Cancro: cosa vuol dire fare diagnosi

Ci sono diversi tipi di diagnosi: precoce, delle recidive e del tumore sintomatico.

Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2018

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Diagnosi precoce

Fare diagnosi precoce significa individuare un tumore in fase iniziale, quando ancora non si è diffuso in altri organi tramite metastasi. In genere è più semplice trattare un tumore nei primi stadi: gli interventi chirurgici possono essere più circoscritti e le terapie farmacologiche meno pesanti, con una conseguente migliore qualità della vita del paziente.

La diagnosi precoce in oncologia può essere casuale, quando per esempio il tumore viene individuato grazie a un esame effettuato per altri motivi e non con lo scopo specifico di cercare un cancro. Più spesso la scoperta precoce di alcuni tra i tumori più diffusi, come seno, collo dell'utero, colon, avviene nell'ambito di un programma di screening di popolazione.

In Italia, secondo le indicazioni del Ministero della Salute, il Servizio sanitario nazionale fornisce gratuitamente accertamenti per la diagnosi precoce oncologica di questi tipi di tumore:

  • tumore del senomammografia ogni due anni per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni;
  • tumore del collo dell'utero: il test HPV da eseguire ogni anno a partire dai 30 anni sta gradualmente sostituendo il Pap test, che è ancora raccomandato ogni tre anni per le donne più giovani;
  • tumore del colon-retto: per uomini e donne ricerca del sangue occulto nelle feci ogni anno tra i 50 e i 75 anni; se il primo esame risulta positivo, si esegue una colonscopia; in caso di familiarità per questo tumore si consiglia una colonscopia ogni cinque anni dopo i 50 anni.

Le modalità e l'adesione delle autorità sanitarie regionali a queste campagne di screening possono variare a seconda del territorio.

La differenza tra prevenzione primaria e secondaria: la diagnosi precoce

La diagnosi precoce permette di individuare tumori molto piccoli e non ancora diffusi agli organi vicini, per cui l’esito delle cure in molti casi è migliore o addirittura risolutivo, ma il tumore è comunque già presente. Si parla in questo caso di prevenzione secondaria. Quando si parla invece di prevenzione primaria, si intendono una serie di comportamenti o terapie attuati allo scopo di evitare che il tumore si formi. Il concetto di diagnosi precoce si sovrappone in larga parte a quello di prevenzione secondaria, anche se ci sono sottili differenze, ma non deve essere confuso con quello di prevenzione primaria.

Vediamo degli esempi che ci possono aiutare a comprendere meglio i concetti.

Tumore del colon-retto

Per il tumore del colon-retto la prevenzione primaria consiste fondamentalmente in una dieta ricca di fibre, frutta e verdura e povera di grassi, carni rosse e lavorate, insieme a un peso corporeo tenuto sotto controllo anche grazie all'esercizio fisico.
La diagnosi precoce, prevenzione secondaria, si effettua con esami specifici, come la ricerca periodica di sangue occulto nelle feci o la rettosigmoidoscopia dopo i 50 anni, o anche prima in presenza di una storia familiare di cancro colon rettale o malattie che predispongono alla formazione di tumori intestinali, come per esempio le poliposi adenomatose ereditarie.

Tumore del collo dell'utero

Lo screening con il Pap test, oggi sempre più spesso sostituito dal test HPV, è stato un importantissimo mezzo di prevenzione secondaria, perché ha permesso di abbattere nei Paesi occidentali la mortalità per tumore della cervice uterina, tramite la diagnosi precoce sia del tumore stesso, sia delle lesioni precoci che predispongono a questa malattia. Oggi abbiamo a disposizione uno strumento di prevenzione primaria, la vaccinazione anti HPV, che previene l’infezione da parte dei ceppi virali responsabili dell’insorgenza del tumore.

La diffusione degli screening per la diagnosi precoce ha permesso di migliorare notevolmente la sopravvivenza e di ridurre la mortalità per diversi tipi di cancro, soprattutto il tumore del seno, del colon-retto e del collo dell'utero. Purtroppo però questi risultati positivi non valgono per tutti i tipi di tumore.

In alcuni casi ci si trova in presenza di un tumore che cresce e si diffonde con una rapidità tale che individuarlo nelle sue fasi più precoci non porta alcun vantaggio in termini di riduzione della mortalità per il paziente. È quanto accade, per esempio, in alcune forme di tumore polmonare a rapida metastatizzazione: individuarli precocemente non incide sulla mortalità.

