Tumore dell’uretra: sintomi, come riconoscerlo, prevenzione e cura

Il tumore dell'uretra è un tumore raro e aggressivo, solitamente diagnosticato in età avanzata

Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2026

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Cos'è il tumore dell’uretra

L'uretra è un organo a forma di tubo che serve a trasportare l’urina dalla vescica fino all’esterno del corpo. Nelle donne è lunga 3-4 cm e sfocia appena al di sopra della vagina. Nell’uomo è molto più lunga (circa 20 cm) e passa attraverso la prostata e il pene. Oltre all’urina, l’uretra maschile trasporta anche il liquido seminale. Si distinguono due porzioni di uretra: l’uretra anteriore, la parte più vicina all’esterno, e l’uretra posteriore, più prossima alla vescica.

Il tumore dell’uretra, o carcinoma uretrale, ha origine dalla trasformazione maligna delle cellule che formano quest’organo. I tumori dell’uretra che hanno origine da cellule dell’urotelio, ovvero il tessuto che riveste l’interno dell’apparato escretore (vescica, ureteri e uretra), sono detti tumori uroteliali. Rientrano fra i tumori uroteliali anche quello della pelvi renale, dell’uretere e la maggior parte dei carcinomi della vescica. L’uretra può essere sede anche di altri tipi di neoplasie, come il melanoma o il leiomioma, un tumore benigno del tessuto muscolare liscio.

Mentre il tumore dell’uretra primario o primitivo è piuttosto raro, l'uretra può essere coinvolta come sede di neoplasia in caso di tumore uroteliale vescicale.

Quanto è diffuso il tumore dell’uretra

Il tumore dell'uretra è raro, dato che include meno dell’1% di tutti i casi di cancro diagnosticati nel mondo. Storicamente è stato considerato più diffuso nel sesso femminile che in quello maschile. Tuttavia, studi recenti hanno messo in discussione questo dato, evidenziando un tasso di incidenza di questa patologia da 3 a 5 volte maggiore negli uomini rispetto alle donne. Nella maggior parte dei casi il tumore dell’uretra viene diagnosticato dopo i 50 anni. Sulla base delle ultime evidenze elaborate dall’Associazione italiana Registri Tumori (AIRTUM), nel 2025, in Italia, sono stati stimati circa 2.150 nuovi casi di tumori del tratto urinario, di cui 1.530 negli uomini e 620 nelle donne.

Cause e fattori di rischio del tumore dell’uretra

Sono state individuate alcune condizioni che possono aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Tra queste, aver avuto un precedente tumore alla vescica, la presenza di diverticoli uretrali, un’infiammazione cronica dell'uretra, malattie sessualmente trasmesse (in particolare l’infezione da papillomavirus umano, HPV), frequenti infezioni delle vie urinarie e la stenosi uretrale, un restringimento dell’uretra causato dalla formazione di tessuto cicatriziale. Infine, il rischio di sviluppare tumore dell’uretra aumenta dopo i 60 anni, e ancor di più dopo i 75 anni.

Tipi di tumore dell’uretra

I tumori dell'uretra possono essere suddivisi in:

  • carcinoma a cellule squamose: si sviluppa a partire dalle cellule sottili e piatte nel tratto dell’uretra che si trova vicino alla vescica nelle donne e nel rivestimento del tratto di uretra che attraversa il pene negli uomini;
  • carcinoma a cellule di transizione: nelle donne si forma nella parte di uretra vicina all’apertura esterna, mentre negli uomini si sviluppa nella parte di uretra che attraversa la prostata;
  • adenocarcinoma: ha origine nelle ghiandole che circondano l’uretra sia negli uomini sia nelle donne.

La frequenza di questi tipi di tumore dell’uretra è diversa nel sesso femminile e maschile. Per esempio, l’adenocarcinoma è più comune nelle donne che negli uomini.

Il tumore dell’uretra può inoltre dare origine a metastasi e spesso, al momento della diagnosi, le cellule tumorali metastatiche sono già presenti nei linfonodi vicini.

Sintomi del tumore dell’uretra: come riconoscerli

Il tumore dell’uretra può rimanere del tutto asintomatico, soprattutto nelle sue fasi iniziali, oppure presentarsi con sintomi come sangue nelle urine, indebolimento o intermittenza del flusso urinario, aumento della frequenza della minzione (necessità di urinare), perdite o secrezioni dall’uretra, presenza di noduli a livello del perineo o del pene, linfonodi inguinali ingrossati, dolore pelvico.

Prevenzione del tumore dell'uretra

Non esistono attualmente indicazioni specifiche per la prevenzione del tumore dell’uretra. In linea generale, può essere utile proteggersi dalle infezioni sessualmente trasmissibili, come quella da HPV, vaccinarsi contro l’HPV, trattare le infezioni croniche del tratto urinario e le infezioni a lungo termine dell’uretra.

Come avviene la diagnosi di tumore dell’uretra

Il primo passo verso la diagnosi di tumore dell’uretra è la visita dall’urologo, che procederà innanzitutto con una serie di domande per conoscere la storia clinica del paziente e il tipo e la frequenza dei sintomi. Successivamente il medico eseguirà un’accurata visita della zona pelvica nel corso della quale verranno esaminati diversi organi (vagina, utero, pene e retto) alla ricerca di eventuali noduli o altri segni del tumore. Lo specialista potrà prescrivere anche alcuni esami di laboratorio, come per esempio l’analisi delle urine mirato alla ricerca di sangue o cellule tumorali. Alcuni esami lievemente più invasivi permettono di osservare l'interno dell’uretra e di altri organi vicini. Uno di questi esami è l’uretrocistoscopia, che prevede l’uso di un piccolo tubo (del diametro di una penna), dotato di luce e telecamera, che raggiunge la vescica passando per l'uretra e permette di visualizzarne l’aspetto macroscopico. L’uretrocistoscopia consente di verificare anche l’eventuale presenza concomitante di un tumore della vescica. Durante questo esame è possibile effettuare una biopsia, ovvero il prelievo di un piccolo campione di tessuto dall’uretra e dalla vescica, seguito dall’analisi al microscopio per determinare la natura della lesione, identificare eventuali segni e stabilire lo stadio della malattia.

