Ultimo aggiornamento: 27 dicembre 2025
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L’utilizzo diffuso degli smartphone solleva interrogativi sul possibile impatto sulla salute, soprattutto per i più giovani. Studi recenti indicano possibili effetti su sonno e benessere emotivo, invitando a un uso più consapevole.
Dal suono della sveglia all’ultimo reel prima di addormentarsi, passando per i messaggi con amici e colleghi, i podcast, le app che monitorano le performance sportive, lo smartphone è diventato uno strumento pervasivo e una sorta di bussola di quasi ogni attività quotidiana. Uscire di casa senza cellulare o ritrovarci con la batteria scarica può lasciarci a disagio e a volte in difficoltà; d’altronde, attraverso quella piccola “finestra sul mondo” ci orientiamo, comunichiamo, paghiamo, scopriamo, ci informiamo, conserviamo immagini e ricordi.
L’adozione massiva dello smartphone, avvenuta in tempi rapidissimi, ha però superato di gran lunga la nostra capacità di comprenderne appieno gli effetti a medio e lungo termine. Sappiamo che usarlo prima di dormire compromette il sonno, che l’uso intensivo è associato alla sedentarietà e può alterare la postura, e che scrollare all’infinito sottrae tempo ad attività cognitivamente più impegnative, come la lettura. Ma la pervasività dello strumento rende difficile adottare abitudini diverse. Siamo forse diventati dipendenti? Quand’è che il nostro rapporto con lo smartphone e le app può diventare problematico?
Negli ultimi anni i risultati di diversi studi stanno iniziando a dare qualche elemento utile. Gli esperti avvertono in particolare del fatto che è importante riconoscere presto i segnali di un uso disfunzionale, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, i più vulnerabili agli effetti di strumenti progettati per massimizzare il coinvolgimento degli utenti e il loro uso prolungato.
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) non include una diagnosi specifica di “dipendenza da smartphone”. Tuttavia, all’interno della comunità scientifica vi è un certo consenso sul fatto che le caratteristiche dell’uso eccessivo e incontrollato soddisfino criteri simili a quelli che definiscono vere e proprie dipendenze, come quelle dal gioco e dall’alcol.
Innanzitutto, sembrano essere coinvolti alcuni processi neurobiologici simili. Lo smartphone, e in particolare le app di giochi e i social media, attivano infatti il cosiddetto sistema di ricompensa del cervello, meccanismi neurali in cui ha un ruolo rilevante la dopamina, un neurotrasmettitore all’origine delle sensazioni di piacere e motivazione. Ricevere un like sono esempi di stimoli che provocano un rilascio di dopamina. Tra una sfida e l’altra, come pure nell’attesa di un messaggio o di una notifica, la ricerca di questa sensazione si rafforza, e si può entrare in un circolo vizioso, attraverso meccanismi che ricordano alcuni aspetti delle dipendenze comportamentali. Il cervello infatti ricorda, anche a livello molecolare, le scariche neuronali dovute alla liberazione di dopamina, insieme agli stimoli che le hanno scatenate. I circuiti si adattano e diventano progressivamente meno sensibili al rilascio di dopamina per i medesimi stimoli, e così le sensazioni di piacere si attenuano rispetto all’inizio. Così, per ottenere la “ricompensa” le persone sono spinte a prendere più spesso in mano lo smartphone. In alcune persone questa dinamica può portare a un uso compulsivo del telefono, ovvero a un’incapacità di controllo del tempo di utilizzo nonostante l’intenzione di moderarsi.
L’espressione comunemente adottata dagli esperti per definire questa condizione generale è “uso problematico dello smartphone”. Ma vi sono altri aspetti, anche sociali e psicologici, nell’uso eccessivo del telefono. Il complesso di timore, ansia e disagio di rimanere senza telefono o senza rete ha preso, in gergo, il nome di nomofobia (dall’inglese “no-mobile phobia”). Si parla invece di FOMO (acronimo di “Fear Of Missing Out”, l’inglese per “paura di perdersi qualcosa”) quando si teme o si è frustrati dal fatto di rimanere tagliati fuori da ciò che sta accadendo altrove, sia online sia offline.
È nei più giovani che il fenomeno desta le maggiori preoccupazioni. La disponibilità dello smartphone tra gli adolescenti è aumentata notevolmente nell’ultimo decennio, così come il tempo trascorso quotidianamente davanti agli schermi, con un’intensificazione ulteriore avvenuta durante la pandemia di Covid-19. Sembra infatti che nelle età più precoci, fino alla tarda adolescenza, sia più facile essere catturati dalle dinamiche di questi strumenti. Ciò può accadere sia per inesperienza sia per via del neurosviluppo, che è ancora immaturo, non completato. In particolare, lo sviluppo della corteccia prefrontale, area del cervello che presiede funzioni come l’inibizione dei comportamenti, termina intorno ai vent’anni. Diversi studi indicano che un uso eccessivo e non controllato degli smartphone può avere un impatto sulla maturazione di varie funzioni cerebrali. Diversi dati indicano che i bambini e gli adolescenti che trascorrono più tempo sui dispositivi elettronici hanno in media tassi più elevati di ansia e depressione.
Uno studio statunitense pubblicato di recente sulla rivista JAMA ha rilevato che gli adolescenti con un uso problematico dello smartphone avevano da 2 a 3 volte più probabilità di sviluppare pensieri autolesivi o suicidari. Il fattore più predittivo non era il numero di ore trascorse davanti allo schermo, ma la difficoltà soggettiva a staccarsene e la percezione di dipendenza, riferita da circa metà dei partecipanti. Il dato temporale rimane comunque rilevante, dato che si tratta pur sempre di ore che vengono sottratte ad altre attività essenziali per il benessere e la crescita, come lo studio, l’esercizio fisico, la socializzazione dal vivo e molte altre.
Per quanto lo smartphone abbia migliorato alcuni aspetti della nostra vita, gli effetti di un uso eccessivo, sia a livello individuale sia sociale, sono ormai evidenti. Sembra infatti essere collegato a una minore produttività e a risultati nell’apprendimento e a successi scolastici e accademici inferiori. Inoltre, essere distratti dallo smartphone nel traffico costituisce un pericolo concreto e provato di incidenti, per sé e per gli altri. