Tumori e yoga: può davvero aiutare i pazienti?

Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2026

Tumori e yoga: può davvero aiutare i pazienti?

In occasione della Giornata mondiale dello yoga, che si celebra ogni anno il 21 giugno, vediamo i possibili benefici di questa pratica per chi affronta un cancro.

Sempre più centri oncologici stanno includendo attività motorie e di rilassamento nei percorsi di cura, per rispondere ai bisogni dei pazienti, che sono non solo fisici, ma anche emotivi. In questo contesto, lo yoga si sta affermando come uno degli interventi complementari più accessibili, anche grazie alla possibilità di adattare tale pratica a diverse condizioni cliniche e a differenti livelli di energia. Infatti, per i pazienti che stanno affrontando terapie oncologiche, lo yoga può offrire un contributo utile a ridurre lo stress e migliorare il benessere quotidiano, se integrato alle cure e tenendo conto delle caratteristiche e delle condizioni specifiche di ciascun paziente.

Cosa dice la ricerca

Negli ultimi anni diversi gruppi di ricercatori hanno valutato l’effetto dello yoga in persone con diagnosi di tumore, sia durante i trattamenti, sia nella fase di follow-up. I risultati ottenuti, seppure nei limiti statistici e di rigore di queste ricerche, danno qualche indicazione interessante. Programmi di yoga dolce, che combinano movimento controllato, esercizi di respirazione e tecniche di rilassamento, possono contribuire a ridurre alcuni dei sintomi più comuni e impattanti, come ansia, depressione e disturbi del sonno.

In particolare, sono stati osservati miglioramenti nella qualità del sonno e nella regolazione dello stress, con effetti positivi anche sul benessere emotivo complessivo. Sebbene l’intensità degli effetti possa variare da persona a persona, i risultati sembrano concordare sul fatto che lo yoga possa essere un intervento complementare promettente, soprattutto quando praticato con regolarità e all’interno di programmi strutturati e adattati alle specifiche condizioni cliniche dei pazienti.

Un possibile ruolo anche nella riduzione della fatigue

Alcune ricerche, come quella condotta da Gonzalez e colleghi e pubblicata sulla rivista Psychooncology nel 2021, suggeriscono anche che lo yoga contrasti la fatigue oncologica, una forma di stanchezza persistente che non si risolve con il riposo e che può incidere profondamente sulla vita quotidiana, limitando sia le attività più semplici, sia le relazioni sociali. In diversi studi i pazienti che hanno seguito programmi di yoga hanno riportato una riduzione della sensazione di esaurimento fisico e mentale, con un conseguente recupero, almeno parziale, dell’energia e della funzionalità nelle attività di tutti i giorni.

I benefici sembrano più evidenti quando la pratica è costante nel tempo e inserita in percorsi strutturati, con sedute regolari e adattate alle condizioni cliniche individuali. È fondamentale anche la guida di istruttori con formazione specifica per lavorare con persone fragili o in trattamento oncologico, e che siano dunque in grado di adattare l’intensità, i movimenti e le tecniche respiratorie alle capacità ed esigenze di ciascun paziente.

Perché lo yoga può avere effetti positivi per i pazienti

Lo yoga agisce su più livelli. Da un lato favorisce il rilassamento e può contribuire a ridurre i livelli di stress, che spesso aumentano durante il percorso di cura. Dall’altro, il movimento, anche se leggero, aiuta a mantenere una certa attività fisica, già nota per i suoi effetti positivi nei pazienti oncologici. Le tecniche di respirazione e consapevolezza corporea possono inoltre far pesare meno la percezione dei sintomi e aiutare le persone a gestire meglio il dolore, la tensione e le preoccupazioni.

Cosa cambia per i pazienti

Integrare lo yoga nella propria routine può offrire uno strumento in più per affrontare il percorso oncologico. Non si tratta di una terapia medica, ma di un supporto che può rendere più tollerabili sia i trattamenti sia gli effetti collaterali. In alcuni centri oncologici, programmi strutturati di yoga sono già proposti come complemento alle cure vere e proprie, proprio per migliorare il benessere complessivo dei pazienti.

Per molte persone, dedicare anche poco tempo a una pratica guidata può favorire una maggiore consapevolezza del proprio corpo e delle proprie energie, e aiutare a riconoscere i propri limiti senza forzarli. Poi, questo approccio può contribuire a mantenere una certa autonomia nella gestione della quotidianità e a sentirsi più attivi nel proprio percorso di cura. Inoltre, quando svolto in gruppo, lo yoga può offrire anche un’occasione di condivisione e sostegno tra persone in situazioni simili, offrendo un’opportunità non secondaria per chi sta affrontando la malattia.

Attenzione: non funziona per tutti allo stesso modo

Non tutte le pratiche di yoga, però, sono adatte a chi ha un tumore. Posizioni troppo complicate o esercizi troppo intensi o inadatti possono essere controproducenti, soprattutto durante terapie come chemioterapia o radioterapia. Per questo è importante parlare prima con il proprio medico, scegliendo programmi specifici per pazienti oncologici, e soprattutto affidarsi a istruttori qualificati.

Limiti e prossimi passi

Nonostante i risultati promettenti, gli studi disponibili presentano spesso alcune importanti limitazioni, come i numeri ridotti di partecipanti o protocolli diversi tra loro, che non permettono di raggiungere risultati statisticamente significativi. Quindi, servono ulteriori ricerche per capire meglio quali tipi di yoga siano più efficaci, con quale frequenza e in quali fasi della malattia, in modo da dimostrare in modo più rigoroso che tale pratica possa davvero migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici.

Referenze

  • Raffaella Gatta

    Giornalista pubblicista, laureata in Biotecnologie e con un dottorato in Scienze genetiche e biomolecolari, ha lavorato a lungo nella ricerca preclinica in oncologia. Dal 2018 è freelance scientific e medical writer e collabora con fondazioni, agenzie e testate specializzate nella realizzazione di contenuti per medici e operatori sanitari. Accanto ai temi della medicina e della ricerca clinica, si dedica alla divulgazione scientifica, con l’obiettivo di raccontare in modo chiaro e rigoroso l’evoluzione della conoscenza e il suo impatto sulla salute delle persone.