Contro un raro tumore dell’appendice si attiva un team internazionale

Contro un raro tumore dell’appendice si attiva un team internazionale

È solo grazie a importanti investimenti che le conoscenze su tumori rari possono fare un balzo in avanti. Anche a questo serve l’Accelerator Award, attribuito quest'anno a sette team internazionali, tra i quali uno a guida italiana che intende studiare lo pseudomixoma peritonei, una forma rara di cancro intestinale.

I tumori rari sono difficili da studiare perché i pazienti sono pochi e inoltre sono poco interessanti per chi sviluppa farmaci. Per questa ragione la conoscenza che abbiamo di molte di queste neoplasie è piuttosto approssimativa. L'Accelerator Award, cofinanziato da Cancer Research UK e Fundación Científica - Asociación Española Contra el Cáncer, sostiene progetti di ricerca il cui obiettivo è accelerare lo sviluppo di risorse per l'oncologia. Al team di ricercatori italiani, inglesi e spagnoli, coordinati da Marcello Deraco, responsabile del reparto tumori peritoneali dell’Istituto nazionale tumori di Milano, permetterà di caratterizzare meglio lo pseudomixoma peritonei e di cercare nuove terapie.

Un ammasso di gelatina

Lo pseudomixoma peritonei è un tumore raro che ha origine dall’appendice, la piccola struttura a forma di verme che parte dall’intestino crasso. “I tumori peritoneali primitivi, come il mesotelioma peritoneale, nascono dal peritoneo, la membrana che riveste internamente la cavità addominale. I tumori peritoneali secondari, o carcinosi peritoneali, arrivano al peritoneo da altri organi come colon, ovaio o mammella” spiega Deraco. “La carcinosi peritoneale che andremo a studiare con l’Accelerator Award deriva invece da un tumore dell’appendice. I tumori dell’appendice rappresentano l’1 per cento dei tumori del tratto gastrointestinale e solo alcuni dei tumori dell’appendice, i tumori mucinosi, danno origine allo pseudomixoma peritonei”.

L'evoluzione della malattia è impressionante. “L’addome dei pazienti si riempie di una sostanza gelatinosa, chiamata ascite mucinosa, costituita da una proteina (la mucina) e da cellule. Questa sostanza va a occupare tutte le cavità dell’addome, solidifica e nel tempo crea alterazioni del tratto gastrointestinale che causano disturbi importanti e persino la morte del paziente se non si interviene correttamente”.

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“Fino a 20-30 anni fa, quando un tumore raggiungeva il peritoneo, il paziente veniva considerato un malato terminale e si utilizzavano solo cure palliative: l’approccio curativo veniva escluso a priori” racconta Deraco. “Oggi, invece, nel caso dello pseudomixoma peritonei, abbiamo a disposizione un intervento, la citoriduzione chirurgica, che consente di rimuovere la malattia”.

Questa tecnica viene associata alla chemio ipertermia intra peritoneale (HIPEC), che sfrutta l’attività tumoricida di alte dosi di chemioterapici somministrati direttamente in sede tumorale e del calore. “È importante che i pazienti con una malattia così particolare vengano indirizzati a un centro di riferimento con competenze specifiche: se la prima volta si interviene in modo inadeguato, poi diventa difficile rimediare. L’intervento di citoriduzione HIPEC è molto complesso, dura in media 12 ore. Oltre a tutta la massa tumorale visibile, che arriva a pesare anche una decina di chilogrammi, a volte è necessario rimuovere qualche organo o porzione di organo (milza, intestino, utero). I risultati sono generalmente eccellenti.”

Prognosi in dubbio

In passato chi era colpito da pseudomixoma moriva nell’arco di tre anni, oggi invece la sopravvivenza può superare i 15 anni. Gli oncologi si sono però accorti che qualcosa non torna: nell’80 per cento dei casi lo pseudomixoma viene classificato come tumore a basso grado di malignità, eppure nel 30-40 per cento dei casi la malattia si ripresenta ed è fatale. “Non ci spieghiamo come mai tanti pazienti con tumori a basso grado abbiano una prognosi sfavorevole. Pensiamo che possa dipendere dal fatto che oggi ci basiamo esclusivamente sull’analisi morfologica del tumore e questo non è sufficiente per ottenere un indice (score) prognostico affidabile”.

Accelerator Award: il progetto italiano dedicato ai tumori peritoneali

Acidi nucleici e colture 3D

“Il primo obiettivo del nostro progetto è sviluppare un nuovo score prognostico” afferma Deraco. Per farlo, i ricercatori andranno ad analizzare il DNA e l’RNA dei tumori di 200 pazienti già operati in passato e di 400 pazienti che verranno operati nei prossimi 5 anni. Le caratteristiche biomolecolari dei sottotipi di pseudomixoma così identificati permetteranno di classificare meglio i pazienti e suggeriranno anche possibili bersagli terapeutici.

Il secondo obiettivo dello studio è identificare farmaci in grado di aggredire lo pseudomixoma. Usando piccoli frammenti di tumore verranno creati degli organoidi, colture cellulari in tre dimensioni che riproducono le caratteristiche della malattia in fase iniziale, su cui testare batterie di farmaci.

Eccellenze europee

Per realizzare questo progetto, l’Istituto tumori di Milano collaborerà con l’Istituto di Candiolo, l’Università di Torino e la Fondazione Edo ed Elvo Tempia in Italia, l’Università e l’Ospedale The Christie NHS di Manchester nel Regno Unito e con l’Istituto oncologico Vall D’Hebron e l’Ospedale Consorci Sanitari Integral di Barcellona in Spagna. “Sono tutti centri che seguono un elevato numero di casi di pseudomixoma peritonei: solo così potremo mettere insieme un numero di pazienti sufficiente per capire meglio questa malattia rara. Speriamo di identificare farmaci attivi contro lo pseudomixoma e anche di individuare quali sottogruppi di pazienti possono beneficiare di queste nuove cure”.

Accelerator Award

Il bando Accelerator Award è un’iniziativa promossa da AIRC, insieme a Cancer Research UK e a Fundación Científica - Asociación Española Contra el Cáncer. È dedicato allo sviluppo di risorse e infrastrutture per l'oncologia che non potrebbero essere ottenute da ricercatori dei singoli Paesi. Vengono selezionati i progetti più meritevoli, presentati da ricercatori di almeno due dei tre Paesi coinvolti. I vincitori, selezionati da un apposito comitato di esperti, vengono sostenuti per 5 anni, con verifiche in itinere, con un finanziamento massimo di 6 milioni di euro.

Fino a oggi per gli Accelerator Award AIRC ha deliberato erogazioni per un totale di 7.126.629,60 Euro.

Nell’ambito del bando 2017-2018 sono stati approvati sei Accelerator Award, di cui tre coordinati da un responsabile italiano e un totale di venti gruppi italiani coinvolti.

Nell’ambito del bando 2018-2019 sono stati approvati sette Accelerator Award, di cui uno coordinato da un PI italiano e altri cinque che coinvolgono tredici gruppi italiani.

  • Autori:

    Elena Riboldi (Agenzia ZOE)

  • Data di pubblicazione:

    28 febbraio 2020