“Il sogno di una gravidanza è solo rimandato”

“Il sogno di una gravidanza è solo rimandato”

Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2020

Laura ha dovuto interrompere una gravidanza per la diagnosi di tumore al seno, ma, grazie alla ricerca, al termine delle cure potrà avere un figlio naturalmente.

Era la mattina del 10 gennaio 2016. Laura si ricorda di quella giornata come nuvolosa, il mare particolarmente burrascoso e una strana sensazione che le stringe il cuore…

Qualche giorno prima aveva fatto una visita per una piccola pallina che aveva sentito sul seno e stava aspettando l’esito dell’esame, ma non riusciva più a resistere. Ha deciso allora di chiamare il medico prima che fosse lui a farlo: “Il mio ginecologo era generalmente una persona positiva, allegra, gioiosa, ma quel giorno aveva una voce strana. L’esito dell’esame era positivo, avevo un tumore al seno in stato già avanzato. La sera stessa sono dovuto andare in ambulatorio da lui per parlare di questo problema”.

 

Lo stesso giorno Laura però aveva ricevuto un’altra notizia: era in attesa di un bambino.

“La notizia più bella della mia vita, sapere di aspettare un bambino, è stata subito seguita dalla più brutta, quella della malattia.”

Dopo l’incontro con il medico, Laura chiama subito il padre: “Mio papà è l’uomo che chiamo sempre, sia quando sono felice sia quando ho un problema da risolvere. Sapevo che lui poteva darmi il giusto supporto in quel momento. Gli ho chiesto di non parlare subito con mia mamma, perché era una notizia enorme e volevo avere prima tutti i dettagli. Poi ho sentito mio marito Cristian, che è tornato subito a casa. Appena abbiamo scoperto la notizia del tumore non abbiamo parlato, ci siamo semplicemente abbracciati”.

 

Pochi giorni dopo la diagnosi di tumore Laura ha dovuto interrompere la gravidanza.

È stata indirizzata alla dottoressa Lucia Del Mastro, oncologa e ricercatrice AIRC presso il Policlinico San Martino di Genova. Lei le ha prospettato la possibilità di preservare la fertilità attraverso la crioconservazione dell’ovaio, in modo che Laura e Cristian potessero conservare la speranza di diventare un giorno genitori.

La chemio terapia è durata 6 mesi: “Ho affrontato tutto sempre con il sorriso, mi svegliavo al mattino e se stavo male mi truccavo tantissimo in modo che le persone non se ne potessero rendere conto. Lo consideravo una nuvola, una nuvola passeggera, che però poi passa”.

Durante tutto il periodo delle cure Laura ha continuato a mantenere una vita normale, è andata a lavorare e in palestra. Certo, con un po’ di limitazioni e di accortezze, ma senza rinunciare a nulla, fosse uscire il sabato sera, prendere un aperitivo con le amiche o fare un giro di shopping.

“Tutti, tutti sapevano tutto, non ho mai voluto nascondere nulla, non c’era nulla da cui vergognarsi, c’era solo da dire al mondo: sì, ho un cancro, però posso guarire!”

C’è una frase di Gandhi che Laura che ama molto: “Nella vita bisogna imparare a ballare sotto la pioggia, non bisogna aspettare che passi la tempesta. La tempesta è il sinonimo di 'ho un tumore, sono malata', mentre imparare a ballare significa continuare a vivere”.

I 6 mesi passano e Laura si trova a un momento cruciale, il giorno dell’intervento, quello che lei definisce la svolta. È il 20 luglio, l’operazione va bene e da quel momento Laura si sente rinata: “I capelli poi sono ricresciuti, ho cominciato a fare la radioterapia e ho ripreso possesso della mia vita. E anche la tempesta è passata”.

Laura per abitudine dà a ogni cosa un nome. Quando si è sottoposta all’intervento di asportazione dell’ovaio per la crioconservazione ha deciso che quella parte del suo corpo si sarebbe chiamata Anna.

“Anna significa la speranza, che non bisogna perdere, nonostante il tumore, la chemioterapia, nonostante tutte le problematiche. Terminate le cure ci sarà l’impianto del mio ovaio e io e Cristian potremo avere un figlio naturalmente.”