Ecco la proteina che mette le ali al glioblastoma

Ecco la proteina che mette le ali al glioblastoma

L'integrina alfa 7 è responsabile della migrazione delle cellule staminali tumorali dalla sede primaria. Bloccarla può arrestare la diffusione di questo aggressivo tumore cerebrale

Titolo originale dell'articolo: Integrin α7 Is a Functional Marker and Potential Therapeutic Target in Glioblastoma

Titolo della rivista: Cell Stem Cell

Data di pubblicazione originale: 1 gennaio 1970

La proteina integrina alfa 7 è un potenziale bersaglio terapeutico per arrestare la crescita del glioblastoma. La scoperta, compiuta da un gruppo di ricercatori coordinati da Ruggero De Maria, direttore dell'Istituto di Patologia generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, apre la strada a una nuova potenziale strategia per colpire uno dei più aggressivi tumori cerebrali.

Identificare la proteina ha richiesto ai ricercatori una procedura molto laboriosa: "Abbiamo dapprima colpito le cellule staminali tumorali con migliaia di diversi anticorpi", racconta De Maria che, anche grazie al sostegno di AIRC, da anni studia la capacità delle cellule staminali del cancro di diffondersi ad altri organi. "In un secondo momento abbiamo individuato l'anticorpo più efficace nel contrastare la crescita tumorale. A quel punto ci siamo concentrati sul bersaglio colpito dall'anticorpo arrivando così a scoprire il ruolo dell'integrina alfa 7".

Una proteina finora mai studiata nel glioblastoma e che invece ha una grande importanza nella migrazione delle cellule staminali tumorali. "Abbiamo capito che l'integrina alfa 7 gioca un ruolo essenziale e interagisce con un'altra proteina, la laminina, che le staminali tumorali sono in grado di produrre", illustra De Maria. È come se fosse un'accoppiata ruote-rotaie che lo stesso tumore è in grado di costruire da sé e che sfrutta per diffondersi nel cervello.

Nello studio i cui risultati sono pubblicati sulla rivista Cell Stem Cell il gruppo ha inoltre scoperto che bloccando l'integrina alfa 7, con appositi anticorpi o inattivando il gene responsabile della sua produzione, le cellule staminali tumorali non riescono a migrare e smettono di proliferare andando progressivamente incontro a morte. "Tradurre questi risultati in farmaci utilizzabili negli esseri umani non è semplice", avverte De Maria. "Il cervello è protetto dalla barriera emato-encefalica che impedisce il passaggio di sostanze estranee quali potrebbero essere gli anticorpi per bloccare la proteina. Al di là dell'immediato impiego clinico, però, aver scoperto che la migrazione dipende da questa integrina è già un importante traguardo".

  • Autori:

    Antonino Michienzi

  • Data di pubblicazione:

    8 luglio 2017