La storia dei parenti e degli amici di Monica

Un tumore raro ha portato via Monica a 27 anni, da poco terminati gli studi in Gran Bretagna col sogno di dirigere un ospedale. I genitori hanno lanciato una raccolta fondi in sua memoria che, dopo aver sostenuto una prima borsa di studio, ora contribuirà a finanziarne una seconda.

Nel salone della casa di Giovanni e Simonetta, ad Aprilia, Monica è dappertutto. Nella riproduzione del Bacio di Klimt dipinta quando Monica frequentava le scuole medie, nei diplomi incorniciati che mostrano i suoi traguardi nelle università londinesi, nelle mille foto che ripercorrono la sua vita che si è interrotta troppo presto. Monica è stata portata via da un tumore raro alla fine dell’estate del 2019, a 27 anni, ma in qualche modo il suo ricordo continua a vivere, non solo in chi l’ha conosciuta, ma anche attraverso una borsa di studio che sostiene l’attività di una giovane ricercatrice impegnata nella lotta al cancro.

 

 

A 17 anni decide di andare a studiare in Inghilterra per frequentare il quarto anno del liceo e trovando l’ambiente a lei più congeniale. Decide di trasferirvisi definitivamente e di finire lì il liceo per poi iscriversi all’università. “Sicuramente ero dispiaciuto per la partenza” ricorda Giovanni. “Ma ero contento e orgoglioso per l’esperienza che si accingeva a fare”.

Monica va avanti come un treno. Si laurea in medicina molecolare e biochimica, con il massimo dei voti si iscrive a un primo master all’Imperial College di Londra in Public Health e poi a uno in International Health Management. “Aveva ben chiaro cosa voleva e come arrivarci” ricorda Simonetta. “Desiderava dirigere un ospedale.”

La sua corsa, però, si ferma a fine giugno del 2019, mentre si trova a Sofia, in Bulgaria, per trascorrere una vacanza con i suoi genitori e far conoscere loro i genitori del suo fidanzato Metodi. “Da giorni non si sentiva bene, era stanca, aveva strani dolori, una febbricola la sera” ricorda Simonetta. Decidono di fare un controllo approfondito, da cui emerge un cancro al mediastino. Monica torna in Italia e si sottopone a diverse visite e a un intervento chirurgico per rimuovere la massa. Dopo attese che appaiono interminabili e una prima ipotesi di linfoma ‒ malattia brutta ma spesso curabile ‒ arriva la diagnosi che nessuno si aspettava: un rarissimo tumore al timo. Aggressivo, feroce. Che non lascia la possibilità nemmeno di impostare una terapia.

Siamo alla fine dell’estate; i medici capiscono che Monica non ha molto tempo: decidono di lasciare libero il secondo letto della sua stanza per consentire alla mamma di starle sempre accanto e permettono ai familiari di passare l’intera giornata con lei.

 

Monica si spegne il 22 settembre. Due mesi e mezzo dopo quel viaggio a Sofia in cui aveva scoperto di avere un cancro.

Per Simonetta e Giovanni inizia un’altra vita. “C’è un prima e un dopo Monica nella nostra vita” dice Simonetta. “Dei mesi immediatamente successivi alla sua morte non ricordo nulla. È come se fossi stata in un limbo. Ma poi abbiamo trovato la forza di reagire, sicuramente grazie a lei, al suo ricordo, ma anche alle tante lettere ricevute da amici, colleghi, compagni di master.”

Simonetta e Giovanni contattano AIRC e sul portale della Fondazione viene aperta una pagina in memoria di Monica per raccogliere fondi in favore della ricerca sul cancro.

 

I primi donatori sono Simonetta e Giovanni, che sostengono con regolarità la raccolta, poi a loro si affiancano le persone più vicine. Simonetta, intanto, si dà da fare: pubblicizza l’iniziativa nella sua attività commerciale e sui social network, ne parlano anche alcuni giornali locali. Non riesce invece a organizzare un evento in memoria di Monica per via della pandemia. Il Covid-19 blocca, inoltre, la cerimonia che a Londra l’università avrebbe voluto organizzare per consegnare ai genitori il diploma del secondo master di Monica. Anche i professori ed i colleghi del primo master di Monica avrebbero voluto organizzare una festa in suo onore, ma tutto è stato bloccato per il Covid-19.

Nonostante ciò, attraverso la pagina vengono raccolti 25.000 euro: sono sufficienti a finanziare una borsa di studio in memoria di Monica.

 

È bello vedere il suo nome associato a questa iniziativa. Mi dà forza, mi dà una ragione per andare avanti” dice Simonetta che, insieme a Giovanni, ha incontrato anche la ricercatrice destinataria della borsa di studio. Lucia Lisa Petrilli ha poco più di trent’anni e all’Ospedale Bambino Gesù a Roma è impegnata nello studio di un aggressivo tumore pediatrico del cervello contro cui oggi non è disponibile alcun trattamento.

È stata un’esperienza bellissima. Non solo visitare il laboratorio, ma anche vedere tanta passione. Mi ha fatto capire che fare ricerca non è semplicemente un lavoro. Ho avuto la sensazione di essere viva, una sensazione che non avevo più provato dopo la morte di Monica. Di più: era come se lei fosse con me, tenendomi una mano sulla sua spalla. Mi ha dato una forza enorme”, dice Simonetta.

Intanto la raccolta sulla pagina del sito airc.it continua e consente di mettere insieme una cifra importante, che andrà a sostenere un’altra borsa di studio in memoria di Monica Valenza.

 

La ricerca serve. Sono certa che Monica sarebbe felice” dice Simonetta.