La mammografia che aiuta il cuore

Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2026

La mammografia che aiuta il cuore

Questo esame utile per la diagnosi precoce del tumore del seno potrebbe aiutare anche a proteggere la salute cardiovascolare.

La mammografia potrebbe aggiungere un’informazione in più rispetto alla diagnosi precoce di tumore al seno, aiutando anche a individuare le donne che hanno un rischio cardiovascolare maggiore. A suggerirlo è l’esito di un recente studio coordinato da Hari Trivedi della Emory University di Atlanta, in Georgia, pubblicato a maggio 2026 sullo European Heart Journal. Gli scienziati hanno in particolare analizzato le mammografie di 123.762 donne seguite per 7 anni. Grazie a un sistema di intelligenza artificiale (IA), hanno quantificato le calcificazioni delle arterie della mammella visibili nelle immagini mammografiche, e la loro maggiore estensione è risultata associata a un aumento progressivo del rischio di eventi cardiovascolari, tra cui infarto, ictus e scompenso cardiaco.

Lo studio

Le calcificazioni delle arterie mammarie, indicate con la sigla BAC (dall’inglese Breast Arterial Calcifications), sono depositi di calcio sulle pareti dei vasi sanguigni che possono essere visibili nelle mammografie. Non si tratta delle calcificazioni delle arterie coronarie, che sono legate soprattutto all’aterosclerosi e possono contribuire al restringimento dei vasi: le BAC sono associate a una maggiore rigidità dei vasi. La loro presenza è già risultata associata al rischio cardiovascolare, ma finora la loro valutazione nelle mammografie è stata soprattutto qualitativa, cioè indicata come presente o non presente e non quantitativa.

Nel nuovo studio, i ricercatori della Emory University hanno cercato di rendere la misurazione più precisa, sviluppando un sistema di intelligenza artificiale addestrato su 1.000 mammografie annotate da un radiologo esperto. Il sistema messo a punto ha riconosciuto le calcificazioni arteriose e ne ha calcolato automaticamente l’area in millimetri quadrati. Le donne sono state quindi suddivise in 4 gruppi:

  1. nessuna calcificazione;
  2. calcificazione lieve (oltre 0 fino a 10 mm²);
  3. calcificazione moderata (oltre 10 fino a 25 mm²);
  4. calcificazione grave (oltre 25 mm²).

Nel corso del follow-up, la presenza e soprattutto la quantità di calcificazioni sono risultate associate a un aumento progressivo degli eventi cardiovascolari. Il dato più interessante è che, dopo aver tenuto conto dei principali fattori di rischio e del punteggio PREVENT, utilizzato negli Stati Uniti per stimare il rischio cardiovascolare, nelle donne con le calcificazioni più estese inserite nel quarto gruppo, il rischio di un importante evento cardiovascolare era risultato di circa 3 volte maggiore rispetto a quello osservato nelle donne prive di calcificazioni visibili. L’associazione è stata osservata anche nelle donne sotto i 50 anni, nelle quali le calcificazioni sono meno frequenti.

Occorre tuttavia precisare che, in base ai risultati emersi, una calcificazione individuata alla mammografia non permette di prevedere con certezza che si verificherà un infarto o un ictus. Analogamente, l’assenza di calcificazioni rilevate non consente di escludere un rischio cardiovascolare. Piuttosto, i dati indicano che questa informazione, ricavabile dalle immagini mammografiche, può aggiungere un elemento alla valutazione complessiva del rischio.

Una seconda informazione dalla stessa mammografia

Il possibile vantaggio dell’approccio sta proprio nel fatto che non sarebbe necessario sottoporre le donne a un nuovo esame radiologico, perché l’algoritmo potrebbe analizzare le immagini delle mammografie già eseguita nell’ambito dei programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore al seno, aggiungendo la misura delle calcificazioni arteriose.

I risultati sono però ancora preliminari. L’IA non è oggi uno strumento che, sulla base della mammografia, consente di diagnosticare una malattia cardiovascolare, né di stabilire il tipo di terapia più indicata. Serviranno ulteriori studi per capire se e in che misura possa aiutare a prevenire o curare eventi cardiovascolari.

L’importanza dello screening oncologico

La mammografia resta prima di tutto un esame di screening per la diagnosi precoce del tumore della mammella. La possibile applicazione in ambito cardiovascolare non cambia la ragione principale per cui la mammografia viene proposta: individuare precocemente il tumore della mammella. In Italia, lo screening mammografico organizzato rientra nei Livelli essenziali di assistenza e prevede attualmente l’offerta gratuita di una mammografia ogni 2 anni alle donne tra i 50 e i 69 anni. Alcune Regioni hanno esteso l’invito anche alle fasce dai 45 ai 49 anni e dai 70 ai 74 anni, ma l’estensione non è ancora uniforme sul territorio nazionale. Per questo è importante aderire agli inviti del programma di screening della propria Regione e informarsi sulle modalità previste localmente. La mammografia consente infatti di individuare tumori in una fase iniziale, quando le possibilità di cura e le di guarigione sono maggiori.

L’eventuale possibilità di ricavarne anche informazioni sul rischio cardiovascolare rappresenterebbe un ulteriore vantaggio di un esame che milioni di donne già eseguono.

Il beneficio deriverebbe anche dal fatto che tumori e malattie cardiovascolari condividono diversi fattori di rischio e possono coesistere nella stessa persona, e al fatto che alcuni trattamenti antitumorali possono avere effetti sul cuore e sui vasi.

Referenza

  • Sofia Corradin

    Divulgatrice scientifica e medical writer freelance, scrive di medicina e ricerca clinica per testate giornalistiche indirizzate a medici e personale sanitario. Cura il progetto di divulgazione social @lamedicinageniale