5 cose da sapere sull’immunodepressione

Ultimo aggiornamento: 3 marzo 2026

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Quali condizioni compromettono il sistema immunitario, cosa significa nascere e convivere con le difese indebolite e quali sono le prospettive di cura di oggi e di domani.

Il sistema immunitario è la nostra prima linea di difesa contro infezioni e malattie. Quando però le sue capacità si riducono, il rischio di ammalarsi aumenta, e anche disturbi comuni possono trasformarsi in problemi seri. L’immunodepressione può avere cause diverse, per esempio di tipo genetico, oppure possono essere legate a particolari malattie o a terapie. La sua gestione richiede attenzione e strategie mirate. Ecco 5 aspetti fondamentali da conoscere per orientarsi tra sintomi, cure e prospettive della ricerca.

1. Che cosa significa essere immunodepressi

In condizioni normali, il nostro sistema immunitario agisce come un esercito composto da tanti tipi di cellule e molecole, le cui funzioni e azioni sono altamente integrate e regolate. Grazie a queste componenti il sistema immunitario riconosce e combatte gli invasori provenienti dall’esterno, come virus, batteri e funghi, ma anche alterazioni interne come i tumori. Nelle persone immunodepresse questo esercito è indebolito: ha una capacità ridotta di difendere l’organismo dalle infezioni e dalle patologie in generale. In alcuni casi non riesce a riconoscere il “nemico”, in altri a fare fronte comune, in altri ancora è a corto di cellule e molecole di segnalazione. In queste condizioni il rischio è che malattie come le infezioni o i tumori possano prendere il sopravvento, cosa meno probabile per le persone con un sistema immunitario sano.

Nel linguaggio medico l’immunodepressione è chiamata anche immunocompromissione, a indicare in generale una ridotta efficienza del sistema immunitario, mentre il termine immunosoppressione viene usato quando questa condizione è legata a terapie o trattamenti specifici.

2. I sintomi più comuni

L’immunodepressione non dà sintomi specifici e si manifesta soprattutto attraverso infezioni più frequenti o più gravi del normale, dalle quali si guarisce più lentamente. Per esempio, si sospetta che il sistema immunitario sia indebolito quando infezioni come bronchiti, polmoniti, gastroenteriti sono ricorrenti, insolitamente prolungate o con complicazioni, o nei casi in cui questi problemi richiedono di frequente assistenza medica, poiché la maggior parte delle persone supera questi problemi senza particolari difficoltà.

 

 

Chi è immunodepresso può soffrire di febbri ricorrenti e affaticamento, andare facilmente incontro a perdita di peso involontaria, avere i linfonodi ingrossati e dopo le vaccinazioni (e qui servono specifici esami per stabilirlo) non sviluppare gli opportuni anticorpi.

Anche il tipo di infezione può essere indicativo: un segnale sono infatti le infezioni insolite o opportunistiche, che non affliggono le persone con difese immunitarie nella norma. Tra le patologie spia di un sistema immunitario in crisi ci sono polmonite da Pneumocystis, infezioni sintomatiche da Citomegalovirus, alcune infezioni fungine in forma particolarmente grave, ma anche infezioni importanti da Herpes simplex o Campylobacter.

3. Perché si sviluppa l’immunodepressione

All’origine di un sistema immunitario deficitario possono esserci cause diverse, che comportano condizioni più o meno temporanee e che possono incidere in una varietà di modi sulla salute e sulle condizioni di vita dei pazienti. Sono dette immunodeficienze primitive le malattie che hanno un’origine in una o più alterazioni dei geni. Ne è un esempio la sindrome di Wiskott-Aldrich, in cui alcune mutazioni genetiche determinano alterazioni a carico di una proteina necessaria alle funzioni dei linfociti B e T, essenziali nella risposta immunitaria (per esempio per la produzione di anticorpi). Un altro esempio è la sindrome di DiGeorge, che in molti casi comporta un mancato o un anomalo sviluppo del timo, la ghiandola deputata alla maturazione dei linfociti T.

Molte di queste immunodeficienze sono trasmesse per via ereditaria e si manifestano nei primi mesi dopo la nascita. In alcuni casi, invece, pur essendo congenita, la condizione dà sintomi ed è clinicamente identificabile solo nell’età adulta. Tutte colpiscono pochissimi pazienti, per cui sono considerate malattie rare. Tuttavia, nell’insieme sono più di 300 le patologie in cui il sistema immunitario perde o vede ridotta la propria funzionalità e l’incidenza globale complessiva è attorno a 1 caso ogni 2.000 persone (probabilmente sottostimata per la mancata uniformità dei criteri di diagnosi).

