Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2026

Uno studio propone nuove raccomandazioni sulla salpingectomia, rimozione delle tube di Falloppio per prevenire il tumore dell'ovaio. Ne parliamo in occasione della Giornata mondiale contro il tumore ovarico.
Il tumore dell’ovaio è una delle neoplasie ginecologiche più difficili da prevenire e da diagnosticare precocemente. Proprio per questo, ogni progresso sul fronte della prevenzione primaria ha un valore particolarmente rilevante. Un nuovo articolo pubblicato sulla rivista scientifica JAMA raccoglie e sistematizza le evidenze scientifiche sulla salpingectomia opportunistica, la rimozione delle tube di Falloppio a scopo preventivo. Gli autori hanno anche proposto una serie di raccomandazioni condivise a livello europeo per ridurre il rischio futuro di carcinoma tubo-ovarico. Il termine “opportunistica” indica che la procedura viene eseguita cogliendo l’occasione di un intervento già programmato, senza aggiungere un atto chirurgico indipendente.
“Il consenso rappresenta un passaggio importante perché traduce in indicazioni cliniche strutturate un’ipotesi biologica formulata oltre 10 anni fa e oggi sostenuta da dati solidi” spiega Robert Fruscio, direttore facente funzioni della Ginecologia della Fondazione IRCCS San Gerardo di Monza e responsabile dell’Unità di ginecologia preventiva.
Negli ultimi anni è emerso con chiarezza che una quota rilevante dei carcinomi ovarici, in particolare quelli di tipo sieroso ad alto grado, non nasce nell’ovaio, bensì nell’epitelio della tuba di Falloppio. Le cellule tumorali possono svilupparsi inizialmente nella tuba e successivamente diffondersi all’ovaio e alla cavità addominale. Come spiega Fruscio, “dal punto di vista della biologia molecolare, il tumore ovarico è spesso più simile all’epitelio della tuba che a quello dell’ovaio. Questa osservazione, nata in laboratorio, ha trovato una conferma clinica: se rimuoviamo le tube prima che inizi il processo tumorale, riduciamo in modo molto significativo il rischio di sviluppare la malattia”.
Il consenso pubblicato su JAMA nasce dal lavoro di un gruppo internazionale composto da 14 esperti, tra ginecologi oncologi, metodologi, e una rappresentante delle pazienti. Il gruppo ha analizzato in modo sistematico la letteratura scientifica sul tema pubblicata tra il 2000 e il 2025. Sono stati esaminati 230 studi, di cui 129 ritenuti rilevanti per formulare le raccomandazioni finali.
La salpingectomia opportunistica è emersa essere un’opzione utile per molte pazienti: “Gli studi citati mostrano una riduzione del rischio superiore al 90%” sottolinea Fruscio. “Se l’intervento viene eseguito nei tempi giusti, prima che abbia inizio il processo tumorale, che richiede anni, la prevenzione per quei tumori che originano nella tuba è quasi completa”.
Uno degli aspetti più importanti della salpingectomia è che, a differenza dell’asportazione di tube e ovaie, non induce la menopausa. “La rimozione delle tube elimina la possibilità di gravidanze spontanee, ma preserva la funzione ovarica e quindi l’equilibrio ormonale. Significa inoltre non compromettere completamente la fertilità: anche senza tube può essere infatti possibile concepire e instaurare una gravidanza tramite la procreazione medicalmente assistita”, chiarisce Fruscio.
Questo punto è particolarmente rilevante per le donne giovani e, soprattutto, per quelle ad alto rischio ereditario, come le portatrici di mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. In queste donne il rischio di sviluppare un tumore ovarico nel corso della vita può arrivare anche al 40%, e oggi la strategia standard prevede l’asportazione preventiva di tube e ovaie in età precoce, con conseguenze importanti sulla qualità di vita.
Proprio per ridurre l’impatto di questi interventi, è in corso lo studio clinico multicentrico internazionale TUBA/WISPII, in cui si valuta se la rimozione delle sole tube possa offrire una protezione comparabile a quella dell’asportazione combinata di tube e ovaie nelle donne con mutazioni BRCA. “Servono anni di follow-up per avere risposte definitive”, avverte Fruscio, “ma i risultati preliminari sono incoraggianti”. Partecipano anche 3 centri italiani, tra cui il San Gerardo di Monza, il primo ad aver avviato il protocollo.
A rendere la prevenzione così importante è la mancanza di strumenti efficaci per la diagnosi precoce. A differenza del tumore della mammella, per il quale esistono programmi di screening di popolazione validati, il tumore ovarico viene diagnosticato in oltre 8 casi su 10 in fase avanzata. Studi molto ampi, come lo UK Collaborative Trial of Ovarian Cancer Screening (UKCTOCS), che ha coinvolto circa 200.000 donne, hanno dimostrato che nemmeno l’ecografia è in grado di ridurre in modo significativo la mortalità per questo tipo di tumore. Dopo la diagnosi, il percorso di cura è quindi spesso complesso e pesante, con chirurgia demolitiva, chemioterapia e un alto rischio di recidiva. Nonostante i progressi terapeutici, la sopravvivenza a 5 anni resta intorno al 50%.
In presenza di casi di tumore ovarico o mammario in famiglia, soprattutto in età giovanile, è fondamentale considerare, insieme a un esperto, di sottoporsi a una consulenza genetica. “Dobbiamo ribadire che la familiarità materna e quella paterna hanno lo stesso peso in termini di rischio” ricorda Fruscio. Oggi i test genetici analizzano insiemi di circa 20 geni associati a un aumento del rischio oncologico, ma esistono ancora situazioni in cui la familiarità è presente senza che vi siano mutazioni note, a conferma del fatto che non tutti i fattori genetici sono stati identificati. In questi casi, la salpingectomia potrebbe essere proposta da un medico anche in forma profilattica, come intervento mirato di riduzione del rischio.
Le conclusioni del consenso pubblicato su JAMA sono nette: le evidenze disponibili dimostrano che la salpingectomia opportunistica è associata a una riduzione significativa del rischio di carcinoma tubo-ovarico e dovrebbe essere integrata nella pratica clinica e nel counseling preoperatorio delle donne idonee.
Conclude Fruscio: “È uno di quei casi in cui biologia, epidemiologia e chirurgia convergono. Non ci sono programmi di screening efficaci per la diagnosi precoce del tumore ovarico, ma possiamo intervenire prima che si sviluppi. Ed è questo che rende la salpingectomia una delle strategie preventive più promettenti che abbiamo al momento”.
Cristina Da Rold