Nata a Napoli nel 1980, si è laureata in biotecnologie presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II” e nello stesso ateneo ha conseguito anche il dottorato, svolgendo ricerche presso l’Istituto di genetica e biofisica (IGB). Ha poi proseguito la sua formazione in Spagna con un primo post-dottorato presso il Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas (CNIO) di Madrid, sotto la guida di Christopher Heeschen, contribuendo allo studio del ruolo delle cellule staminali tumorali nello sviluppo del cancro del pancreas. Successivamente si è trasferita all’Institute for Research in Biomedicine (IRB) di Barcellona, nel gruppo di Eduard Batlle, dove ha approfondito il ruolo del microambiente tumorale nell’aggressività del cancro del colon-retto. Nel 2017 è rientrata in Italia grazie a una borsa Marie Skłodowska-Curie e ha fondato il proprio laboratorio all’IGB di Napoli, anche grazie a un My First AIRC Grant, seguito da un Bridge AIRC Grant e più recentemente da un SIS AIRC Individual Grant. Oggi è responsabile di un gruppo di ricerca sui tumori gastrointestinali: la sua attività è concentrata in particolare sulle cellule staminali del cancro e sul loro contributo alla resistenza alle terapie e alla diffusione della malattia, con particolare attenzione alle interazioni tra cellule neoplastiche e microambiente tumorale.

Progetti seguiti

Exploring the Origins and Significance of Cell Fusion in Pancreatic Cancer

Nome dell'istituzioneConsiglio Nazionale delle Ricerche
RegioneCampania
Budget anno in corso199.933,25 €
Tipo di progettoSIS
Annualità2025 - 2030
Descrizione

Obiettivo del progetto di ricerca è indagare un meccanismo ancora poco esplorato nel tumore del pancreas: la fusione tra cellule. In alcune condizioni, cellule diverse possono unirsi dando origine a cellule con caratteristiche miste che potrebbero renderle più aggressive e resistenti alle terapie. Il fine ultimo è capire se queste contribuiscano alla grande eterogeneità di questa forma di cancro e alla sua evoluzione clinica sfavorevole. Per capirlo, i ricercatori svilupperanno sistemi sperimentali per identificare e tracciare queste cellule ibride, sia con cellule in coltura sia in animali di laboratorio. Saranno inoltre analizzati campioni di tumore e di sangue ottenuti da pazienti per verificare se la presenza di cellule ibride sia associata alla progressione della malattia e alla sopravvivenza dei pazienti. L’approccio integra biologia molecolare, sistemi preclinici e dati clinici, al fine di chiarire i meccanismi alla base della comunicazione tra cellule neoplastiche e microambiente. In prospettiva, i risultati dello studio potrebbero portare all’identificazione di nuovi biomarcatori utile per stratificare i pazienti e aprire la strada a terapie innovative precise e mirate contro le cellule ibride.