Analisi genetica dei linfomi per capire chi risponderà alle cure

Analisi genetica dei linfomi per capire chi risponderà alle cure

Selezionare i pazienti colpiti da linfoma diffuso a grandi cellule B che non risponderanno alle terapie convenzionali, per offrire un approccio più efficace: è lo scopo di un progetto di ricerca sostenuto da una charity britannica.

Il sistema linfatico comprende tessuti e organi, come il midollo osseo, i linfonodi, la milza, il timo e i vasi linfatici. I linfociti prodotti e immagazzinati dal sistema linfatico sono trasportati con la linfa in ogni parte dell’organismo per combattere infezioni e altre malattie. Fra i tumori del sistema linfatico, il più comune è linfoma diffuso a grandi cellule B, che colpisce ogni anno nel mondo decine di migliaia di persone. Molte rispondono positivamente ai trattamenti esistenti, ma non tutte.

Un nuovo test messo a punto dalle università di Leeds, Cambridge e Southampton è in grado di identificare in anticipo quali pazienti risponderanno alla terapia, e con maggiore accuratezza rispetto ai metodi precedenti. La ricerca è avvenuta nell'ambito del programma Precision Medicine in Aggressive Lymphoma, il cui scopo è identificare farmaci più efficaci per i linfomi che non rispondono ai trattamenti. Lo studio è sostenuto da Bloodwise, una charity britannica per la lotta ai tumori ematologici.

Pazienti più a rischio, cure più aggressive

Grazie alla collaborazione di oncologi, patologi e bioinformatici, lo studio ha identificato i pazienti più a rischio grazie a software che hanno analizzato l’intero genoma dei malati, identificando coloro che erano colpiti da tumori “ad alto grado molecolare” sulla base di una classificazione dell’espressione genica del tumore: più gli oncogeni sono espressi nel tumore, più elevato è il grado molecolare.

Esistono differenze significative in termini di sopravvivenza, come sottolinea David Westhead, uno degli autori della ricerca i cui risultati sono pubblicati sul Journal of Clinical Oncology: chi ha un linfoma ad alto grado molecolare ha un tasso di sopravvivenza a tre anni dopo il trattamento standard del 37 per cento, rispetto al 72 per cento degli altri malati.

Identificare precocemente questi pazienti permette di prendere in considerazione per tempo eventuali terapie di seconda linea. Al momento la soluzione è una chemioterapia più sostenuta, ma in futuro saranno possibili trattamenti più selettivi e mirati, grazie alla sempre migliore comprensione della biologia del tumore.

  • Autori:

    Agenzia Zoe

  • Data di pubblicazione:

    17 dicembre 2018