Per la diagnosi precoce anche i sintomi contano

Per la diagnosi precoce anche i sintomi contano

Con un po’ di attenzione e consapevolezza del proprio corpo, ciascuno di noi può riconoscere alcuni sintomi che possono essere associati ai tumori (ma non solo) e segnalarli al proprio medico. Secondo uno studio recente, il sintomo può apparire anche nelle fasi precoci della malattia.

Quando un tumore si fa sentire, ovvero quando compaiono i sintomi, è ormai troppo tardi per intervenire: questo il dogma che per fortuna negli ultimi anni ulteriori studi stanno in parte mettendo in discussione. In particolare, uno studio i cui risultati sono stati pubblicati di recente sulla rivista Lancet Oncology afferma che la maggior parte dei sintomi che in genere possono essere associati a un tumore – per esempio la presenza di sangue nelle feci o nei che cambiano colore – permette di diagnosticare la malattia a uno stadio meno progredito rispetto a quello più avanzato (stadio IV). In sostanza, anche il riconoscimento dei sintomi può essere uno strumento di diagnosi precoce. “Questi dati ci ricordano quanto sia fondamentale che ciascuno presti attenzione a certi campanelli di allarme” spiega Filippo de Braud, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento di oncologia medica dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. “Tenere un occhio vigile sui sintomi, seguire stili di vita sani e partecipare agli screening oncologici nazionali sono i tre passi che il singolo individuo può compiere per arrivare al traguardo dell’identificazione di un tumore nei suoi primi stadi, quando le possibilità di cura sono più elevate” aggiunge.

Cittadini in prima linea

Nel documento Guida alla diagnosi precoce del tumore gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) distinguono due diverse strategie per arrivare a identificare un tumore in fase iniziale: lo screening, che si effettua su persone che non presentano sintomi, e la diagnosi precoce, che si basa invece sul riconoscimento di segni e sintomi specifici. Alcuni di questi segni, per esempio un neo che cambia forma, possono essere riconosciuti dal medico o dai familiari, ma sono i singoli individui a dover prestare la massima attenzione. “In caso di un segno o sintomo sospetto è fondamentale rivolgersi al medico che saprà indicare gli eventuali accertamenti, anche attraverso il dialogo e la conoscenza approfondita del paziente e della sua storia familiare” spiega de Braud, che mette in guardia dagli eccessi. “Il sintomo è senza dubbio importante, ma l’equilibrio e la consapevolezza lo sono forse ancora di più: in altre parole, bisogna rimanere vigili senza però farsi ossessionare dai propri disturbi” precisa.

Conoscere e osservare per capire

Attenzione sì, quindi, ma anche prudenza nel chiamare in causa il cancro per qualsiasi piccola variazione dalla norma. Quali sono i sintomi che devono far “drizzare le antenne”? Premesso che non esiste “il sintomo del cancro” ma soltanto segnali più o meno generici che possono essere caratteristici o anche solo associati a uno o magari a un gruppo di tumori, gli esperti raccomandano di stare attenti a cambiamenti nelle abitudini intestinali o urinarie, perdite e sanguinamenti dalla vagina o dal retto, ferite che non guariscono, tosse che non passa, problemi a deglutire o a digerire, cambiamenti dell’aspetto dei nei e presenza di noduli al seno o in altre parti del corpo. Altri sintomi, più generici, possono essere la perdita di peso senza un motivo valido, la stanchezza, la febbre o il dolore. Non è però il caso di allarmarsi senza motivo. In una elevata percentuale di casi, infatti, questi sintomi non dipendono dalla presenza di un tumore, ma da altre cause più o meno semplici da individuare. “Feci rossastre potrebbero essere la spia di un sanguinamento legato a un tumore del colon-retto, ma potrebbero anche essere causate da emorroidi o magari addirittura essere dovute a una cena a base di barbabietola la sera prima” chiarisce de Braud. Affinché ciascun sintomo sia interpretato nel modo corretto è indispensabile quindi un dialogo chiaro e sincero tra medico e paziente, senza dimenticare la conoscenza di se stessi. “Il dolore che posso sentire io al mattino quando mi sveglio, dopo anni di rugby ad alto livello, non ha lo stesso significato che può avere in una signora di mezza età” dice l’oncologo, ricordando l’importanza di avere consapevolezza del proprio corpo e di osservarsi con attenzione.

L'educazione abbatte i muri

Far controllare i propri sintomi al medico non è mai una perdita di tempo, né per il paziente né per il medico stesso.” È una delle affermazioni della campagna Be Clear on Cancer, messa in campo in Inghilterra proprio per aumentare nei cittadini la conoscenza della malattia, dei suoi sintomi e dell’importanza di non sottovalutarli. Gli esperti dell’OMS descrivono come fondamentale il ruolo dei mass media e dei social network nell’educare la popolazione, ma ricordano anche le tante barriere che ancora oggi rendono difficile il coinvolgimento dei cittadini. Una di queste è senza dubbio lo stigma che ancora circonda la malattia e spinge molte persone ad avere paura persino di pensarci. “La paura è figlia dell’ignoranza, intesa come non conoscenza dell’argomento” commenta de Braud. “Una persona non adeguatamente informata sui possibili sintomi, su come identificarli e segnalarli al medico, difficilmente parteciperà a un programma di screening o adotterà i comportamenti raccomandati per la prevenzione e la diagnosi precoce” aggiunge. L’oncologo milanese ne è convinto: per arrivare davvero alla popolazione, è necessario utilizzare un linguaggio semplice e diverso a seconda del contesto in cui ci si muove. “Ma soprattutto non si può pensare che una campagna educativa abbia successo se non si parte dalla base, ovvero dai ragazzi delle scuole che devono fare propri i concetti di prevenzione e diagnosi sin dai primi anni della loro vita per diventare cittadini adulti consapevoli” afferma.

Dolori alle ossa: non è sempre colpa di Gigi

"Ho un dolore alla gamba ma so perché: Gigi mi ha dato un calcio durante la partita.” Ne hanno sentite tante di spiegazioni come queste gli oncologi che si occupano di tumori pediatrici e in particolare
di osteosarcoma, il cui sintomo primario è proprio il dolore. “Spesso i ragazzi si fanno male durante le loro attività quotidiane ed è più che giustificata la tendenza ad attribuire un certo dolore agli arti a uno di questi incidenti” afferma de Braud. Le cose però cambiano quando il dolore non passa e/o aumenta di intensità. “In tal caso è importante rivolgersi a un medico: la spiegazione più probabile è che i sintomi siano da ricondurre ai cosiddetti ‘dolori della crescita’, legati all’allungamento delle ossa tipico della giovane età, ma potrebbe valere la pena escludere altre possibili cause, incluso un osteosarcoma” conclude.

  • Autori:

    Cristina Ferrario (Agenzia ZOE)

  • Data di pubblicazione:

    21 maggio 2020