Nata a Trento nel 1989, dopo la laurea in chimica e tecnologia farmaceutiche conseguita all’Università degli studi di Padova ha intrapreso un percorso di ricerca nel campo dell’oncologia, iniziando alla School of Chemistry dell’Università di Newcastle upon Tyne, nel Regno Unito. In questo contesto ha maturato le prime esperienze nello sviluppo di nuove strategie terapeutiche, successivamente consolidate presso la società NewChem Technology nel Regno Unito, dove ha approfondito le tecniche di sintesi e purificazione di molecole con potenziale attività antitumorale. Nel 2018 ha conseguito un dottorato di ricerca in scienze biomolecolari presso l’Università degli studi di Trento, arricchito da un’esperienza internazionale al Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia. In questo periodo ha concentrato i propri studi sul ruolo del metabolismo mitocondriale nel glioblastoma, contribuendo all’identificazione della traduzione mitocondriale quale possibile bersaglio terapeutico e proponendo le streptogramine come farmaci candidati per il trattamento di questo tumore. Nel percorso di post-dottorato ha portato avanti l’attività di ricerca grazie a un finanziamento della Fondazione Celeghin e ha conseguito un master in Management for Life Sciences and Medtech all’Università di Bologna. Nel 2023, grazie a una borsa di studio post-doc della Fondazione AIRC, ha potuto studiare e confermare l’efficacia delle streptogramine in esperimenti con animali di laboratorio.

Progetti seguiti

Identifying druggable targets for differentiation therapy in glioblastoma

Nome dell'istituzioneUniversità degli Studi di Trento
RegioneTrentino-Alto Adige
Budget anno in corso100.000 €
Tipo di progettoMFAG
Annualità2025 - 2030
Descrizione

Obiettivo del progetto è affrontare una delle principali sfide ancora irrisolte in oncologia: il trattamento del glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo e difficile da curare negli adulti. Nonostante decenni di ricerca, le opzioni terapeutiche disponibili hanno migliorato solo in minima parte la prognosi, che resta estremamente sfavorevole. L’idea alla base dello studio è cambiare prospettiva terapeutica, puntando non solo a eliminare le cellule tumorali, ma a modificarne lo stato biologico. In particolare, l’attenzione è rivolta alle cosiddette cellule staminali del glioblastoma, coinvolte nella crescita del tumore e nella sua capacità di ricomparire dopo le terapie. La ricerca punta a identificare nuovi bersagli molecolari in grado di indurre il differenziamento di queste cellule, spingendole verso uno stato più maturo e meno aggressivo. L’ipotesi è che, una volta differenziate, queste cellule possano diventare più sensibili ai trattamenti convenzionali. In una seconda linea di ricerca si intende invece identificare piccole molecole in grado di riprodurre lo stesso effetto di differenziamento per sviluppare un approccio farmacologico potenzialmente trasferibile in clinica. Il fine ultimo è dimostrare la fattibilità di una nuova strategia terapeutica per il glioblastoma basata sulla “riprogrammazione” delle cellule tumorali, aprendo nuove prospettive per una neoplasia ancora difficile da trattare.