Un nuovo possibile bersaglio contro il tumore del pancreas

Scoperto un meccanismo che promuove la crescita della forma più comune di cancro del pancreas, agendo sul microambiente circostante. Al centro c'è una proteina che potrebbe rappresentare il bersaglio per nuove terapie.

Titolo originale dell'articolo: BAG3 promotes pancreatic ductal adenocarcinoma growth by activating stromal macrophages

Titolo della rivista: Nature Communications

Data di pubblicazione originale: 1 gennaio 1970

Ci sono voluti molti esperimenti e il coinvolgimento di oltre 30 ricercatori di vari Paesi, ma alla fine il risultato ottenuto è di quelli davvero significativi: la scoperta di un meccanismo in grado di promuovere la crescita del tumore del pancreas. Meccanismo che potrebbe rappresentare un nuovo bersaglio per la terapia di una malattia che è oggi tra le più temibili. A coordinare la ricerca, eseguita con il contributo fondamentale di AIRC, sono stati Maria Caterina Turco, dell'Università di Salerno, e Vincenzo De Laurenzi, dell'Università di Chieti e Pescara, che hanno concentrato la loro attenzione su una proteina chiamata BAG3.

Il primo passo è stato scoprire che in cellule di adenocarcinoma duttale pancreatico, la forma più diffusa di tumore del pancreas, erano presenti concentrazioni elevate di questa proteina, che è invece assente nelle cellule pancreatiche normali. Esperimenti condotti in vitro con linee cellulari hanno quindi permesso di capire che BAG3 viene rilasciata dalle cellule tumorali nel microambiente circostante, dove va a legarsi alla superficie di cellule del sistema immunitario, in particolare dei macrofagi. Il legame attiva i macrofagi, spingendoli a produrre sostanze che incentivano la crescita e la diffusione del cancro. "In altre parole, BAG3 aiuta il tumore agendo nel microambiente che lo circonda: un'ulteriore conferma di quanto sia importante la relazione tra il cancro e ciò che gli sta intorno" sottolinea Turco.

Non è tutto. I ricercatori hanno anche sviluppato anticorpi contro BAG3, cioè molecole in grado di inattivare il suo legame con i macrofagi, e sono andati a vedere che cosa succedeva somministrandoli a topi con il tumore. "Ebbene, abbiamo verificato che nei vari modelli animali utilizzati, queste molecole riescono a bloccare o ridurre sia la crescita del cancro del pancreas sia la formazione di metastasi. Ora le stiamo ottimizzando per l'utilizzo negli esseri umani: un'attività che richiederà 12-18 mesi". A quel punto, il passo successivo sarà la sperimentazione in clinica. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications.

  • Autori:

    Valentina Murelli

  • Data di pubblicazione:

    1 novembre 2015