Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2026

Titolo originale dell'articolo: The Definition of Cure in Colon Cancer. A Pooled Analysis of 15 Randomized Clinical Trials
Titolo della rivista: JAMA Oncology
Data di pubblicazione originale: 2 ottobre 2025
Uno studio ha cercato di definire dopo quanti anni i pazienti con colon-retto al secondo e terzo stadio si possono considerare guariti.
Dal tumore al colon-retto al secondo e terzo stadio ci si può considerare guariti circa 6 anni dopo la diagnosi. È quanto emerge da una ricerca internazionale, sostenuta per la parte italiana da Fondazione AIRC e coordinata da Alberto Sobrero, dell’Università di Torino, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista JAMA Oncology. “Lo studio è nato da anni di esperienza come medico, in cui mi sono accorto che, nonostante il concetto di guarigione sia fondamentale, viene raramente affrontato in modo diretto dalla comunità scientifica ed esiste una grande confusione al riguardo” racconta Sobrero.
La parola guarigione è complessa da definire, perché può avere diversi significati. Per esempio, per un paziente può voler dire smettere i trattamenti, mentre continuano gli esami di controllo, oppure tornare alla vita precedente alla malattia. Trovare una definizione unica diventa ancora più difficile per alcuni tumori, come quello al colon-retto al secondo o terzo stadio, che possono ripresentarsi dopo l’operazione chirurgica e la chemioterapia. Il rischio di ricadute non è facile da gestire, sia per i pazienti, sia per la comunità medico-scientifica, che ricorre a vari parametri per capire e affrontare la situazione nel modo più efficace.
In genere, per parlare di guarigione si considera la sopravvivenza generale, l’“overall survival” (OS), con cui si indicano le probabilità di sopravvivere dopo la diagnosi o il trattamento della malattia. Pur essendo un parametro importante, può generare confusione, perché include tutte le cause di decesso, comprese quelle non legate al tumore in modo diretto. In altri casi si ricorre alla sopravvivenza senza ricadute, in inglese “progression-free survival” (PFS). “Questo parametro permette di considerare solo due possibilità nel percorso di un tumore: la ricaduta o il superamento della malattia” spiega Sobrero. “In questo modo è possibile escludere altre cause confondenti e avvicinarsi più possibile alla definizione di guarigione.”
Il gruppo di ricerca guidato da Sobrero, quindi, per capire quando si può parlare di guarigione, ha studiato dopo quanto tempo si azzera o quasi il rischio di ritorno della malattia. Per farlo, ha paragonato i dati di circa 35.000 pazienti con tumore al colon-retto al secondo o al terzo stadio, provenienti da 15 studi clinici. Da analisi statistiche è emerso che i primi 2 anni successivi all’operazione chirurgica sono il momento con maggiori probabilità di ricadute, che in media si presentano in meno di un caso ogni 10 persone. Superato questo periodo di tempo, la probabilità diminuisce in modo graduale fino a raggiungere quasi lo zero, ma presenta una piccola crescita dopo 12-13 anni. “Un aumento delle ricadute così tanto tempo non ha alcun senso da un punto di vista logico e biologico. Il dato dimostra che questi numeri sono dovuti alla confusione nel definire cosa sono le ricadute” commenta Sobrero.
Il gruppo si è quindi focalizzato sul valore più basso: le probabilità di ricaduta sono inferiori allo 0,5% dopo 6-7 anni dalla terapia. In seguito a dibattiti e discussioni, i ricercatori hanno deciso di considerare questa percentuale di rischio abbastanza bassa da indicare uno stato di guarigione. “Considerare insieme tutti i dati dei pazienti nelle sperimentazioni cliniche oltre un certo limite di tempo è molto complesso. Abbiamo dovuto trovare una soluzione pragmatica” conclude Sobrero. “A un paziente che è stato operato per tumore al colon-retto al secondo o terzo stadio direi che si può considerare guarito dopo 6 o 7 anni dalla diagnosi.”
Camilla Fiz