Leucemia mieloide acuta: il lato oscuro dell’interferone

Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2022

Leucemia mieloide acuta: il lato oscuro dell’interferone

Titolo originale dell'articolo: Release of IFN-γ by acute myeloid leukemia cells remodels bone marrow immune microenvironment by inducing regulatory T cells

Titolo della rivista: Clinical Cancer Research

Data di pubblicazione originale: 29 marzo 2022

Scoperto un nuovo meccanismo che permette alla leucemia mieloide acuta di sfuggire al sistema immunitario: si basa su una via biochimica attivata dall’interferone gamma prodotto dalle cellule tumorali.

Gli interferoni sono proteine appartenenti a una famiglia di molecole del sistema immunitario. Ben nota è la loro capacità, in presenza di virus, batteri patogeni o cellule tumorali, di stimolare la risposta immunitaria e promuoverne così l’eliminazione. Questo, almeno, nella maggioranza dei casi. Ci sono però eccezioni, come mostrano i risultati, apparsi sulla rivista Clinical Cancer Research, di uno studio sulla leucemia mieloide acuta condotto presso l’Istituto di ematologia, IRCCS Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna. Lo studio, reso possibile dal sostegno di Fondazione AIRC, è stato diretto da Michele Cavo e coordinato da Antonio Curti, dello stesso istituto, e da Marilena Ciciarello, dell’Istituto di genetica molecolare del CNR di Bologna. La ricerca si è avvalsa inoltre della fondamentale collaborazione di altri gruppi, tra i quali quello di Mario Colombo e Sabina Sangaletti dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.

Nel progetto i ricercatori si sono occupati in particolare dei meccanismi che permettono a un tumore – in questo caso la leucemia mieloide acuta – di sfuggire alla risposta immunitaria dell’organismo. “Sappiamo” spiega Curti “che alcune forme di leucemia mieloide acuta presentano un notevole aumento di linfociti T regolatori (Treg). Sono cellule che di norma attenuano le risposte immunitarie per evitare che diventino eccessive e, dunque, controproducenti. Se sono troppe, però, impediscono al sistema immunitario di attivarsi in modo efficace contro il tumore. Obiettivo della nostra ricerca è stato capire se l’interferone gamma possa avere un ruolo nell’aumento dei linfociti Treg.

Combinando vari esperimenti – dalle analisi su campioni di pazienti a studi con cellule in coltura e con animali di laboratorio – Curti e colleghi hanno scoperto che in alcuni pazienti le cellule leucemiche possono produrre in modo autonomo interferone gamma. Questo spinge particolari cellule che compongono il microambiente tumorale all’interno del midollo osseo a produrre una molecola chiamata IDO1, che a sua volta induce l’aumento dei linfociti T regolatori. È dunque un finissimo dialogo tra le cellule tumorali e quelle del microambiente a conferire all’interferone gamma, tradizionalmente associato all’attivazione del sistema immunitario, un ruolo di immuno-soppressore. “Ora ci proponiamo di capire se la produzione di interferone gamma da parte delle cellule leucemiche possa fungere da marcatore per predire la risposta dei pazienti all’immunoterapia, così da indirizzarli alla terapia di volta in volta più efficace” afferma Curti. “Inoltre stiamo cercando strategie che possano bloccare in modo specifico questo meccanismo di evasione dal sistema immunitario e che potrebbero pertanto costituire nuove prospettive terapeutiche.”