Nuove prospettive terapeutiche per i tumori della prostata

Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2026

Nuove prospettive terapeutiche per i tumori della prostata

Dalla ricerca emergono potenziali trattamenti per i diversi tipi di cancro prostatico.

Il carcinoma della prostata è il tumore più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali, inclusa l’Italia. Nel nostro Paese sono quasi 485.000 gli uomini vivi dopo una diagnosi di questa patologia, secondo il rapporto “I numeri del cancro 2025” a cura di AIOM, AIRTUM e altri enti. Grazie alla diagnosi precoce e ai progressi della ricerca, a oggi la sopravvivenza netta dei pazienti con tumore della prostata a 5 anni dalla diagnosi è molto elevata, attestandosi al 91% circa.

La scoperta di questa malattia passa attraverso esami e indagini come il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico, una sostanza prodotta dalla ghiandola prostatica), l’esame digitorettale, l’ecografia prostatica, la biopsia sotto guida ecografica e l’applicazione di tecniche avanzate di diagnostica per immagini, come la risonanza magnetica multiparametrica. Livelli elevati dl PSA nel sangue sono da considerarsi più un potenziale campanello d’allarme che un marcatore specifico del tumore prostatico, poiché un incremento dei valori può essere legato a diversi fattori e condizioni, e per questo non è sufficiente per la diagnosi di un tumore prostatico, per cui occorrono anche le altre indagini citate.

Attualmente, le possibili terapie per il trattamento del tumore della prostata sono molteplici, in funzione dell’estensione e del livello di rischio della malattia e delle caratteristiche di ciascun paziente. Si va dalla sorveglianza attiva in caso di malattia localizzata a basso rischio all’intervento di rimozione della prostata (prostatectomia) seguito o meno da radioterapia e terapia ormonale in caso di malattia localizzata a rischio intermedio o alto. Qualora il tumore della prostata non sia più localizzato ma metastatico, si può ricorrere alla terapia ormonale (nota come deprivazione androgenica) basata sull’eliminazione della produzione o dell’attività del testosterone. Alla terapia ormonale può essere associata la chemioterapia in caso di un numero elevato di metastasi. Qualora il tumore diventi resistente alla deprivazione androgenica (ovvero “resistente alla castrazione”), si può ricorrere ad altre strategie di trattamento come la terapia mirata contro specifici bersagli molecolari o la terapia radiometabolica, in cui si utilizzano radiofarmaci mirati a colpire le cellule tumorali e le metastasi in modo selettivo.

Nuovi approcci terapeutici, in particolare quelli caratterizzati da un profilo di sicurezza ben consolidato e dal fatto di essere in grado di prevenire o ritardare la comparsa della malattia metastatica, sono fondamentali per migliorare la qualità e la durata della vita dei pazienti con carcinoma prostatico. Le sperimentazioni in corso evidenziano in particolare la tendenza della ricerca a un approccio di tipo sempre più multidisciplinare e mirato, basato sulle caratteristiche genetiche del tumore, che potrebbero fungere da biomarcatori e indicare la sensibilità della malattia a specifici trattamenti farmacologici. Vediamo i risultati di alcuni studi recenti.

Le novità dalla ricerca per la cura del carcinoma prostatico localizzato

In uno studio clinico randomizzato di fase III, denominato HYPO-RT-PC, sono stati coinvolti circa 1.200 pazienti con tumore della prostata localizzato e per lo più a rischio intermedio. Obiettivo dello studio era valutare se un ciclo di radioterapia estremamente concentrato e breve (da effettuare in sole 7 sedute, 3 giorni a settimana nell’arco di 2,5 settimane) fosse ugualmente efficace e sicuro rispetto al ciclo di radioterapia standard più lungo (da completare in 39 sedute, 5 giorni a settimana per 8 settimane). I risultati del follow-up dello studio, a 10 anni dal trattamento sperimentale, hanno confermato che riducendo in questo modo la durata del trattamento radioterapico si mantengono gli standard di efficacia e sicurezza. Allo stesso tempo si offre ai pazienti un notevole vantaggio in termini di comodità e qualità della vita, ottimizzando al contempo l’impiego delle risorse radioterapiche dei servizi sanitari. I dati sono stati pubblicati sulla rivista Lancet Oncology a marzo 2026 da Per Nilsson, dell’università di Lund in Svezia, e colleghi.

In un altro studio clinico di fase III, PROTEUS, che ha coinvolto oltre 2.000 pazienti, sono state valutate l’efficacia e la sicurezza dell’apalutamide, un inibitore orale del recettore degli androgeni, in combinazione con la terapia di deprivazione androgenica in pazienti con tumore della prostata ad alto rischio localizzato o localmente avanzato. I risultati hanno dimostrato che il trattamento perioperatorio (ovvero somministrato sia prima che dopo l’intervento chirurgico di prostatectomia radicale) con questa combinazione migliora in modo significativo le percentuali di risposta patologica completa e la sopravvivenza libera da metastasi rispetto alla sola terapia di deprivazione androgenica, a fronte di un profilo di sicurezza gestibile. I dati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine da Mary-Ellen Taplin, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, in Massachusetts, e colleghi.

Le novità dalla ricerca per il carcinoma prostatico metastatico

Per quanto riguarda il tumore della prostata metastatico, emergono in particolare i risultati a lungo termine dello studio clinico di fase II ARTO, pubblicati sulla rivista Lancet Oncology. Lo studio ha coinvolto 157 pazienti ed è stato condotto da Giulio Francolini, dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, e colleghi. I dati hanno mostrato che l’aggiunta precoce della radioterapia stereotassica (SBRT), mirata alle metastasi, al trattamento sistemico standard a base di abiraterone acetato (un inibitore della sintesi di androgeni) e di deprivazione androgenica offre un chiaro beneficio in termini di sopravvivenza nei pazienti con tumore della prostata oligometastatico (cioè con massimo 3 metastasi a livello osseo o dei linfonodi) e resistente alla castrazione. L’integrazione della SBRT, una tecnica radioterapica ad alta precisione, nel protocollo di trattamento non è stata accompagnata da un incremento significativo degli effetti collaterali di grado elevato rispetto al gruppo di controllo trattato con la sola terapia sistemica. Se i dati saranno confermati in studi con un maggior numero di pazienti, l’uso precoce della radioterapia stereotassica mirata potrebbe rappresentare un approccio non solo efficace ma anche sicuro per ottimizzare le cure contro il tumore della prostata oligometastatico.

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In conclusione

I risultati degli studi clinici fin qui illustrati sono incoraggianti; tuttavia, saranno necessarie ulteriori sperimentazioni per confermare l’efficacia e la sicurezza dei nuovi protocolli terapeutici per il carcinoma della prostata in un più ampio numero di pazienti e più a lungo termine prima di approdare eventualmente alla pratica clinica.

Referenze

  • Amalia Forte

    Biologa molecolare, con un dottorato in Progettazione ed Impiego di Molecole di Interesse Biotecnologico, si è dedicata a lungo alla ricerca in campo biomedico, focalizzandosi in particolare sulla fisiopatologia vascolare. Ha pubblicato numerosi articoli di ricerca e review come autore principale. Da alcuni anni si occupa a tempo pieno di medical writing, collaborando con società, agenzie e fondazioni.