“Vedere i miei due figli insieme è stata la mia prima grande vittoria”

“Vedere i miei due figli insieme è stata la mia prima grande vittoria”

Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2018

Valentina è riuscita a diventare mamma nonostante un cancro al seno e la chemioterapia in gravidanza.

La sua è una di quelle storie che danno grande speranza, perché Valentina è riuscita a combattere un tumore e a dare alla luce la sua bambina senza perdersi mai d’animo, trovando proprio in sua figlia la forza per affrontare il difficile percorso di cure. Tutto ha inizio ai primi di agosto del 2009: Valentina ha 37 anni e una mattina, lavandosi, si accorge di avere un nodulo al seno. Allarmata, si reca in un laboratorio di analisi private a fare un’ecografia, dove la rassicurano dicendole che non è niente. “Se adesso ci penso sono ancora arrabbiata. Il tempo nella cura dei tumori è fondamentale e con quella risposta non ho più dato importanza a quel nodulo. Anche perché nel frattempo avevo altro a cui pensare.”

Valentina, infatti, ha appena scoperto di essere incinta. “Ero felicissima. E poi era una bambina. Io avevo già un maschietto, Matteo, di un anno e quattro mesi. Ora sarebbe arrivata la sorellina.” Durante una delle visite di controllo, Valentina parla di quel nodulo al seno alla sua ginecologa, che insiste per farla visitare subito da uno specialista. I timori sono confermati dalla diagnosi: carcinoma “triplo negativo”, uno dei più aggressivi e difficili da curare. I medici decidono per un intervento immediato.

“I giorni tra la biopsia e l’intervento sono stati i più duri. Bisognava vedere se c’erano già delle metastasi, io ero terrorizzata.” Ma l’operazione va bene: il tumore viene rimosso e fortunatamente i linfonodi intorno sono puliti. È un primo successo. “In qualche modo quell’intervento mi ha ridato speranza, ce la potevo fare.” Ora però Valentina deve affrontare le cure, estremamente problematiche durante una gravidanza. “Insieme a chi mi curava, abbiamo analizzato tutte le possibilità. Ero alla ventiseiesima settimana, aspettare la nascita della bimba non era possibile, ci voleva ancora troppo tempo, le cure andavano iniziate subito. Anche far nascere la bambina era troppo pericoloso. Sarebbe stata troppo prematura, le speranze di sopravvivenza erano davvero minime. Così abbiamo deciso per una terza soluzione: iniziare le cure durante la gravidanza, interromperle per far nascere la bambina, e poi riprenderle” Il 18 gennaio 2010 Valentina fa il primo ciclo di chemioterapia, una chemioterapia studiata appositamente per lei. “Per ridurre il più possibile i danni alla bambina, il farmaco era molto diluito e mi veniva iniettato in maniera lentissima. Di solito un ciclo di chemio si fa in un’ora. Io lo facevo in 72 ore. Entravo in ospedale il lunedì e uscivo il giovedì. Ed ero sempre tenuta sotto controllo.”

È il 4 marzo 2010 quando nasce Anna. Pesa 2,100 kg, e sta bene. Ha qualche problema di insufficienza respiratoria, ma dopo dieci giorni può già uscire dall’ospedale. Valentina è molto sollevata. “Non ci potevo credere. Era andato tutto bene. Ma non è stato un miracolo, sono state la bravura e la capacità dei medici che mi hanno seguito”. La settimana dopo il parto, Valentina riprende i cicli di chemioterapia. “Devo dire che, a parte la prima volta, ho avuto la fortuna di non stare troppo male. Certo ho perso tutto, capelli, ciglia, sopracciglia. Quello è stato un trauma. Ma non mi importava. L’importante era che Anna stesse bene. E anche io. E poi avevo di che tenermi occupata. Matteo aveva quasi due anni e Anna era appena nata: non avevo tanto tempo per pensare”

A un anno di distanza dalla scoperta della malattia, il suo percorso di cure finisce: oggi Valentina si sottopone a controlli periodici, ma sta bene. L’esperienza della malattia le ha fatto capire quanto sono importanti la ricerca e i medici che la portano avanti. “Per me è stato fondamentale l’aiuto dei medici che mi hanno avuto in cura: sono stati meravigliosi, non solo dal punto di vista professionale. Io sono una persona che vuole essere sempre informata, che fa molte domande, e loro mi hanno sempre risposto con sincerità e chiarezza. Umanamente mi sono stati vicino, e soprattutto mi hanno dato gli strumenti per poter affrontare con serenità il ciclo di cure. Senza di loro mi sarei sentita allo sbando, mi hanno dato coraggio e forza.”