina aumenta il livello di attenzione, riduce l’appetito e induce un senso di ansia o irritabilità. Da studi condotti con animali di laboratorio, risulta che queste alterazioni comportamentali contribuiscono a rafforzare la dipendenza. La dipendenza dalle sigarette può portare così a un circolo vizioso: non si riesce a smettere, nonostante la consapevolezza dei rischi.
Un forte fumatore si riconosce anche da segni esteriori: denti gialli, alito cattivo, macchie di nicotina sulle dita, invecchiamento della pelle, un’eccessiva produzione di peluria sul viso.
Tutti i passaggi della produzione e del consumo delle sigarette hanno un forte impatto sull’ambiente. Il 5% circa della deforestazione mondiale è dovuto alla coltivazione del tabacco. Molte coltivazioni sono, peraltro, localizzate in zone già a serio rischio di desertificazione, come il Sud Est Asiatico o l’America latina, dove il problema è così aggravato. Per la produzione di una sola sigaretta si utilizzano circa 3,7 litri di acqua, mentre l’intera filiera ne consuma circa 22 miliardi di tonnellate ogni anno. Nel complesso tutta la manifattura del tabacco, il trasporto, la distribuzione e produzione dei pacchetti di sigarette producono circa 80 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. I danni riguardano anche la produzione e lo smaltimento dei rifiuti, dal pacchetto di carta delle confezioni di sigarette al rivestimento in plastica, fino ai mozziconi. Questi ultimi rappresentano un pericolo diretto per l’ambiente, perché vengono spesso dispersi, non sono biodegradabili e rilasciano microplastiche.
Prodotti come le sigarette elettroniche producono un impatto ancora maggiore sull’ambiente a causa della loro composizione. L’estrazione di materie prime, come il litio, è particolarmente critica perché richiede grandi quantità d’acqua, che favoriscono siccità e desertificazione, e inquina l’aria e le falde acquifere. Inoltre, il fatto che questi dispositivi siano composti da materiali diversi, come plastica, placche metalliche e chip, rende più complicato lo smaltimento. Per evitare il rischio del rilascio di sostanze tossiche nell’ambiente, questi prodotti dovrebbero essere smaltiti insieme ai RAEE (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), come si farebbe con un telefono o un televisore. Non devono invece essere lasciate nei bidoni dell’indifferenziato oppure per strada.
Le statistiche ISTAT dicono che il 90% circa delle persone smette di fumare senza chiedere aiuto al medico o a un centro specializzato, mediamente dopo 6 tentativi. Questo significa che è possibile smettere, se non si ha paura di fallire e di riprovare. Le probabilità di riuscita crescono tuttavia all’aumentare del sostegno che si riceve. Non bisogna dunque temere di chiedere aiuto e di ricorrere agli strumenti di supporto.
Per smettere di fumare non esiste un solo metodo giusto e sempre efficace, perché le motivazioni sono strettamente personali e il percorso del tutto individuale. L’approccio più validato dalle evidenze scientifiche combina il sostegno farmacologico con quello psicologico, offerto dai centri antifumo accreditati dall’Istituto superiore di sanità.
L’efficacia di sistemi alternativi, come l’agopuntura e l’ipnosi, non è ancora dimostrata da evidenze scientifiche affidabili, mentre quella di sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato è ancora dibattuta. Si tratta in ogni caso di prodotti dannosi per la salute e che creano dipendenza. Ecco alcune alternative per smettere di fumare.
Su tutto il territorio italiano sono distribuiti più di 200 Centri antifumo accreditati dall’Istituto superiore di sanità (ISS), che aiutano a smettere di fumare con vari strumenti. Tra questi vi sono il counseling individuale, la terapia di gruppo e la prescrizione di farmaci per la disassuefazione. L’accesso a questi centri di solito prevede il pagamento di un ticket ed è gratuito solo in alcuni casi. Ulteriori informazioni sui Centri antifumo si possono trovare sul sito dell’ISS o possono essere richieste al numero verde contro il fumo (800 554 088) dello stesso Istituto, che fornisce anche una consulenza su tutti i problemi legati al tabagismo.
Quando si cerca di smettere di fumare occorre fare i conti con diversi aspetti della dipendenza. La più rilevante è la dipendenza fisica dagli effetti della nicotina, che costituisce un ostacolo importante allo smettere di fumare. La mancanza della nicotina, una sostanza che l’organismo dei fumatori è abituato ad assumere, provoca sintomi di astinenza in misura variabile a seconda di quanto si fumava e del tipo di fumatore. Un altro aspetto è la dipendenza psicologica dal piacere e dalla gestualità del fumare.
Uno dei metodi consigliati per smettere è ridurre gradualmente l’introduzione di nicotina nell’organismo, compensando la mancanza attraverso la terapia sostitutiva nicotinica con dosi a scalare. A questo scopo esistono, con diversi dosaggi di nicotina, cerotti, gomme da masticare, confetti da succhiare, spray sublinguali e inalatori.
Qualunque sia la via di somministrazione, tutti i prodotti sostitutivi controllano il disagio fisico provocato dalla mancanza della nicotina, aumentando le probabilità di successo di chi intende smettere di fumare. Si possono acquistare in farmacia senza ricetta medica, sono sicuri anche in gravidanza, sotto controllo medico, ma devono essere utilizzati rispettando le dosi e i tempi indicati, almeno per 2-3 mesi con un dosaggio da ridurre generalmente di un terzo ogni mese.
