I linfociti più attivi contro il tumore del polmone potrebbero essere utilizzati nell'immunoterapia

I linfociti più attivi contro il tumore del polmone potrebbero essere utilizzati nell'immunoterapia

La citometria a flusso a 30 parametri traccia l'identikit delle cellule immunitarie infiltrate nel tumore, identificando i linfociti che possono infiltrare il cancro del polmone. L'obiettivo è ottimizzare le strategie di immunoterapia.

Titolo originale dell'articolo: High-dimensional single cell analysis identifies stem-like cytotoxic CD8+ T cells infiltrating human tumors

Titolo della rivista: Journal of Experimental Medicine

Data di pubblicazione originale: 28 agosto 2018

La citometria a flusso a 30 parametri è la più recente evoluzione di una tecnica in uso da alcuni decenni per contare e distinguere cellule del sangue. Grazie agli ultimi sviluppi un gruppo di ricercatori dell’Humanitas Research Hospital di Rozzano ha caratterizzato molto dettagliatamente un tipo di cellule del sistema immunitario capace di infiltrare tumori umani e bersaglio di alcune immunoterapie. Tale caratterizzazione rappresenta un passo importantissimo per rendere sempre più efficiente l'immunoterapia.

“Le cellule in questione sono i linfociti T di tipo CD8. Ne esistono molti sottotipi diversi, con caratteristiche molecolari e funzioni immunitarie differenti” spiega l'immunologo Enrico Lugli, a capo dell'équipe che ha condotto il lavoro, realizzato con il sostegno di AIRC e i cui risultati sono stati pubblicato sul Journal of Experimental Medicine. Per studiare meglio questi sottotipi, Lugli e colleghi hanno appunto utilizzato, per la prima volta in Italia e una delle prime in Europa, un tipo di citometria a flusso in grado di analizzare contemporaneamente 30 parametri.

La tecnica funziona come una sorta di setaccio che, grazie a fasci di luce laser, distingue e separa cellule marcate in precedenza con speciali sostanze fluorescenti. Queste ultime funzionano come bandierine di segnalazione specifiche per ogni tipo cellulare: cellule con caratteristiche diverse vengono marcate con molecole diverse e diventano così riconoscibili singolarmente. Più marcatori si usano – 30 in questo caso - e più si riescono a caratterizzare le cellule. “In realtà – precisa Lugli – altre tecnologie permettono di misurare un numero di marcatori anche più elevato di questo, ma sono limitate dal fatto che l'analisi può distinguere al massimo qualche migliaio di cellule. Il nostro approccio permette invece di distinguere milioni di cellule, il che consente di descrivere eventi anche molto rari”.

I ricercatori hanno analizzato una cinquantina di campioni di tumore del polmone, provenienti da pazienti con la malattia che si erano sottoposti a intervento chirurgico. Studiando le cellule presenti in questi campioni, hanno scoperto varie sottopopolazioni di linfociti T CD8, alcune delle quali più attive di altre dal punto di vista della difesa immunitaria contro il tumore. “Abbiamo osservato che le cellule più attive erano più abbondanti quando la malattia era in fase iniziale” precisa Lugli. Ora l'obiettivo della ricerca è capire se queste cellule possano essere utilizzate in trattamenti di immunoterapia, ed eventualmente come potenziarne l’effetto antitumorale.

Considerata la quarta arma terapeutica in oncologia, dopo la chirurgia, la radio e la chemioterapia, l’immunoterapia è stata, tra l’altro, la scoperta premiata con il Nobel per la medicina o la fisiologia nel 2018.

  • Autori:

    Valentina Murelli

  • Data di pubblicazione:

    28 agosto 2018