Aspirina e prevenzione oncologica: un legame complesso

Aspirina e prevenzione oncologica: un legame complesso

Non solo utile per far passare il mal di testa. I risultati di numerosi studi hanno suggerito un potenziale ruolo per l’aspirina anche nella prevenzione di alcuni tumori, ma molte domande restano aperte.

L’acido acetilsalicilico è un farmaco antico. Ottenuto inizialmente dalla corteccia del salice e usato empiricamente dall’antichità, è stato brevettato nel 1899 con il più noto nome commerciale aspirina. Questo medicinale, che fa parte dei cosiddetti farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), viene utilizzato soprattutto per trattare sintomi come febbre, mal di testa, mal di denti, dolori mestruali, reumatici e muscolari. I risultati degli studi condotti in pazienti con problemi cardiovascolari hanno portato negli anni a un utilizzo di tipo preventivo dell’aspirina per le patologie di cuore e vasi e, negli ultimi decenni, anche l’oncologia ha indagato la possibilità di prevenire i tumori grazie all’uso quotidiano del farmaco.

Tumore del colon-retto in prima linea

Con la determina n. 607 del 26 giugno 2018, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla modifica del foglietto illustrativo dell’acido acetilsalicilico, per consentire l’inserimento di nuovi dati sul possibile effetto protettivo di questo medicinale contro il tumore del colon-retto. Un riconoscimento della potenziale utilità dell’aspirina, ma non certo un’autorizzazione all’uso per la prevenzione di questo tumore. È certo che il tumore colorettale è la neoplasia per la quale, al momento, l’aspirina sembra più efficace in termini di prevenzione, tanto che nel 2016 la U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) statunitense ha pubblicato un documento nel quale suggeriva ufficialmente il suo utilizzo per alcune categorie di persone, per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e tumore colorettale.

Secondo il documento però la terapia preventiva ha dei limiti e l’assunzione di aspirina a basse dosi è consigliata in particolare agli adulti di età compresa tra 50 e 59 anni, con un rischio a 10 anni di malattia cardiovascolare uguale o superiore al 10 per cento (calcolata sulla base di apposite carte del rischio), con un’aspettativa di vita di almeno 10 anni e non a rischio di emorragie e piccoli sanguinamenti. Il farmaco infatti ha un’azione antiaggregante, ovvero impedisce alle piastrine di formare coaguli e rende più fluido il sangue. Per questo, quando lo si usa quotidianamente, bisogna fare attenzione a eventuali sanguinamenti anche non visibili, per esempio quelli rilevabili con esame delle feci.

I risultati di prevenzione sono invece meno convincenti quando si tratta di persone tra i 60 e i 69 anni e non sono sufficienti a raccomandare l’uso del medicinale a chi ha meno di 50 o più di 70 anni.

Ricerche in corso per gli altri tipi di tumore

Lo studio CAPP2 condotto in persone con Sindrome di Lynch, una condizione che aumenta il rischio di sviluppare diversi tumori tra cui quello del colon-retto, ha mostrato una riduzione relativa del rischio di ammalarsi di tumore colorettale pari al 63 per cento in chi assumeva aspirina rispetto a chi invece assumeva placebo. I risultati dello studio sono stati pubblicati qualche anno fa sulla rivista Lancet. Anche studi condotti in persone senza una particolare predisposizione per questo tipo di cancro hanno confermato il ruolo protettivo dell’aspirina: usarla in modo regolare per 6 o più anni riduce del 19 per cento circa il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto e del 15 per cento quello di ammalarsi di un qualsiasi altro tumore gastrointestinale, secondo un articolo pubblicato su JAMA Oncology da ricercatori di Harvard.

Per quanto riguarda altri tipi di tumore, i dati oggi disponibili non sono sufficienti per giungere a conclusioni affidabili, ma la ricerca non si ferma. Il Women’s Health Study, un grande studio epidemiologico statunitense, ha valutato per esempio l’impatto dell’assunzione quotidiana di aspirina sul rischio di sviluppare un tumore del seno in circa 40.000 donne di età uguale o superiore a 45 anni, senza rilevare benefici significativi. Studi più recenti hanno mostrato un effetto protettivo dell’aspirina contro il tumore del polmone, del fegato (carcinoma epatocellulare), dell’esofago, dell’ovaio, del pancreas e della pelle (melanoma). Infine, ma non certo meno importante, alcuni studi si stanno concentrando sul possibile uso dell’aspirina per la riduzione del rischio di ritorno della malattia dopo il primo trattamento e del rischio di diffusione del tumore.

Per molti, ma non per tutti

Visti i risultati promettenti nella prevenzione del tumore del colon-retto e in altre neoplasie, si potrebbe pensare di assumere un po’ di aspirina ogni giorno per tenere alla larga il cancro. In realtà, al momento sarebbe una scelta azzardata, se non per le categorie citate sopra per le quali la terapia è già raccomandata.

Infatti, assumere aspirina per periodi lunghi comporta dei rischi perché aumenta la probabilità di sanguinamenti gastrointestinali anche gravi. Inoltre alcuni fattori clinici e molecolari possono influenzare l’efficacia della prevenzione.

Il principale meccanismo molecolare alla base dell’azione anti-cancro dell’aspirina sembra essere il suo effetto antinfiammatorio, che passa attraverso l’inibizione di enzimi chiamati COX-1 e COX-2. Queste molecole sono responsabili di alcuni processi infiammatori dell’organismo che, se in atto per periodi prolungati nel tempo, possono portare alla trasformazione tumorale delle cellule. Bloccare l’infiammazione cronica potrebbe essere quindi una strategia vincente contro il tumore. Non mancano però dati che sottolineano come un‘inibizione poco specifica dell’infiammazione non sia sempre sufficiente. In particolare, già oltre 10 anni fa gli esiti di uno studio pubblicati sul New England Journal of Medicine mostravano un effetto antitumorale dell’aspirina solo nei casi in cui il tumore del colon-retto esprimeva livelli elevati di COX-2. I risultati di uno studio più recente collegano il beneficio del trattamento all’espressione di un altro gene chiamato 15-PGDH, e quelli di uno studio del 2019 spiegano che l’aspirina può sì aumentare l’aspettativa di vita dei pazienti malati di tumori testa-collo, ma solo per le neoplasie che presentano mutazioni nel gene PIK3CA. In sostanza, ogni tumore risponde a strategie diverse a seconda delle mutazioni che lo caratterizzano. Per quanto riguarda l’aspirina, l’obiettivo dei ricercatori è determinare precisamente le caratteristiche dei vari gruppi che potrebbero trarre benefici da questo o da altri farmaci.

  • Autori:

    Agenzia ZOE

  • Data di pubblicazione:

    11 aprile 2019