Tumore del seno: esami e controlli consigliati

Di tumore del seno oggi si muore meno che in passato, grazie anche ai continui progressi della medicina e agli screening per diagnosi precoce tramite la mammografia.

Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2022

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Autopalpazione

L’autopalpazione è un esame che ogni donna può effettuare comodamente a casa propria. Si tratta di una pratica che permette di conoscere profondamente l’aspetto e la struttura normale del seno e quindi di poter cogliere precocemente qualsiasi cambiamento. In particolare l’esame si svolge in due fasi: l’osservazione, che permette di individuare mutazioni nella forma del seno o del capezzolo, e la palpazione, che consente di scoprire la presenza di piccoli noduli che prima non c’erano.

Quando si parla di autopalpazione si pensa soprattutto a un esame per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma in realtà anche altri segnali, come retrazioni o cambiamenti dell’aspetto della pelle, perdite di liquido dai capezzoli o variazioni nella forma della mammella, devono spingere a consultare un medico.

A partire dai 20 anni, l’esame può essere effettuato una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno dall’inizio del ciclo, per le donne prima della menopausa. Rispettare questi tempi è importante poiché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, e si potrebbero di conseguenza creare, in alcuni casi, equivoci o falsi allarmi.

È bene ricordare che, oltre agli ormoni, anche l’età, il peso corporeo, la familiarità e l’uso di contraccettivi orali influenzano la struttura del seno che, a volte, si presenta particolarmente densa e difficile da valutare correttamente con l’autoesame. L’autopalpazione, infatti, rappresenta un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non è sufficiente e deve essere abbinata al controllo da parte del medico e agli esami consigliati.

Visita senologica

La visita senologica consiste nell’esame clinico completo del seno da parte di un medico specializzato. È un’analisi semplice e indolore che viene effettuata nello studio del medico senza l’ausilio di particolari strumenti. Questo tipo di valutazione è importante e anche se non è in genere sufficiente a formulare una diagnosi precisa, può essere comunque utile a chiarire situazioni sospette e poco chiare.

Prima di cominciare l’esame vero e proprio delle mammelle, il senologo si occupa dell’anamnesi, ovvero della raccolta di informazioni importanti a formulare una diagnosi: l’eventuale presenza di casi di tumore del seno in famiglia, l’età di comparsa del primo ciclo mestruale e della menopausa, eventuali gravidanze passate o in corso, le abitudini alimentari e le terapie ormonali assunte (contraccettivi orali, uso di terapie ormonali per l’infertilità e di terapie ormonali sostitutive in menopausa).

Solo dopo aver portato a termine questa fase si può procedere con l’esame clinico propriamente detto, che inizia con l’osservazione e termina con la palpazione. In pratica il medico compie tutti quei gesti che ogni donna dovrebbe compiere mensilmente nel corso dell’autopalpazione.

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Mammografia

La mammografia è una radiografia del seno effettuata con una radiazione a bassissima dose, in modo da mettere in evidenza eventuali calcificazioni, noduli o formazioni che meritano un approfondimento diagnostico. È considerato un esame di screening, cioè viene consigliato a un’intera fascia di popolazione che risponde a determinati criteri, identificati attraverso studi epidemiologici, al fine di individuare un tumore della mammella nella fase iniziale. La mammografia è indicata, secondo le norme ministeriali italiane, per tutte le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, con cadenza biennale. Poiché vi è discussione sull’opportunità di ampliare le età coinvolte dallo screening, in alcune regioni si sta sperimentando lo screening anche tra i 45 e i 74 anni.

Sulla base di una valutazione individuale, il medico può prescrivere l’inizio dello screening a partire dai 45 anni o anche prima (per esempio, in caso di familiarità per il tumore del seno), e può combinare l’esecuzione della mammografia con l’ecografia mammaria (specie nelle pazienti più giovani e con seno denso o con molte cisti).

Perché lo screening sia efficace è importante rivolgersi a centri con una consolidata esperienza in questo campo. L’intelligenza artificiale aiuta sempre più a leggere velocemente e automaticamente le immagini radiografiche. Tuttavia non bisogna sottovalutare l’importanza dei medici, che più hanno pratica ed esperienza e più sono capaci di discernere e interpretare ciò che mostrano le immagini.

La ricerca sta andando nella direzione di offrire screening mammografici sempre più adattati alle caratteristiche individuali delle donne che vi si sottopongono. A tal proposito, un progetto internazionale (che coinvolge anche diversi centri italiani) ha l’obiettivo di confrontare donne che seguono l’attuale strategia standard di screening mammografico, adottata nei rispettivi Paesi, e donne che, invece, seguono una strategia di screening personalizzato, in cui il tipo di esame e la frequenza vengono definiti sulla base del rischio individuale. Le circa 85.000 donne tra i 40 e i 70 anni che parteciperanno allo studio saranno monitorate per 4 anni e i risultati sono attesi per la fine del 2026.

Ecografia mammaria

L’ecografia mammaria è un esame rapido e indolore, che non comporta l’esposizione a radiazioni, poiché utilizza una sonda a ultrasuoni che permette di studiare la densità del tessuto.

L’ecografia mammaria è usata per esaminare lo stato della ghiandola in caso di fibroadenomi, mastopatia fibrocistica o altri disturbi benigni. La tecnica è vantaggiosa specialmente in caso di un seno giovane e denso, poiché, a differenza della mammografia, permette di visualizzare eventuali alterazioni anche in tali condizioni.

Non esistono linee guida condivise sull’uso dell’ecografia mammaria, bensì indicazioni su base individuale. L’esame è consigliato una volta all’anno alle donne con seno denso, con noduli e cisti (come nella mastopatia), fino al raggiungimento della menopausa, quando il cambiamento del tessuto rende più indicata la mammografia. In assenza di sintomi (come, per esempio, la comparsa di un nodulo oppure di alterazioni superficiali del seno) non ci sono indicazioni all’uso dell’ecografia come esame di screening. Nel caso di seni con un tessuto particolarmente denso, l’ecografia va a completare (e mai a sostituire) l’esame mammografico, perché la densità rende la lettura della mammografia più difficile.

  • Agenzia Zoe

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