La storia della Famiglia di Mariaelena

Una donazione in memoria di Mariaelena per legare il suo nome a una causa – la ricerca sul cancro – in cui credeva con tutta sé stessa.

L’entusiasmo e la capacità di prendere tutto seriamente; la pazienza di aspettare il momento giusto senza forzare i tempi; la positività.

Così era Mariaelena e queste sono le qualità che la sua famiglia vorrebbe rimettere in circolo sostenendo l’attività dei ricercatori rientrati in Italia grazie a un finanziamento Start-up di AIRC.

Mariaelena è morta il 4 gennaio 2019 a 29 anni per un raro tumore ginecologico: «Era unica, una forza; faceva mille cose» ricorda la sorella minore Federica, che ci ha accolto con la mamma Melina e l’amica storica Valentina nella casa di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia.

Mamma professoressa di lingue, papà medico di famiglia, i Maio sono una famiglia felice.

«Avevamo tutto quello che una famiglia può desiderare. Realizzati sul lavoro, tre figlie eccezionali» racconta mamma Melina nel salone pervaso dall’odore di gardenia. «In pochi mesi avevamo festeggiato il matrimonio di Mariaelena, la laurea, poi i sessant’anni di mio marito: avevamo quasi pudore a mostrare tanta felicità.»

Ma in poche settimane cambia tutto: all’inizio del luglio 2018 una visita ginecologica rivela quello che ha tutto l’aspetto di essere un fibroma uterino. In realtà si tratta di un raro tumore maligno che in breve tempo si diffonde in tutto l’organismo.

Per Mariaelena comincia un periodo fatto di visite, ricoveri, quattro cicli di chemioterapia.

«In questi mesi – racconta Melina – ha continuato a vivere pienamente, nonostante la stanchezza. Era lei a darci la forza.»

Mariaelena non è una che si piange addosso. Il 26 settembre, per esempio, c’è da festeggiare il suo compleanno e quello di suo marito Matteo. Ma lei è in ospedale per il primo ciclo di chemio; allora decide di chiedere di usare una stanza vuota per tagliare lì la torta.

«Abbiamo pianto soltanto una volta, di fronte a un referto che continuava a mostrare la progressione del tumore» dice ancora la mamma. «“Ma io mi sento bene!” mi disse piangendo. Un attimo dopo, però, era già pronta a rincuorarmi.»

E per far sì che l’energia di Mariaelena continui a vivere la famiglia ha deciso di sostenere con una grande donazione il programma Start-up di AIRC, che punta a riportare in Italia  ricercatori capaci con meno di 35 anni sparsi per il mondo, consentendo loro di costruire un laboratorio e un team di ricerca nel nostro Paese.

Una donazione in memoria di Mariaelena per legare il suo nome a una causa – la ricerca sul cancro – in cui credeva con tutta sé stessa.

«Mi è piaciuta l’idea di aiutare giovani ricercatori bravissimi a rientrare in Italia» dice Melina che ricorda i sentimenti contrastanti che ha suscitato leggere il nome della figlia nel bando Start-up di AIRC di quest’anno. «Da un lato la tristezza di vedere il nome di Mariaelena in un elenco di persone scomparse. Dall’altro, però, ci ha reso orgogliosi e felici di renderci utili aiutando altre persone. Bisognerebbe sostenere la ricerca in modo più importante: è questa l’unica strada per trovare presto una cura.»