La vaccinazione contro l’epatite B è un’azione fondamentale di prevenzione del tumore del fegato, perché impedisce l’infezione da HBV, tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo del cancro epatico.
L’infezione da HBV causa un’infiammazione del fegato (epatite) che, in alcuni casi, può progredire in danno epatico e in cancro. Si stima che, a livello globale, l’epatite B provochi circa 1 milione di decessi ogni anno, dovuti in parte rilevante al cancro al fegato. Tuttavia, si tratta di un’infezione prevenibile con comportamenti accorti e la vaccinazione.
Il virus dell’epatite B (abbreviato in HBV dall’inglese “hepatitis B virus”) è un virus a DNA di cui sono attualmente noti 8 genotipi (A-H). Tra questi, i genotipi A e D sono i più diffusi in Europa. La fase acuta dell’infezione da HBV, quella che avviene subito dopo l’ingresso del virus nel corpo, negli adulti nel 90-95% dei casi va incontro a guarigione spontanea entro qualche mese, grazie all’azione del sistema immunitario. Spesso l’infezione da HBV è asintomatica, e dato che il virus si trasmette per contatto con fluidi corporei infetti (come sangue, saliva, sperma, muco vaginale e secrezioni nasali) è possibile contagiare altre persone in maniera inconsapevole.
L’infezione cronica da HBV si verifica quando il sistema immunitario non riesce a eliminare il virus e, quindi, l’infezione persiste per anni. L’infezione cronica da HBV può dar luogo a cirrosi, una malattia cronica e degenerativa del fegato spesso priva di sintomi nelle fasi iniziali. In tal caso il tessuto sano viene progressivamente sostituito da tessuto fibroso, caratterizzato da una minore capacità di svolgere le normali funzioni a carico di quest’organo (per esempio la digestione degli alimenti e il metabolismo dei farmaci). La cirrosi può portare a tumore del fegato e, in particolare, a carcinoma epatocellulare che, a oggi, rappresenta oltre l’80-90% di tutti i casi di tumore primitivo del fegato ed è una delle principali cause di morte per tumore nel mondo.
Nei bambini, minore è l’età e meno frequente è la guarigione spontanea dall’epatite B acuta e maggiore è invece la progressione verso l’epatite B cronica. In particolare, il rischio di cronicizzazione è dell’80-90% se l’infezione è contratta nel primo anno di vita e del 30-50% se contratta tra il primo e il quarto anno di età.
La maggior parte delle persone guarite dall’infezione acuta da HBV è immune per il resto della vita, come avviene per altre malattie virali, come il morbillo, la parotite e la rosolia.
Per prevenire l’infezione da HBV è utile evitare comportamenti e situazioni a rischio, tra cui assumere sostanze stupefacenti iniettabili, avere rapporti sessuali senza uso del profilattico, avere più partner sessuali e convivere con un portatore del virus senza mettere in atto comportamenti preventivi adeguati. In ogni caso è raccomandato vaccinarsi contro l’epatite B. Infatti, da diversi decenni abbiamo a disposizione un vaccino anti-epatite B, sicuro ed efficace al 95-100% nel prevenire l’infezione. Il vaccino viene somministrato tramite un’iniezione intramuscolare, da solo o insieme ad altre vaccinazioni.
Secondo i dati raccolti in circa 30 anni, la durata della protezione contro la malattia data dalla serie completa di dosi previste per la vaccinazione anti-epatite B è nell’ordine dei decenni, probabilmente prossima a tutta la vita.
Va notato che la vaccinazione anti-epatite B è una strategia efficace per prevenire anche l’infezione dal virus dell’epatite D (HDV) in quanto l’HDV è un cosiddetto virus satellite, cioè necessita della presenza di un altro virus (in questo caso l’HBV) per replicarsi. Quindi, bloccando l'HBV con il vaccino, si blocca anche la possibilità di infezione da HDV, prevenendo danni epatici gravi e il rischio di tumore.
La vaccinazione anti-epatite B è obbligatoria e gratuita per tutti i nuovi nati dal 1991 e rientra nel calendario delle vaccinazioni pediatriche. Viene somministrata con il vaccino esavalente (che include le vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae di tipo b ed epatite B). Il calendario vaccinale attualmente in vigore prevede un ciclo di 3 dosi a 2, 4 e 10 mesi di vita.
