Il 16 settembre si celebra il World Prehabilitation Day: l’importanza per i pazienti oncologici

Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2026

Il 16 settembre si celebra il World Prehabilitation Day: l’importanza per i pazienti oncologici

Ridurre complicanze, tempi di degenza e mortalità, migliorando le condizioni fisiche e mentali dei pazienti prima dell’intervento: la preabilitazione chirurgica sta prendendo piede anche in Italia.

Quando si parla di chirurgia, il pensiero corre subito alla sala operatoria. Ma oltre che dall’esperienza dei camici bianchi e delle tecnologie disponibili, il risultato di un intervento dipende anche dalle condizioni in cui un paziente ci arriva. Il 16 settembre 2026 è la prima edizione del World Prehabilitation Day, una giornata internazionale per far conoscere l’importanza di un approccio ancora poco diffuso, ma sempre più studiato: la preabilitazione, ovvero preparare il paziente all’intervento chirurgico. Un percorso che può comprendere esercizio fisico, alimentazione, supporto psicologico e interventi sugli stili di vita.

La cura che comincia prima dell’intervento

È questo il punto di partenza della preabilitazione: un percorso che precede l’operazione e punta a migliorare la capacità dell’organismo di affrontare lo stress chirurgico, per ottenere un recupero più rapido. Le persone che si sottopongono a un intervento partendo da una migliore tenuta psicofisica possono avere esiti migliori. Le evidenze più solide riguardano i candidati a un intervento di chirurgia oncologica addominale (a carico di esofago, stomaco, colon, fegato, pancreas).

“Ancora oggi, per predire le probabilità che un paziente sviluppi complicanze postoperatorie e pianificare un adeguato trattamento, lavoriamo perlopiù su fattori di rischio noti, quali il diabete, la presenza di malattie cardiovascolari e respiratorie” ha dichiarato Gabriele Baldini, anestesista e coordinatore del centro di preabilitazione multimodale dell’azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze. “Ma oggi sappiamo che ne esistono altri con un valore prognostico equivalente. I pazienti malnutriti, con stress psicologico o socialmente emarginati sono più esposti a complicanze, a degenze prolungate e a un peggioramento dell’autonomia funzionale e della qualità di vita.” Con tutto ciò che ne deriva: non ultimo, un maggiore tasso di mortalità.

Perché la preabilitazione è importante contro i tumori?

Il tema assume un rilievo particolare in oncologia. Un tumore può essere associato a perdita di peso, riduzione della massa muscolare (in gergo sarcopenia), malnutrizione e fragilità. A questo si possono aggiungere gli effetti delle terapie che precedono l’intervento, come chemioterapia, radioterapia o immunoterapia che frequentemente possono accentuare queste condizioni. “Spesso i pazienti anziani o oncologici hanno una ridotta capacità funzionale, una massa muscolare diminuita e riserve energetiche limitate: sia a causa delle loro patologie preesistenti, sia della diagnosi e dei trattamenti oncologici eventualmente già effettuati” rimarca Baldini. “Migliorare la condizione fisica e lo stato nutrizionale prima dell’intervento può ridurre in modo significativo complicanze, tempi di degenza e successive ospedalizzazioni.” Infatti, le evidenze più solide rispetto al migliore recupero funzionale postoperatorio ed esiti chirurgici dei pazienti preabilitati, da cui deriva anche la maggiore tollerabilità delle terapie che possono seguire un intervento, riguardano soprattutto la combinazione di esercizio fisico e supporto nutrizionale.

Un programma su misura

Ma anche la fisioterapia respiratoria e il sostegno psicologico possono avere un ruolo importante. Quando necessario, inoltre, possono essere utili interventi per smettere di fumare o per modificare altri fattori di rischio. Si capisce quindi perché non esista un programma uguale per tutti. “Età, condizioni fisiche, tipo di tumore, intervento e cure preoperatorie previste e tempo disponibile prima dell’operazione determinano la strategia più adatta” aggiunge Baldini. La scelta di un giorno da dedicare alla conoscenza della prehabilitation ha l’obiettivo di favorirne la diffusione anche nel nostro Paese, al momento limitata a pochi centri di cura e quasi sempre nell’ambito di protocolli di ricerca. Da qui il divario nell’accesso a questi servizi, di cui oggi si parlerà in una serie di iniziative in programma in diversi ospedali italiani. Conclude Baldini: “Le tecnologie disponibili possono favorire l’adozione di programmi anche a distanza. Ma è fondamentale promuovere la creazione di una rete di centri in grado di supervisionare la preparazione all’intervento chirurgico dei pazienti presi in carico”.

  • Fabio Di Todaro

    Laureato in scienze biologiche (indirizzo biologia della nutrizione), è giornalista professionista dal 2010. Dopo aver lavorato nella redazione di Altroconsumo e in seguito a una lunga esperienza in Fondazione Umberto Veronesi, ha vinto il concorso nazionale bandito dalla Rai e lavorato per un anno nella redazione della Tgr Basilicata. La passione per il giornalismo medico-scientifico lo ha riportato però alle origini: attualmente è giornalista medico-scientifico della rivista specializzata AboutPharma e collaboratore di Fondazione AIRC. Per oltre dieci anni ha collaborato con i quotidiani La Gazzetta del Mezzogiorno, La Stampa e La Repubblica. È membro dell'Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione (Unamsi) e dell’associazione Science Writers in Italy (Swim).