La risonanza magnetica delle pelvi può essere utilizzata per valutare la localizzazione e le dimensioni del tumore, nonché l'estensione locale del cancro e la presenza di metastasi ai linfonodi regionali, con particolare attenzione ai linfonodi inguinali e pelvici. Gli esami radiologici, inclusa la TC, hanno lo scopo di valutare la stadiazione locale del tumore uretrale e di evidenziare l’eventuale diffusione metastatica linfatica e a distanza.

Infine, fra gli strumenti diagnostici da utilizzare in casi specifici vi è anche la PET/TAC con radio-ligando qualora si sospetti una metastasi uretrale.

Stadiazione dei tumori dell’uretra: come si classificano

Come per molti altri tumori solidi, anche per quello dell’uretra si utilizza il cosiddetto sistema di stadiazione TNM (dall’inglese “Tumor-Nodes-Metastasis”, ovvero tumore-linfonodi-metastasi). Grazie a questo sistema è possibile assegnare uno stadio al tumore, cioè stabilire quanto è diffuso nell’organismo, tenendo conto dell'estensione locale della malattia (T), del coinvolgimento dei linfonodi (N) e della presenza di metastasi in organi distanti (M). Lo stadio del tumore influenza la prognosi.

Un altro parametro importante per conoscere il tumore è il suo grado, ovvero la misura di quanto le cellule andate incontro a trasformazione tumorale risultino anomale rispetto a quelle normali: maggiore è il grado (più le cellule tumorali appaiono diverse da quelle normali) e maggiore è la tendenza del tumore a crescere e a diffondersi in altri organi. Il carcinoma dell’uretra può essere ben differenziato, moderatamente differenziato o scarsamente differenziato.

Come si cura il tumore dell’uretra: chirurgia e altre terapie

La scelta del trattamento dipende da tipo, localizzazione e stadio del tumore, e da condizioni e sesso dei pazienti, a causa della diversa anatomia.

La chirurgia è il trattamento più comune per il tumore uroteliale non metastatico in entrambi i sessi. L’intervento serve a rimuovere la massa tumorale e conferisce un vantaggio in termini di sopravvivenza. La terapia conservativa d’organo è riservata alle forme poco aggressive e poco invasive del tumore dell’uretra. Se la malattia si è già diffusa, è necessario un intervento più invasivo durante il quale possono essere rimossi, in maniera parziale o radicale, anche altri organi, come linfonodi inguinali, vescica, prostata, vagina e pene. Oltre alla chirurgia standard effettuata utilizzando il bisturi, è possibile ricorrere ad altre tecniche come l'elettroresezione, nella quale si impiega uno strumento illuminato con un piccolo cappio metallico all'estremità, in grado di rimuovere o distruggere il tumore tramite corrente elettrica ad alta energia, o la chirurgia laser, nella quale un raggio laser è utilizzato come bisturi per eliminare il tessuto tumorale. Una volta rimossa l'uretra, si procede con un intervento chiamato urostomia per creare un nuovo passaggio che consenta all'urina di arrivare all’esterno.

Per il trattamento del tumore dell’uretra si utilizza anche la radioterapia, sia sotto forma di raggi provenienti dall’esterno, sia come semi radioattivi inseriti direttamente a contatto con le cellule tumorali (in questo caso si parla di brachiterapia).

Infine, in alcuni casi si ricorre alla chemioterapia, somministrata per via sistemica o locale a seconda della localizzazione del tumore dell’uretra.

Chemioterapia, in particolare a base di cisplatino, e radioterapia possono essere utilizzate da sole o in combinazione. Inoltre, chemioterapia e radioterapia possono essere somministrate anche come trattamenti neoadiuvanti, ovvero prima della chirurgia, allo scopo di ridurre le dimensioni del tumore, rendendo l’intervento più semplice e meno demolitivo, oppure come trattamento adiuvante dopo l’intervento chirurgico, allo scopo di ridurre il rischio che il tumore si ripresenti.

Per i tumori uroteliali dell’uretra che necessitano di un trattamento sistemico, perché diagnosticati in una fase localmente avanzata o metastatica, possono essere considerati gli stessi trattamenti riservati agli altri stadi oppure alcuni nuovi farmaci oggi a disposizione contro il tumore della vescica.

Sebbene i pazienti con tumore dell’uretra nei primi stadi mostrino un buon tasso di sopravvivenza ricorrendo anche a un solo tipo di trattamento, i pazienti in stadio più avanzato hanno ottenuto risultati significativamente migliori con un approccio combinato, per esempio chemioterapia associata a radioterapia oppure chemioterapia neoadiuvante con radioterapia precedente all'intervento chirurgico.

Recentemente, sono stati fatti importanti progressi nella cura dei pazienti che non rispondono bene alle terapie tradizionali con l’introduzione dell’immunoterapia. Si sta valutando anche l’efficacia dei farmaci a bersaglio molecolare e dei nuovi coniugati anticorpo-farmaco.

Autore originale: Agenzia Zoe

Revisione di Amalia Forte in data 2/09/2026

  • Agenzia Zoe

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