In altri casi invece, come per esempio in alcuni carcinomi prostatici, il tumore si sviluppa molto lentamente e inoltre gli strumenti di diagnosi precoce sono imprecisi. Per questa ragione le autorità sanitarie internazionali non raccomandano di sottoporre gli uomini sopra i 50 anni alla misurazione del PSA, antigene prostatico specifico, in assenza di sintomi. Diversi studi hanno infatti dimostrato che l'aumento del PSA può indicare infiammazioni, infezioni, forme tumorali benigne o cancri che crescono talmente lentamente che è improbabile che si manifestino nella vita del paziente. Altri esperti sono comunque favorevoli allo screening di popolazione poiché la diagnosi precoce, anche di un tumore a crescita lenta, renderebbe possibili interventi più precisi e mirati.

Sopravvivenza e mortalità

Quando si parla dell'efficacia della diagnosi precoce si fa spesso confusione tra aumento della sopravvivenza e riduzione della mortalità nella popolazione che aderisce allo screening. Di certo gli screening di diagnosi precoce hanno permesso di individuare un numero maggiore di tumori e di ridurre in genere l'età nella quale il tumore viene diagnosticato. Tuttavia a volte i tumori diagnosticati con diagnosi precoce, in fasce d’età escluse dagli screening, per esempio nelle persone più anziane, sono poco aggressivi e verosimilmente avrebbero causato pochi problemi ai pazienti anche se fossero stati diagnosticati successivamente. In altre parole, in certi casi può accadere che viene anticipata la diagnosi, ma la storia del tumore e dell’effetto sui pazienti non cambia molto: aumenta il numero di anni di vita dopo la diagnosi precoce di cancro (e questo è un aumento della sopravvivenza), ma non si vive più a lungo in termini assoluti (la mortalità rimane la stessa).

In sintesi, diagnosticare la malattia ai primi stadi è fondamentale in alcuni tipi di tumore, ma non porta grossi vantaggi in caso di tumori a rapida crescita, che danno metastasi già nelle fasi iniziali, o in quelli a crescita lentissima, che in alcune categorie come gli anziani non fanno in tempo a essere realmente pericolosi. Resta il problema di distinguere i tumori a crescita lenta da quelli più aggressivi, una distinzione che la ricerca non è ancora in grado di fare per tutti i pazienti e i tipi di cancro.

La diagnosi precoce delle recidive

Al termine dei cicli di trattamento prescritti dall’oncologo dopo l'individuazione del tumore è importante continuare a sottoporsi a periodici esami di controllo. Questi esami costituiscono infatti lo strumento più importante per una diagnosi precoce nel caso di eventuali recidive, cioè nel caso il tumore si ripresenti.

Per molti tumori uno dei controlli più utilizzati è la valutazione dei livelli di particolari marcatori tumorali, sostanze prodotte dal tumore e presenti nel sangue. Per esempio, una paziente che ha affrontato in precedenza un trattamento per tumore ovarico si dovrà sottoporre a prelievi di sangue per il dosaggio di un marcatore chiamato CA125; nel caso, invece, di un uomo con un precedente carcinoma della prostata si andrà a valutare il livello di PSA. I controlli, semplici prelievi di sangue, devono essere effettuati a intervalli di tempo abbastanza ravvicinati nel periodo immediatamente successivo al trattamento del tumore primario, per diventare poi sempre meno frequenti con gli anni in caso non si verifichino variazioni significative.

Se invece i livelli dei marcatori aumentano, sarà il medico a suggerire l'intervento più adatto. Oltre alla valutazione dei livelli dei marcatori tumorali esistono altri esami utili a diagnosticare in modo precoce le recidive: ogni tumore ne prevede alcuni specifici, dalla TC alla radiografia, dalla colonscopia all'ecografia eccetera. Per questo invitiamo il lettore a consultare la scheda relativa al tumore di suo interesse nella sezione Guida Tumori di questo sito.

La diagnosi del tumore sintomatico

Quando un tumore dà segno di sé, perché dà sintomi, la diagnosi non può più definirsi precoce. Gli esami utilizzati per individuarne la presenza, la gravità e le caratteristiche istologiche e genetiche variano moltissimo in base alla sede o al tessuto coinvolto. Per sapere meglio quali sono gli esami diagnostici consigliati per ciascun tipo di tumore e il loro significato si rimanda alle schede sulle singole patologie tumorali presenti in questo sito.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Autori:

    Agenzia Zoe