Terapie cellulari: una ricerca apre una nuova prospettiva per le CAR-T

Ultimo aggiornamento: 30 marzo 2026

Terapie cellulari: una ricerca apre una nuova prospettiva per le CAR-T

Far riprogrammare le cellule T contro il cancro direttamente all’organismo? Le terapie cellulari potrebbero diventare più accessibili e più semplici da produrre e somministrare.

Negli ultimi anni le cellule T ingegnerizzate, tra cui le cosiddette CAR‑T, hanno modificato radicalmente le possibilità di trattamento di diversi tipi di tumori, in particolare ematologici. Si tratta di cellule del sistema immunitario che vengono prelevate e poi riprogrammate in laboratorio in modo che, una volta reinfuse nel paziente, riconoscano le cellule tumorali nell’organismo. I risultati clinici possono essere molto positivi, ma l’intero processo è lungo, complesso e molto costoso. La conseguenza è che solo una piccola parte dei pazienti e dei sistemi sanitari ha le risorse per accedervi. Inoltre, si tratta di una procedura non sufficientemente standardizzata e con possibili rischi di infezioni, contaminazioni ed errori, per le molte manipolazioni necessarie.

I risultati di una recente ricerca, guidata da Justin Eyquem, dell’Università della California a San Francisco, negli Stati Uniti, hanno dimostrato che la procedura si potrebbe semplificare e standardizzare, facendo generare le cellule CAR‑T direttamente all’interno dell’organismo. Non si dovrebbe così passare per il prelievo, la costosa e complessa produzione in laboratorio e la reinfusione.

Una nuova possibile prospettiva per le cellule T contro il cancro

A permettere l’innovazione è stata, in particolare, l’unione di due tecnologie: l’editing genetico a base del sistema CRISPR-Cas9 e i sistemi di veicolazione di molecole utili a colpire il tumore, diretti in modo selettivo verso le cellule T. I ricercatori hanno sviluppato così un sistema a due vettori: il primo trasporta la “macchina” CRISPR‑Cas9, mentre nel secondo è contenuto il frammento di DNA da inserire nel nucleo delle cellule T da modificare. Gli scienziati hanno in particolare lavorato per rendere entrambi i vettori altamente specifici per le cellule T, così da garantire che la modifica avvenga soltanto dove serve. Il risultato desiderato è infatti un’integrazione, precisa e stabile nel genoma, di un gene CAR, inserito in un punto del DNA normalmente attivo solo nelle cellule T. In questo modo, una volta fornite all’organismo le istruzioni, è l’organismo stesso a produrre nuove cellule CAR‑T. L’approccio ricorda per analogia quello dei vaccini a mRNA contro il Covid, in cui la molecola di mRNA conteneva le istruzioni per far costruire l’antigene alle cellule del nostro corpo.

Per ora la prova di principio è stata effettuata in topi di laboratorio. Negli animali si sono generate quantità terapeutiche di cellule CAR‑T, capaci di eliminare tumori del sangue, tumori solidi e perfino di indurre aplasia delle cellule B, un segno tipico dell’efficacia clinica delle CAR‑T tradizionali. La strategia va ora validata con ulteriori studi preclinici e clinici.

Le potenzialità dello studio

Se efficacia e sicurezza saranno dimostrati, i trattamenti a base di cellule T modificate potrebbero diventare più accessibili, rapidi e precisi. Inoltre, la loro produzione potrebbe essere non solo più economica, ma anche più facile e standardizzata, e anche la somministrazione potrebbe diventare semplice quanto quella di un farmaco tradizionale.

Referenza

Come funziona la generazione delle CAR-T direttamente nel corpo?

La strategia usa due vettori specifici per le cellule T:

  • uno trasporta il sistema di editing genetico CRISPR‑Cas9,
  • l’altro contiene il frammento di DNA con il gene CAR da inserire.

Il risultato atteso è che l’organismo stesso produca nuove cellule CAR T dopo aver ricevuto “le istruzioni”.

Che cosa cambia rispetto alle attuali terapie CAR-T?

Le CAR-T tradizionali richiedono di prelevare le cellule T del paziente, modificarle in laboratorio e reinfonderle: un processo lungo, complesso, costoso e con alcuni rischi legati alla manipolazione. La nuova tecnica studia la possibilità di generare le cellule CAR T direttamente all’interno dell’organismo, evitando quindi prelievo, produzione e reinfusione.

Quali vantaggi potrebbe avere rispetto alle CAR-T attuali?

Secondo lo studio, potrebbe rendere le terapie:

  • più accessibili,
  • meno costose,
  • più rapide da somministrare,
  • più standardizzate,
  • potenzialmente con una somministrazione semplice “quanto un farmaco tradizionale”.

Questa tecnica è già disponibile per i pazienti?

No. Finora è stata dimostrata solo in animali di laboratorio.

Quali sono i prossimi passi della ricerca?

La tecnica deve essere sottoposta a ulteriori studi preclinici per valutarne sicurezza ed efficacia e, solo in seguito, potrà eventualmente arrivare a sperimentazioni sugli esseri umani.

  • Redazione

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