In alcuni casi il medico, accanto al suggerimento per un sostegno psicologico e di aiuto comportamentale, può prescrivere farmaci che aiutino a superare il momento più difficile di distacco dalla sigaretta. I farmaci attualmente in uso sono la citisina e il bupropione, che richiedono entrambi la ricetta di un medico. La citisina è un agonista parziale della nicotina che allevia la voglia di fumare, riduce il piacere derivato dal fumo e si trova come prodotto galenico, preparato direttamente in farmacia. Il bupropione è invece un farmaco che stimola la dopamina, diminuendo così il senso di mancanza della nicotina.
Purtroppo, in Italia questi farmaci, così come i trattamenti sostitutivi a base di nicotina, pur essendo consigliati dagli esperti per aumentare le probabilità di successo, non sono forniti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Il costo è quindi a carico dei pazienti e più o meno coincide con il costo di un pacchetto di sigarette al giorno.
Da qualche anno chiunque abbia uno smartphone e una connessione a internet può accedere a una serie di applicazioni e chatbot, servizi di messaggistica automatizzata, sviluppati appositamente per smettere di fumare. Nelle più recenti linee guida sul tema, l’OMS ha consigliato di usare questi strumenti con moderazione. Prima di decidere di provarli, può dunque essere utile conoscerne i principali vantaggi e svantaggi.
Gli strumenti digitali possono offrire un sostegno costante a chi cerca di smettere di fumare. A seconda delle funzioni di ciascuna applicazione, possono inoltre mettere a disposizione degli utenti materiali informativi, la possibilità di partecipare e interagire con un gruppo persone che si trovano nella stessa situazione e monitorare ogni giorno i propri progressi.
Allo stesso tempo, però, sono strumenti con chiari fini commerciali, la cui sicurezza ed efficacia non sono soggette a valutazione, regolamentazione e controllo da parte di appositi enti. Alcune applicazioni su smartphone spingono gli utenti, spesso in modo insistente, ad acquistare servizi a pagamento e non permettono di controllare l’utilizzo e la vendita a enti terzi di dati personali e sanitari caricati. Inoltre, la validità e qualità dei percorsi proposti e dei materiali forniti non è sempre garantita e facile da valutare. I risultati di un recente studio hanno mostrato che nella maggior parte dei casi le applicazioni non sono trasparenti nell’indicare le fonti dei loro contenuti.
Ognuno può dunque decidere se utilizzare o meno questi strumenti digitali, in base alle proprie necessità. Potrebbe essere efficace combinare gli strumenti digitali con altri approcci consolidati, come quelli farmacologici e psicologici. Se si volesse testare uno strumento digitale alternativo alle applicazioni per il telefono, sul sito del Ministero della salute sono disponibili guide informative ed è possibile tenere un ‘diario del fumatore’.
Interrompere l’abitudine al fumo porta con sé una serie di conseguenze che si possono avvertire fin dai primi giorni. Gli effetti benefici perdurano nel tempo e rafforzano la volontà di perseverare; le possibili conseguenze indesiderate sono invece prevalentemente transitorie e vi si può rimediare con qualche accortezza.
Effetti benefici immediati e a distanza di tempo:
Sintomi da astinenza
Smettere non è facile soprattutto perché nei primi giorni la mancanza della nicotina si fa sentire. Oltre al forte desiderio di fumare, il cosiddetto craving, è normale sentirsi inquieti, irritabili, giù di tono o stanchi; può succedere di far fatica a dormire e a concentrarsi.
In questa fase, oltre ad aiutarsi con i prodotti sostitutivi della nicotina o con i farmaci prescritti dal medico, è bene concentrarsi sui benefici e sulle motivazioni che hanno portato alla decisione di abbandonare il fumo. Inoltre, distrarsi il più possibile, in compagnia e all’aria aperta, può aiutare ad affrontare i momenti di difficoltà.
L’aumento di peso
Quando si smette di fumare può capitare di prendere peso, anche se generalmente in modo contenuto, per via di un impulso compensatorio a mangiare cibi gratificanti che, nei primi giorni, può essere intenso e difficile da controllare. Si chiama craving alimentare e spesso è associato a una situazione di stress o scoraggiamento causato dalla dipendenza da nicotina.
Se soddisfatto, questo impulso induce un piacere immediato, ma il craving si può ripresentare nel breve tempo, portando a mangiare più del necessario e quindi a prendere peso. Di solito il fenomeno tende a rientrare dopo le prime settimane di astinenza, ma avvalersi dei farmaci antifumo aiuta a contenerne la tendenza. In questa fase è importante ricordare che i benefici dati dallo smettere di fumare sono sempre maggiori rispetto al rischio di prendere qualche chilo in più.
Per giocare d’anticipo, ed evitare di spostare sul cibo il desiderio di gratificazione prima “saziato” dalle sigarette, si può anche ricorrere a cibi ipocalorici, per esempio frutta e verdura, e accompagnare la scelta di smettere di fumare a un’attività fisica di qualunque tipo, purché piacevole. Si amplificano così i vantaggi dell’addio alle sigarette.
Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico.
Autore originale: Zadig
Revisione di Camilla Fiz in data 4/03/2026
Redazione