Paolo Comoglio

Nato a Torino nel 1945, si è laureato in medicina e chirurgia all’Università di Torino, trasferendosi poi negli Stati Uniti, alla Washington University di St. Louis e successivamente alla University of Pennsylvania di Philadelphia. Tornato in Italia, è stato ordinario di istologia, prima all’Università di Trieste e poi a quella di Torino. Per quasi 20 anni è stato direttore scientifico dell’Istituto di Candiolo – Fondazione del Piemonte per l’oncologia – IRCCS, ricoprendo successivamente la carica di decano dell’Istituto. Dal 2020 dirige il laboratorio per lo studio della crescita invasiva dell’Istituto FIRC di oncologia molecolare a Milano.

Progetti seguiti

"Cancer of Unknown Primary (CUP): the archetype of metastatic disease"

Nome dell'istituzioneIFOM - Fondazione Istituto FIRC di Oncologia Molecolare
RegioneLombardia
Budget427.500 €
Tipo di progetto5 per Mille
Annualità2018 - 2025
Descrizione

Il programma è dedicato ai tumori con sede primitiva sconosciuta, vale a dire quelle neoplasie diagnosticate in fase metastatica e in cui è impossibile identificare un tumore dal quale le metastasi si sono originate. La ricerca ha l’obiettivo di verificare se questi tumori presentino peculiarità genetiche e di studiare i meccanismi molecolari che consentono loro di mantenere la capacità di invadere i tessuti dell’organismo. Comprendere a fondo i tumori con sede primitiva sconosciuta potrebbe offrire non soltanto nuove strategie terapeutiche per queste forme tumorali per cui oggi non esistono cure, ma anche chiarire i meccanismi che governano la formazione delle metastasi in altri tipi di cancro.

Novel MET genetic alterations: unexpected roles in cancer progression and resistance to targeted therapies

Nome dell'istituzioneIFOM - Fondazione Istituto FIRC di Oncologia Molecolare
RegioneLombardia
Budget0 €
Tipo di progettoIG
Annualità2019 - 2024
Descrizione

Il progetto di ricerca ha l’obiettivo di studiare il legame tra alterazioni a carico del gene MET e l’insorgenza di alcuni tumori che tendono a essere particolarmente invasivi. Il lavoro punta a descrivere nel dettaglio le diverse alterazioni a carico del gene MET e metterle in relazione con le modalità di sviluppo della malattia. Successivamente, si cercherà di verificare se molecole capaci di interferire con MET possano in questo modo contribuire ad arrestare la crescita del tumore, inibire la formazione di metastasi o prevenire lo sviluppo di resistenza ai trattamenti convenzionali.