Ultimo aggiornamento: 30 aprile 2026

Ci sono ostacoli da superare per implementare i vaccini terapeutici contro il cancro. Un nuovo studio potrebbe aiutare a risolvere in parte questi problemi.
I vaccini a mRNA ci hanno aiutato a superare la pandemia di COVID‑19: se non li avessimo avuti, sarebbero stati molti di più i casi gravi della malattia e i decessi. La stessa tecnologia è da tempo in sperimentazione contro diversi tipi di cancro, ma per uso terapeutico e non preventivo: con queste terapie, il sistema immunitario viene “potenziato” contro il tumore. Più precisamente, in questo caso la molecola di mRNA contiene le istruzioni affinché le cellule dendritiche (un particolare tipo di cellula del sistema immunitario) possano costruire uno specifico antigene, presente sul tumore. Quando l’antigene viene prodotto dalla cellula ed esposto sulla propria superficie, si istruiscono altre cellule del sistema immunitario a riconoscere e uccidere le cellule tumorali che portano l’antigene sulla propria membrana. Ma a che punto siamo con queste tecnologie?
Le difficoltà in ambito oncologico si sono rivelate complesse e numerose. In particolare, l’efficacia dei vaccini a mRNA contro il cancro sembra essere limitata, soprattutto contro tumori solidi poco riconoscibili per il sistema immunitario. Il problema principale non sta tanto nelle molecole di mRNA sviluppate, quanto nella possibilità di trasportarle in modo mirato alle cellule dendritiche: un passo essenziale per attivare una risposta immunitaria specifica e dell’intensità desiderata.
In uno studio recente, Hua Wang e colleghi, dell’Università dell’Illinois (USA), hanno sviluppato speciali polipeptidi a struttura elicoidale, progettati per svolgere più funzioni contemporaneamente. Tali molecole sembrano agire come “corrieri intelligenti” dell’mRNA. Innanzitutto, lo proteggono dalla degradazione. Quindi, ne favoriscono l’ingresso all’interno delle cellule dendritiche, le “sentinelle” del sistema immunitario. Una volta penetrati al loro interno, i polipeptidi sono in grado di attivare le cellule dendritiche attraverso specifiche vie molecolari (NF‑kappaB e IRF), che le rendono più efficienti nel presentare gli antigeni tumorali ai linfociti T. I risultati sono stati pubblicati ad aprile 2026 sulla rivista Pnas.
La strategia è stata finora sperimentata in animali di laboratorio, dove i ricercatori hanno osservato una risposta immunitaria antitumorale molto più robusta. Inoltre, le percentuali di sopravvivenza libere da tumore sono state sorprendenti: oltre l’80% in topi con linfoma e circa il 33% in topi con tumore al seno triplo negativo, un tipo di cancro ancora molto difficile da curare. Si tratta di risultati nettamente superiori a quelli ottenuti con analoghi vaccini a mRNA ma veicolati da nanoparticelle lipidiche.
Il nuovo vaccino sembra inoltre agire non solo sul tumore, ma anche sul microambiente tumorale, contribuendo a “riprogrammarlo” e a renderlo meno ostile all’azione del sistema immunitario. Interessanti sono stati anche la stimolazione dell’apoptosi, la morte cellulare, osservata nelle cellule tumorali, e la sinergia con le immunoterapie già in uso, come gli anticorpi anti‑PD‑1. Questo apre la strada a trattamenti combinati possibilmente più efficaci.
I risultati ottenuti, che ora dovranno essere validati in ulteriori studi preclinici e clinici, rappresentano dunque un passo importante verso lo sviluppo di vaccini a mRNA contro il cancro più efficaci, potenzialmente utilizzabili in maniera mirata contro molti tipi diversi di tumore.
Redazione