Nonostante le conoscenze sul tema siano cresciute in misura rilevante nell’ultimo ventennio, possono trascorrere anni (circa 5 per gli adulti, 2,5 per i bambini) dall’insorgenza dei primi sintomi fino alla diagnosi. Inoltre, sono numerose le immunodeficienze primitive che non hanno ancora un riconoscimento ufficiale, e questo limita inevitabilmente la raccolta sistematica delle informazioni.

Le immunodeficienze secondarie, più frequenti, si sviluppano nel corso della vita come conseguenza di alcuni disturbi e condizioni o specifici trattamenti e terapie. Nel primo caso esse possono derivare, per esempio, da alcuni tumori, in particolare da quelli che colpiscono le cellule del midollo osseo, il sistema linfatico e il sistema immunitario, come le leucemie, i linfomi e il mieloma multiplo. Un difetto nella funzionalità del sistema immunitario può essere causato, inoltre, da malattie metaboliche, come il diabete, e dalla malnutrizione.

Le immunodeficienze secondarie possono anche essere una conseguenza di infezioni batteriche o virali. La più nota forma di immunodeficienza è dovuta al virus HIV, le cui principali cellule bersaglio sono specifici linfociti T. Grazie alle terapie disponibili, tuttavia, la carica virale può essere tenuta molto bassa e i pazienti possono condurre una vita sostanzialmente normale.

Il sistema immunitario può essere compromesso o inibito anche dai trattamenti contro alcune malattie. È il caso dei farmaci, detti appunto immunosoppressori, impiegati per contrastare gli effetti di alcune patologie autoimmuni, come l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla, e di alcuni tumori. Si è inoltre particolarmente suscettibili alle infezioni in seguito ai trapianti, quando lo stato di immunodepressione viene indotto da medicinali per evitare un rigetto dell’organo trapiantato che, se riconosciuto come estraneo all’organismo, è attaccato dal sistema immunitario stesso.

Anche l’avanzare dell’età può ridurre l’efficienza del sistema immunitario, mentre, tra i comportamenti a rischio, è noto da tempo che fumare inibisce le capacità di rispondere in modo appropriato alle malattie.

4. Come si gestisce l’immunodepressione e quali cure esistono

Alcune delle patologie all’origine delle immunodeficienze secondarie possono essere prevenute (l’infezione da HIV, per esempio, con l’uso del preservativo) o trattate (come l’AIDS, molti tumori e il diabete). Ma si interviene anche cercando di prevenire le infezioni con i vaccini. Quando insorge un’infezione la si cura somministrando antibiotici, antivirali, antifungini o antiparassitari, a seconda della causa. Infine, laddove è possibile, si possono a volte sostituire parti lese o mancanti del sistema immunitario. Per la riduzione del rischio di infezioni nelle persone con carenza di anticorpi si somministrano, per esempio, immunoglobuline, che si ottengono dal sangue di chi ha un sistema immunitario sano. Esiste in alcuni casi anche la possibilità di intervenire con il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, indicato in alcuni pazienti con problemi particolarmente gravi. In certi casi è invece possibile infondere specifiche cellule del sistema immunitario prelevate dai pazienti e modificate geneticamente in laboratorio.

5. Quali sono le prospettive e in che direzione va la ricerca

Una delle strade più promettenti della ricerca in questo settore è la terapia genica, con cui si cerca di correggere specifiche anomalie genetiche per esempio nelle immunodeficienze primarie per rendere più funzionali le risposte immunitarie. Tra gli altri, sono buoni e duraturi i risultati ottenuti nel corso della sperimentazione estesa di una terapia genica per la ADA SCID, una malattia rara che colpisce i bambini, in cui un difetto genetico non permette di produrre un enzima essenziale per la maturazione e il funzionamento dei linfociti. La terapia, approvata in UE nel 2016, è del tipo ex-vivo, cioè la correzione avviene all’esterno dell’organismo del paziente. Le cellule staminali ematopoietiche vengono prelevate, modificate in laboratorio per correggere il deficit enzimatico e poi reinfuse. A gennaio 2026, subito dopo l’approvazione da parte della statunitense Food and Drug Administration (FDA), la Commissione europea ha dato il via libera all’immissione in commercio della terapia genica per la sindrome di Wiskott-Aldrich.

Sono in fase di studio anche terapie innovative con farmaci biologici e immunomodulatori. Inoltre, la ricerca è attiva sul fronte dello sviluppo di vaccini per chi convive con deficit immunitari. Le risposte immunitarie attenuate nelle persone immunocompromesse richiedono infatti innovazione nella progettazione e nelle strategie di somministrazione.

  • Alice Pace

    Giornalista scientifica freelance specializzata in salute e tecnologia, anche grazie a una laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche e un dottorato in nanotecnologie applicate alla medicina. Si è formata grazie a un master in giornalismo scientifico presso la Scuola superiore di studi avanzati di Trieste e una borsa di studio presso la Harvard Medical School di Boston. Su Instagram e su Twitter è @helixpis.