Chemio a intervalli ridotti per le donne con cancro al seno luminale di tipo B

Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2022

Chemio a intervalli ridotti per le donne con cancro al seno luminale di tipo B

Titolo originale dell'articolo: Effect of dose-dense adjuvant chemotherapy in hormone receptor positive/HER2-negative early breast cancer patients according to immunohistochemically defined luminal subtype: an exploratory analysis of the GIM2 trial

Titolo della rivista: European journal of cancer

Data di pubblicazione originale: 4 luglio 2020

Il cosiddetto regime “dose-dense”, che prevede di effettuare la chemioterapia ogni due settimane invece che ogni tre, offre maggiori benefici alle donne con il sottotipo di tumore del seno a più alta velocità di replicazione

Nel 2015, in uno studio i cui risultati erano stati pubblicati sulla rivista the Lancet, il Gruppo italiano mammella (GIM) aveva proposto uno schema di somministrazione ‒ chiamato “dose-dense” ‒ per le donne con tumore al seno in fase iniziale. Lo schema prevedeva per queste donne cicli di chemioterapia adiuvante a intervalli più stretti, ogni due settimane, e per un periodo complessivamente più breve. La sperimentazione, che aveva coinvolto oltre duemila donne, aveva dimostrato che lo schema intensivo offre maggiori benefici contro le ricadute e in termini di sopravvivenza rispetto allo schema convenzionale, che prevede la somministrazione della chemio ogni tre settimane per un periodo più lungo.

Nel tempo, diverse altre ricerche hanno affinato le conoscenze su questo tema, mostrando per esempio i grandi benefici di questo approccio nelle donne più giovani che non sono sensibili alla terapia ormonale, così come l’assenza di rischi aggiuntivi sulla fertilità. L’ultimo studio portato avanti dal GIM, i cui risultati sono stati pubblicati di recente sullo European Journal of Cancer, si è concentrato invece sui tumori positivi per i recettori ormonali, mostrando che il tipo di cancro della mammella in cui si osservano i maggiori benefici è quello luminale di tipo B.

“I tumori al seno di tipo luminale si caratterizzano per il fatto di avere recettori ormonali e per questo le pazienti, dopo la chemioterapia, si sottopongono anche al trattamento ormonale” spiega la coordinatrice della ricerca Lucia Del Mastro, direttrice della Breast Unit dell’IRCCS Ospedale policlinico San Martino di Genova e professore associato della Scuola di specialità in oncologia medica dell’Università degli Studi di Genova. “Esistono due tipi di cancro luminale (A e B), che si differenziano principalmente per la velocità a cui si riproducono: le cellule di quelli di tipo A tendono a essere a bassa velocità di replicazione, mentre le cellule di quelli di tipo B si replicano a velocità maggiore e per questo sono spesso più aggressive. Nonostante siamo ormai consapevoli delle differenze biologiche tra i due tipi di tumore, spesso vengono trattati nello stesso modo” aggiunge del Mastro.

Per questa ragione, i ricercatori, con lo studio, hanno voluto capire se questi due tipi di tumore hanno una diversa sensibilità ai trattamenti chemioterapici e in particolare allo schema “dose-dense”. La ricerca, che ha preso in considerazione circa mille donne, ha confermato la maggiore efficacia del regime di somministrazione “dose-dense” rispetto a quello standard in termini di probabilità sia di ricadute della malattia sia di riduzione della mortalità. Tuttavia, il vantaggio è risultato diverso tra le due forme di cancro. In particolare, a trarre maggiori benefici dallo schema “dose-dense” sono le donne con tumore al seno di tipo luminale B, in cui si osserva un vantaggio del 28 per cento in termini di sopravvivenza senza ripresa della malattia e del 39 per cento in termini di sopravvivenza globale.

“Il messaggio conclusivo di questa analisi è che le pazienti con tumori luminali B dovrebbero essere trattate con la chemioterapia ‘dose-dense’” dice ancora Del Mastro.

Ci sono comunque alcune differenze nel profilo di tossicità tra i due schemi: “C’è una maggiore incidenza di anemia con lo schema “dose-dense” e una minore incidenza di neutropenia” spiega Del Mastro. “Complessivamente, i benefici giustificano i rischi”.