Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2026

Gli studi sui bambini e i ragazzi in età precoce mostrano che essere in sovrappeso oppure obesi in giovane età aumenta le probabilità di sviluppare un cancro colorettale a distanza di decenni.
Una delle domande ancora aperte della ricerca oncologica riguarda se ciò che accade nei primissimi anni di vita può influenzare il rischio di ammalarsi di tumore decenni dopo, e quanto. Nello studio dei possibili fattori di rischio del tumore del colon-retto, la terza neoplasia più diffusa al mondo, gli studi sono concentrati principalmente su indicatori antropometrici, come altezza e obesità, e su persone in età adulta. Meno chiaro e studiato era invece il possibile contributo di questi fattori nelle fasi precoci della vita, dalla nascita fino ai 25 anni.
Con una nuova revisione sistematica degli studi sul tema, condotta nell’ambito del Global Cancer Update Programme (CUP Global) del World Cancer Research Fund (WCRF), alcuni ricercatori hanno provato a rispondere proprio a questa domanda. Nell’analisi, gli scienziati hanno valutato i dati raccolti in 37 studi prospettici, arrivando a una conclusione piuttosto netta: una maggiore corporatura nelle prime età della vita è associata a un rischio più alto di sviluppare un tumore del colon-retto in età adulta.
Tra gli indicatori analizzati, il peso alla nascita è quello per cui oggi esistono le evidenze più solide. Considerando 8 studi prospettici, per un totale di oltre 8.000 persone coinvolte, ogni aumento di 1.000 grammi alla nascita rispetto alle curve di crescita considerate nella norma, è associato a un incremento del 9% circa del rischio relativo di sviluppare un tumore del colon-retto nei decenni successivi. Il risultato è omogeneo tra gli studi e l’associazione è proporzionale all’aumento del peso.
Altri dati piuttosto solidi riguardano la corporatura e la percentuale di grasso in giovane età, in particolare durante l’adolescenza e la prima età adulta. Per valutare se il peso di una persona è nella norma, dopo i 2 anni d’età in genere si utilizza il cosiddetto indice di massa corporea o BMI, dall’inglese “body mass index”, che si calcola considerando il peso e l’altezza dell’individuo. Un BMI più elevato indica una maggiore presenza di massa grassa. Se questo indicatore è alto già in età infantile e adolescenziale, è associato a un rischio maggiore di carcinoma del colon nei decenni successivi.
Due studi in particolare hanno tentato di esaminare l’effetto dei cambiamenti di BMI durante la crescita. I risultati hanno mostrato che, quando questo valore è sopra la media tra i 7 e i 13 anni, si osserva un rischio maggiore di tumore del colon nell’età adulta. Le conclusioni di un’altra ricerca suggeriscono, invece, che le variazioni di BMI tra gli 8 e i 20 anni non influenzino il rischio di cancro al colon-retto.
Tra i 18 e i 25 anni l’associazione appare più forte. L’analisi effettuata su alcuni studi in merito, nei quali sono stati analizzati dati autoriferiti da oltre 20.000 persone, ha mostrato che ogni aumento di 5 punti di BMI in questa fascia d’età è associato a un aumento del 12% circa del rischio di sviluppare successivamente un tumore del colon-retto.
Altri studi basati su misurazioni oggettive del BMI, quindi basate su registri sanitari anziché sul ricordo della persona del suo peso, hanno mostrano un’associazione ancora maggiore: il 38% circa di aumento di rischio relativo di una successiva diagnosi di tumore del colon. La differenza suggerisce un possibile effetto di sottostima nei dati auto-riferiti.
Perché un maggiore peso in giovane età comporterebbe un maggiore rischio di sviluppare un tumore al colon-retto da adulti? Innanzitutto, l’esposizione prolungata all’adiposità potrebbe avviare processi infiammatori cronici o modificare equilibri ormonali e metabolici, favorendo il rischio di insorgenza del tumore. Inoltre, il maggiore rischio in età adulta è determinato anche dal fatto che le fasi precoci della vita sono quelle in cui si formano le abitudini che durano nel tempo: se sono meno salutari e vengono mantenute negli anni, aumentano il rischio. Per esempio, recentemente il World Cancer Research Fund ha pubblicato i risultati di un’analisi di 170 studi scientifici, in cui i ricercatori hanno esaminato il legame tra dieta, altre abitudini e il rischio di sviluppare tumori colorettali e alla mammella (ne abbiamo già parlato qui).
Iniziare precocemente ad avere una vita più salutare può quindi aiutare a prevenire il rischio di tumore anche se si è stati sovrappeso oppure obesi in giovane età. Le raccomandazioni sono essenzialmente le seguenti:
La revisione ribadisce inoltre l’importanza di limitare le bevande zuccherate, azzerare l’alcol, evitare le carni lavorate, in particolare i salumi. Infatti, secondo le classificazioni dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), la carne rossa è “probabilmente cancerogena” e quella lavorata è “certamente cancerogena”.
Sì, le evidenze scientifiche indicano che una maggiore corporatura nelle prime fasi della vita, inclusa l’infanzia e l’adolescenza, è associata a un aumento del rischio di sviluppare un tumore del colon-retto in età adulta.
Secondo diversi studi, un peso alla nascita più elevato rispetto ai valori considerati nella norma è associato a un aumento del rischio relativo di tumore del colon-retto nei decenni successivi.
Un BMI elevato in età infantile, adolescenziale o nella giovane età adulta riflette una maggiore adiposità, che può favorire processi infiammatori e alterazioni metaboliche associate a un aumento del rischio di tumore del colon-retto.
Sì, adottare fin dall’infanzia e poi mantenere nel tempo stili di vita salutari, come un’alimentazione equilibrata, l’attività fisica regolare e il controllo del peso, può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto.
Il peso corporeo è un indicatore importante, ma il rischio è influenzato anche dalle abitudini che si consolidano nelle prime fasi della vita, come alimentazione e attività fisica, che possono contribuire al rischio oncologico nel tempo.
Cristina Da Rold