Ai bambini nati da madre con infezione da HBV cronica è necessario somministrare una prima dose del vaccino anti-epatite B monovalente entro 12-24 ore dalla nascita. Inoltre, per una protezione immediata dei bambini nati da madre con infezione da HBV cronica, è iniettata anche una soluzione di immunoglobuline umane specifiche anti-epatite B, cioè anticorpi diretti contro l’HBV, in contemporanea alla prima dose del vaccino anti-epatite B ma in una zona diversa del corpo. La seconda dose del vaccino anti-epatite B monovalente è somministrata a un mese di distanza dalla prima. La terza dose (che andrà effettuata dal sessantunesimo giorno) e la quarta dose del vaccino anti-epatite B per i bambini nati da madri con infezione da HBV cronica verranno somministrate con il vaccino esavalente, seguendo il normale calendario vaccinale.
Infine, la vaccinazione anti-epatite B viene raccomandata anche a bambini e ragazzi che non fossero stati vaccinati nel primo anno di vita perché provenienti da altri Paesi, e viene effettuata con 3 dosi.
Anche i soggetti adulti non vaccinati da piccoli, pagando un prezzo contenuto, possono ricevere la vaccinazione in 3 dosi, di cui la seconda dopo un mese e la terza a distanza di 6 mesi dalla prima dose. Il vaccino anti-epatite B è inoltre consigliato e somministrato gratuitamente a tutte le persone a rischio se non vaccinate in precedenza (tra cui operatori sanitari e personale di assistenza degli ospedali e delle case di cura, persone conviventi con portatori cronici del virus dell’epatite B, operatori di pubblica sicurezza, persone che necessitano di numerose trasfusioni di sangue, soggetti in dialisi). Infine, il vaccino anti-epatite B può essere somministrato alle donne in gravidanza, se suscettibili e con rischi di esposizione in atto.
Il vaccino anti-epatite B riesce a stimolare la risposta del sistema immunitario dell’organismo come meccanismo di difesa contro possibili infezioni da HBV perché contiene una molecola (denominata antigene) normalmente presente sulla superficie del virus dell’epatite B, che le nostre difese imparano a conoscere per poi attaccarla quando dovesse verificarsi l’infezione. Contenendo solo una parte dell’HBV, il vaccino anti-epatite B non può produrre la malattia.
La maggior parte dei soggetti che ricevono il vaccino non manifesta alcun effetto indesiderato. Come tutti i farmaci, i vaccini possono comportare rischi potenziali. Nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi di lieve entità (febbre, mal di testa, arrossamento e dolore nel sito di iniezione del vaccino) che si risolvono spontaneamente nel giro di 2 giorni. Reazioni più serie sono possibili ma rare; per esempio, le reazioni allergiche gravi sono rarissime (1,1 casi su circa 1.000.000 di dosi somministrate). A titolo precauzionale, dopo la somministrazione di ogni vaccino si consiglia di restare in osservazione per circa 15 minuti presso il centro vaccinale. Inoltre, come accade per le altre vaccinazioni, il vaccino anti-epatite B non deve essere utilizzato nelle persone con ipersensibilità nota ai suoi componenti o in quelle che hanno già avuto reazioni dopo precedenti somministrazioni.
Le persone con malattie lievi in atto possono, in genere, essere vaccinate in sicurezza; quelle che hanno malattie di entità moderata o grave devono invece attendere di essere guarite prima di sottoporsi alla vaccinazione anti-epatite B, in base alla valutazione del medico.
L’epatite B è un’infezione del fegato causata dal virus HBV, che può manifestarsi in forma acuta o, in alcuni casi, diventare cronica. L’infezione spesso non dà sintomi evidenti, ma può comunque essere trasmessa ad altre persone attraverso il contatto con fluidi corporei infetti. Quando l’infezione persiste nel tempo può provocare danni epatici gravi e il tumore del fegato.
La vaccinazione contro l’epatite B è una misura fondamentale di prevenzione del tumore del fegato, perché impedisce l’infezione da HBV, che è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo della cirrosi, che può portare a un carcinoma epatocellulare.
La protezione garantita dal ciclo completo di vaccinazione contro l’epatite B dura molto a lungo: come mostrano gli studi sul tema, l’immunità persiste per decenni ed è probabilmente efficace per tutta la vita, senza la necessità di effettuare dei richiami nella popolazione generale.
In Italia la vaccinazione anti-epatite B è nel calendario vaccinale pediatrico ed è obbligatoria e gratuita per tutti i nuovi nati dal 1991. Questa strategia ha permesso di ridurre in modo significativo la diffusione dell’infezione nella popolazione.
Il vaccino anti-epatite B contiene solo una parte del virus, sufficiente a stimolare la risposta del sistema immunitario senza poter causare la malattia. Nella maggior parte dei casi non provoca effetti indesiderati, mentre eventuali reazioni sono in genere lievi e transitorie. Gli eventi avversi gravi sono molto rari.
Amalia Forte
Articolo pubblicato il:
22 gennaio 2026