La storia di Giovanni

Legato a filo doppio alla storia della famiglia, Giovanni Amadio finanzia una borsa di studio intitolata alla mamma e al nonno come ponte verso il futuro.

Giovanni Amadio ci apre le porte della sua casa e delle sue memorie più preziose, con affetto e semplicità. Persona forte e pacata, sfoglia insieme a noi le foto di un album di famiglia e inizia il suo racconto: “Una famiglia compatta ma sfortunata”, la definisce subito.

Il nonno Florenzo Jaia, medico e filantropo, dopo il lavoro in ospedale operava gratuitamente i suoi pazienti, poi instancabile curava le sue vigne e disegnava.  Uomo “vulcanico e generoso”, ha dedicato tutte le sue energie – e anche un grande terreno – all’ospedale di Conversano, che oggi porta il suo nome.  La nonna era stata portata via dall’epidemia di spagnola. Sua mamma, rimasta orfana, e presto sola al mondo anche per la perdita del fratello durante la Seconda Guerra Mondiale, viene ricordata come una mamma perfetta. “Severa, ma affettuosa, non si lasciava sopraffare dalle passioni e mi ha sempre consigliato”.

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Il racconto di Giovanni Amadio si collega costantemente agli affetti familiari, alla custodia della loro memoria, per mantenerne vivo il ricordo. Figure che restano in primo piano anche nella sua scelta di donare: “Quando è morta mia mamma, per riempire il vuoto che ho provato, mi sono chiesto: cosa posso fare? Come posso portare avanti i progetti avviati da mio nonno?”. Arriva presto la risposta a questa domanda con un atto di amore e generosità: Giovanni fa una donazione importante, un gesto concreto per una causa che ritiene importantissima. “La ricerca scientifica in Italia, soprattutto in campo oncologico, ha davvero bisogno di essere potenziata, per questo ho deciso di fare testamento in favore di AIRC”.

“Poi però ho pensato che sarebbe bello vedere qualcosa di concreto fin da ora, per questo ho voluto finanziare anche una borsa di studio in memoria di mio nonno e di mia mamma. Amo la scienza e il progresso e tutto ciò che la mente umana contribuisce a evolvere”.

Per Giovanni, donare è una parola con molti significati: vuol dire dare un seguito ideale ai progetti del nonno, un vero pioniere, dare riconoscimento alla madre che lo ha sempre sostenuto e, ancora, un passaggio di testimone per valorizzare quanto di buono le generazioni precedenti hanno saputo creare. Infine, donare vuol dire dare un’opportunità ai giovani ricercatori ed essere utile per la società. La borsa di studio è il collegamento tra le sue care memorie e il futuro: “Sono contento di favorire un giovane che si specializza nella migliore oncologia italiana, e tutti quelli che trarranno beneficio dai suoi studi”.

Il nostro ospite ha molta fiducia nel lavoro di AIRC e sa cosa vuol dire combattere il cancro: a causa di un sarcoma che si era troppo esteso ha subito l’amputazione di una gamba, ma ha saputo mantenere un atteggiamento positivo: “Nella sfortuna sono stato fortunato, perché senza una gamba si può comunque vivere. Sono soddisfatto della mia vita”. La sua testimonianza per noi è un prezioso contributo: oltre a condividere i suoi beni materiali, Giovanni Amadio ci ha affidato le sue motivazioni, il suo esempio e la sua storia.