Un passo innovativo per la cura del tumore al seno triplo-negativo

Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2026

Un passo innovativo per la cura del tumore al seno triplo-negativo

Titolo originale dell'articolo: Risk stratification and relapse pattern in triple-negative breast cancer with pathological complete response after neoadjuvant treatment: the European GAMBIT real-world study

Titolo della rivista: Nature Communications

Data di pubblicazione originale: 24 giugno 2026

Una parte delle pazienti con tumore al seno triplo-negativo che risponde bene alle terapie corre un rischio di recidiva più alto del previsto. I risultati di uno studio sostenuto da AIRC mostrano come sia possibile individuare questi casi con due strumenti già di uso comune in clinica.

Una minoranza di pazienti con tumore al seno-triplo negativo sviluppa una recidiva dopo aver risposto in modo positivo alle terapie. Ora sappiamo come identificare questi casi e potremmo imparare a curarli al meglio, grazie ai risultati di uno studio clinico coordinato da Maria Vittoria Dieci, dell’Università di Padova. I risultati sono stati pubblicati a giugno 2026 sulla rivista Nature Communications. Due parametri usati in clinica, la valutazione dello stato dei linfonodi e l’ammontare di linfociti che hanno infiltrato il tumore, possono aiutare a prevedere quali pazienti svilupperanno una recidiva qualche anno dopo essersi sottoposte alle terapie. Lo studio è stato possibile grazie alla collaborazione di una ventina di centri ospedalieri in Italia e all’estero e al sostegno di Fondazione AIRC.

Tra i vari tipi di tumore al seno, quelli classificati come triplo negativo sono i più difficili da curare, dato che tendono a crescere in fretta, a formare metastasi e a resistere alle terapie. Da qualche anno, però, per queste pazienti è disponibile un trattamento che combina chemioterapia e immunoterapia, prima dell’operazione chirurgica. Sulla base della risposta a queste cure, si presentano due diverse situazioni. Se non si rilevano più tracce della malattia nel tessuto asportato, cioè si raggiunge la cosiddetta risposta patologica completa, le pazienti sono considerate a basso rischio di recidiva e vanno incontro a una de-intensificazione della terapia. Se invece si rintracciano residui della malattia, il rischio rimane più elevato e il trattamento aumenta di intensità.

“Dai dati a disposizione sapevamo che rimane sempre una percentuale di pazienti che, nonostante abbia avuto una risposta patologica completa, sviluppa recidive della malattia entro i primi anni successivi al trattamento” commenta Dieci. “Senza cercare sistemi troppo sofisticati, abbiamo provato a vedere se con strumenti classici fosse possibile capire qualcosa in più sulla prognosi di questi casi.” Il gruppo ha così considerato due parametri che vengono usati normalmente in clinica, ma che non erano mai stati valutati per distinguere sottogruppi diversi tra le pazienti con tumore al seno triplo-negativo che presentano una risposta patologica completa dopo la chirurgia. Da tempo è fondamentale valutare l’interessamento dei linfonodi in prossimità del tumore per determinarne lo stadio. Inoltre, la quantità di linfociti che hanno infiltrato il tumore (Tumor-Infiltrating Lymphocytes, TIL) indica se il sistema immunitario è presente nell’area neoplastica, dove può svolgere un’attività antitumorale.

Lo studio clinico è stato condotto analizzando casi del cosiddetto “mondo reale” (“real world” in inglese) retrospettivamente, cioè in base a dati già esistenti. I ricercatori hanno valutato i casi di circa 2.500 pazienti con tumore al seno triplo-negativo trattate nella pratica clinica standard, senza i criteri di selezione tipici degli studi clinici sperimentali. Ricercatrici e ricercatori hanno svolto analisi statistiche, focalizzandosi su una porzione del campione, che includeva quasi 700 casi, di cui erano disponibili tutti i dati clinici necessari. Hanno così scoperto che i due parametri citati sono validi per individuare un sottogruppo di pazienti a prognosi peggiore tra coloro che presentano una risposta patologica completa alla terapia.

Secondo i risultati raccolti, se al momento della diagnosi vengono misurati bassi livelli di TIL e un interessamento dei linfonodi, le pazienti potrebbero sviluppare recidive, soprattutto al sistema nervoso centrale e anche se risponde bene ai trattamenti. In questo sottogruppo, inoltre, la sopravvivenza generale a 5 anni dalla diagnosi è di quasi l’86%, ovvero di 10 punti percentuali inferiori a quella delle altre pazienti.

Per confermare i risultati, ora il gruppo di ricerca sta allargando le proprie collaborazioni per studiare gruppi più ampi di pazienti, soprattutto nel contesto dell’attuale terapia neoadiuvante di riferimento, che prevede la combinazione di chemioterapia e immunoterapia. Tra le pazienti con tumore al seno triplo-negativo e risposta patologica completa, riuscire a differenziare prognosi migliori e peggiori aiuterebbe a capire a chi rivolgere cure più intense e a chi invece de-intensificare la terapia. L’utilizzo dei due parametri per guidare il trattamento delle pazienti sarebbe infine facilitato dal fatto che sono già di uso comune in clinica.

Referenza

  • Camilla Fiz

    Scrive e svolge attività di ricerca nell’ambito della comunicazione della scienza. Proviene da una formazione in comunicazione della scienza alla SISSA di Trieste, in biotecnologie molecolari all’Università degli studi di Torino e in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi della stessa città. Oggi è PhD student in Science, Technology, Innovation and Media studies presso l’Università di Padova e collabora con diversi enti esterni. Il suo sito: https://camillafiz.wordpress.com/