Ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2026

Titolo originale dell'articolo: A High-Fiber Plant-Based Diet in Myeloma Precursor Disorders – Results from the 2 NUTRIVENTION Clinical Trial and Preclinical Vk*MYC Model
Titolo della rivista: Cancer Discovery
Data di pubblicazione originale: 4 dicembre 2025
Frutta, legumi e verdura possono rallentare la progressione del mieloma multiplo da una forma asintomatica a una forma particolarmente severa, secondo i risultati di un progetto di ricerca sostenuto da AIRC.
Il cibo non è solo nutrimento, ma anche salute. Mangiare grandi quantità di fibre, come frutta e verdura, può ritardare la progressione del mieloma multiplo da una forma non sintomatica, detta in gergo medico “smoldering”, a una manifesta e non sempre facile da curare. È quanto emerso dal lavoro di ricerca del gruppo coordinato da Matteo Bellone all’Ospedale San Raffaele di Milano, in collaborazione con il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, negli Stati Uniti. I dati sono stati pubblicati sulle riviste Nature communications e Cancer Discovery.
Quando dagli esami del sangue e ulteriori approfondimenti si scopre di avere un mieloma multiplo “smoldering”, ovvero la malattia in fase ancora asintomatica, ci si trova ad affrontare una notevole incertezza. Vi è infatti la possibilità che la situazione rimanga stabile oppure che peggiori e a oggi non esistono criteri per prevedere in quali pazienti, in media 1 su 10, la malattia evolverà nella forma più seria. Le cure per il mieloma, tra cui la chemioterapia, alcune terapie mirate e il trapianto autologo di midollo, sono a oggi riservate ai pazienti con malattia sintomatica. Per i pazienti asintomatici e, per così dire, in attesa, la ricerca e la medicina hanno finora offerto opzioni limitate, anche perché gli studi clinici sono stati finora pochi.
Qualcosa è iniziato a cambiare circa 15 anni fa, nel contesto di un progetto AIRC “5 per mille”. In quel periodo Federico Caligaris-Cappio era a capo del Dipartimento di ematologia al San Raffaele – in seguito sarebbe diventato Direttore scientifico di AIRC. Nell’ambito di tale programma di ricerca, alcuni studi si erano focalizzati su animali di laboratorio in cui era stato possibile riprodurre in parte il mieloma multiplo “smoldering” umano. Si trattava di sistemi di studio sviluppati originariamente negli Stati Uniti. Bellone, che era coinvolto nel programma AIRC “5 per mille”, cominciò ad analizzare il ruolo del sistema immunitario nel corso dell’evoluzione del mieloma, dalla forma asintomatica a quella severa. Negli anni successivi, con il suo gruppo ha scoperto che il microbiota, l’insieme di microrganismi presenti nell’intestino e altre parti del corpo, può influire sulla numerosità delle cellule infiammatorie Th17 del sistema immunitario e influenzare l’evoluzione della malattia.
“Ci sono stati diversi colpi di fortuna nel nostro percorso” commenta Bellone. Tra le migliaia di microrganismi presenti nel microbiota, i ricercatori hanno scoperto che una specie batterica, la Prevotella melaninogenica, può persino rallentare la progressione del mieloma, grazie a un’analisi della letteratura e a esperimenti di laboratorio. Un altro esempio è stata la collaborazione tra il gruppo di Bellone e quello di Urvi Shah, oncoematologa presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, negli Stati Uniti. “Ci siamo incontrati casualmente a una conferenza” continua il ricercatore. “Abbiamo iniziato a chiacchierare e ci siamo accorti che stavamo studiando lo stesso argomento, ma con due approcci diversi: il nostro di tipo biologico, il loro clinico.”
Negli ultimi anni il gruppo di Bellone ha studiato in profondità l’effetto della P. melaninogenica nel mieloma multiplo “smoldering”. Con il suo gruppo ha compreso che il batterio metabolizza le fibre assunte con la dieta e produce alcune molecole, come il butirrato, che interferiscono con le cellule Th17, e quindi con lo sviluppo del mieloma. In animali di laboratorio trattati con una dieta ricca di fibre, le probabilità che il mieloma “smoldering” evolva nella forma severa si sono ridotte di circa il 40%.
Negli Stati Uniti, invece, i ricercatori hanno effettuato una sperimentazione clinica, chiamata NUTRIVENTION: per 3 mesi, una ventina di pazienti con mieloma multiplo “smoldering” o in una fase ancora precedente, la cosiddetta gammopatia monoclonale di significato incerto, ha ricevuto e consumato pasti pronti contenenti una porzione misurata di fibre. I primi dati dello studio hanno mostrato alcuni benefici nel ridurre l’infiammazione senza particolari effetti collaterali, e lasciano presumere un effetto positivo nel rallentamento della malattia.
Bellone ora ha in programma di condurre uno studio simile in Italia. “Al posto di consegnare scatole di cibo già pronte, abbiamo deciso di raccomandare ai pazienti di mangiare almeno 40 grammi di fibre al giorno” spiega il ricercatore. Si tratta di una quantità superiore a quella raccomandata di solito, che si aggira sui 30 grammi e corrisponde a circa 5 porzioni di cibi ricchi di fibre, come frutta, verdura e legumi. Se i risultati dello studio clinico saranno positivi, e se saranno validati in studi clinici più ampi, questo approccio potrebbe permettere ai pazienti di affrontare meglio l’incertezza della progressione del mieloma multiplo “smoldering” in modo pratico e non invasivo.
Camilla Fiz