La biopsia liquida scopre quando il cancro “si rilassa”

Sospesa la terapia, le mutazioni che rendono il tumore al colon metastatico resistente alle cure tornano a diminuire. La scoperta dell'IRCCS di Candiolo e del Niguarda Cancer Center di Milano potrebbe aprire nuove strade nel trattamento della malattia.

Titolo originale dell'articolo: Pazopanib plus weekly paclitaxel versus weekly paclitaxel alone for platinum-resistant or platinum-refractory advanced ovarian cancer (MITO 11): a randomised, open-label, phase 2 trialClonal evolution and resistance to EGFR blockade in the blood of colore

Titolo della rivista: Nature Medicine

Data di pubblicazione originale: 1 giugno 2015

Testo

Se si interrompe la terapia mirata, il tumore del colon metastatico abbassa le difese che aveva alzato contro i farmaci. Le mutazioni del suo DNA, che gli avevano permesso di aggirare l'effetto dei trattamenti a bersaglio molecolare, cominciano a calare. La scoperta, che si è guadagnata le pagine della rivista scientifica Nature Medicine, è stata ottenuta, con il sostegno di AIRC, grazie alla "biopsia liquida" messa a punto all'IRCCS di Candiolo (Torino), in collaborazione con il Niguarda Cancer Center di Milano. Il test infatti permette, con un semplice prelievo di sangue, di esaminare il DNA rilasciato nella circolazione sanguigna dalle cellule tumorali, evitando così la necessità di fare una biospia, ossia una piccola operazione per rimuovere un pezzo di tessuto. Il test, che è stato ribattezzato "biopsia liquida", è il frutto della perseveranza di una giovane dottoranda, la prima autrice dello studio, Giulia Siravegna, che ha lavorato a questo progetto per quattro anni. Con la biopsia liquida è possibile monitorare l'andamento della malattia durante il trattamento, individuando precocemente il momento in cui il tumore impara a neutralizzarne l'effetto. "E ora anche di capire quando, sospesa la terapia, il cancro 'si rilassa', tornando vulnerabile" spiega Siravegna.

Lo studio è stato condotto in un centinaio di pazienti trattati con due farmaci a bersaglio molecolare, il cetuximab e il panitumumab: "Abbiamo dimostrato per la prima volta che, in alcuni casi, alla sospensione delle terapie corrisponde anche una riduzione del DNA mutato in circolo" dice Andrea Sartore-Bianchi, dell'Oncologia clinica molecolare di Niguarda, che insieme ad Alberto Bardelli, direttore della ricerca di base dell'istituto piemontese, ha coordinato il lavoro. "Tecnicamente non abbiamo ancora la prova che si riduca anche il numero di cellule tumorali che nel corso del tempo avevano sviluppato meccanismi di resistenza alle terapie, ma è probabile che sia così".

"La ricerca mostra che l'evoluzione dei cloni cellulari resistenti non procede in maniera lineare e irreversibile, ma è dinamica e risente dell'esposizione ai farmaci" spiega Bardelli. "Questi esercitano una pressione selettiva che favorisce alcune cellule a svantaggio di altre. In particolare, i livelli di mutazione del gene KRAS, che rendono inefficaci le cure, oscillano in relazione alla presenza o meno dei medicinali cetuximab e panitumumab". "Riuscire ad individuare con tempismo, grazie al nostro test, la 'finestra' in cui le cellule sono più suscettibili, permetterà di capire qual è il momento migliore per riprendere le terapie, migliorando così la strategia terapeutica" conclude Salvatore Siena, Direttore dell'Oncologia Falck di Niguarda.

  • Autori:

    Agenzia Zadig

  • Data di pubblicazione:

    1 giugno 2015