Il sole fa bene solo con moderazione

Le linee guida non hanno esteso a tutti lo screening annuale per la diagnosi precoce del melanoma, perché non vi sono sufficienti prove della sua efficacia. È bene andare dal dermatologo solo quando compare qualcosa di diverso sulla pelle. La prevenzione più efficace si fa quando ci si espone al sole.

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Il sole (o meglio i raggi ultravioletti UVA e UVB, principali responsabili dell'abbronzatura) è stato classificato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) tra i carcinogeni sicuri per l'uomo e contribuisce alla formazione dei tumori della pelle. Ciò significa che dovremmo preoccuparci dell'esposizione al sole tutto l'anno, e non soltanto quando arriva l'estate. Non a caso, il Codice europeo contro il cancro, promosso proprio da IARC, suggerisce l'uso di creme con filtro solare anche durante l'inverno e anche in città.

L'estate è però il momento in cui, per l'estensione della superficie esposta e per i tempi di esposizione prolungati, il rischio per la salute aumenta. È bene chiarire innanzitutto che, come per molte delle sostanze carcinogene, è la dose a fare la differenza. Un po' di sole è infatti necessario per sintetizzare la vitamina D, senza la quale si possono sviluppare malattie.

Quali sono i rischi?

Esistono diversi tipi di cancro della pelle, perché questo tessuto è formato da diversi tipi cellulari: i melanociti, che producono il pigmento melanina, e i cheratinociti. Questi ultimi prendono il nome di cellule squamose nello strato più esterno dell'epidermide, e di cellule basali nello strato più profondo. Il melanoma si forma dalle cellule produttrici di pigmento e, sebbene sia il tumore della pelle meno comune, è il più aggressivo e pericoloso se diagnosticato tardivamente. Altri due tipi di tumore della pelle sono il carcinoma basocellulare o basalioma e il carcinoma spinocellulare. Il primo, il più diffuso a livello mondiale tra le popolazioni di pelle chiara, metastatizza molto raramente, ma può comparire in parti del corpo esposte, come il viso, ed è strettamente correlato all'esposizione solare. Il secondo è meno comune, è anch'esso legato all'esposizione al sole, metastatizza raramente ma se lo fa può essere fatale.

A complicare la valutazione del rischio reale vi sono gli studi, tra i quali un articolo pubblicato nel marzo di quest'anno sul Journal of the American Medical Association, che dimostrano come la maggiore o minore esposizione al sole non sia sempre correlata a un aumento delle diagnosi di melanoma. O meglio, dipende dalle fasce d'età. Le scottature e l'eccessiva esposizione in età adulta non sembrano influire sul rischio di melanoma, ma lo studio ha dimostrato che per adolescenti, bambini e giovani adulti una ridotta esposizione ai raggi UV riduce significativamente il rischio di cancro alla pelle.

Quindi, il sole è dannoso? Dipende. Se da una parte diversi studi recenti hanno confermato che l'esposizione incontrollata in età infantile aumenta il rischio di tumori della pelle, la luce solare, permettendo la produzione di adeguati livelli di vitamina D, riduce il rischio di sviluppare tumori in altri organi. L'esposizione al sole è un fattore di rischio certo per l'insorgenza dei carcinomi basocellulari e spinocellulari, mentre la relazione con i melanomi rimane più labile. In questo tumore giocano un ruolo importante anche l'ereditarietà e la familiarità, la presenza di nei e il fototipo chiaro (pelle chiara, capelli biondi o rossi, occhi azzurri o verdi).

Come proteggersi?

Non è facile quantificare l'esposizione al sole: dipende da caratteristiche come il tipo di pelle e la potenza del sole (misurata con l'indice UV, spesso riportato dai giornali nella pagina delle previsioni meteo). L'entità dei danni aumenta con l'aumentare della durata e i danni sono più gravi se l'esposizione prolungata si verifica quando l'irraggiamento è molto intenso, come nelle ore più calde della giornata (ossia tra le 11:00 e le 15:00) e nei mesi estivi. Anche l'altitudine gioca un ruolo importante: l'atmosfera più rarefatta dell'alta quota gioca brutti scherzi. Una giornata nuvolosa o ventosa porta spesso a sottovalutare l'esposizione ai raggi UV, che possono raggiungere valori notevoli.

Se ci si espone al sole è necessario assicurarsi di proteggere le parti del corpo scoperte più di frequente come viso, collo e mani. Se ci si scotta, significa sicuramente che ci si è esposti al sole oltre i limiti di sicurezza. È tuttavia possibile essersi esposti eccessivamente anche prima di scottarsi. Le frequenti scottature, in particolare durante l'infanzia e l'adolescenza, sono collegate a un marcato aumento del rischio di cancro alla pelle nell'arco della vita.

Quali controlli?

Secondo i dati AIRTUM, in Italia negli ultimi 20 anni l'incidenza dei melanomi è aumentata di quasi un terzo in entrambi i sessi, ma allo stesso tempo il tasso di mortalità è diminuito. Merito dei progressi nelle cure, perché un vero e proprio screening per i tumori della pelle non è raccomandato dalle attuali linee guida internazionali. Il problema, infatti, è che gli esperti non hanno del tutto chiaro chi dovrebbe controllarsi con maggiore regolarità. Così le linee guida rimangono quelle di sempre: controllarsi da sé e, se qualche neo appare cambiato, rivolgersi al dermatologo. No quindi a controlli specifici per tutti, anche se secondo alcuni è bene fare comunque una mappatura dei nei, almeno dopo i 18 anni, per avere chiara la situazione di partenza. Come spiega Mario Santinami, responsabile della Struttura melanoma e sarcoma dell'Istituto nazionale tumori di Milano, "la mappatura serve per verificare l'andamento dei propri nei nel tempo, dal momento che il primo segnale dell'insorgenza di un melanoma è il cambiamento di forma, dimensioni e colore di uno o più nei". 

I consigli per stare al sole

  • Evitare lampade e lettini abbronzanti;
  • Utilizzare la giusta protezione solare, anche se già abbronzati, e spalmarla un quarto d'ora prima dell'esposizione al sole, meglio se con un fattore di protezione uguale o superiore a 15, e ripetere l'applicazione ogni due ore e ogni volta che si fa il bagno o si pratica sport. Inoltre, evitare di utilizzare la crema dell'anno precedente.
  • Indossare vestiti leggeri che coprano braccia e gambe, un cappello e occhiali da sole che proteggano adeguatamente sia dagli UVA che dagli UVB.
  • I neonati fino a sei mesi vanno tenuti sempre sotto l'ombrellone, mentre i bambini più grandi, soprattutto se di carnagione molto chiara o tendenti alle scottature, possono essere protetti con appositi indumenti da mare che non lascino filtrare i raggi UV.
  • Valutare bene tutti i fattori atmosferici, ricordando che altitudine, latitudine, vento ma anche un cielo nuvoloso, modificano l'intensità delle radiazioni.
  • Conoscere il proprio fototipo, cioè la resistenza della propria pelle all'esposizione solare, per tenere d'occhio questo fattore di rischio (per saperne di più consultare http:// www.airc.it/prevenzione-tumore/sole/senza-rischi/).
  • Stare all'ombra nelle ore del mezzogiorno.
  • Fare attenzione se si stanno assumendo farmaci particolari, detti "fotosensibilizzanti", perché possono aumentare la sensibilità alle radiazioni solari.
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Ultimo aggiornamento giovedì 15 marzo 2018.

Cristina Ferrario

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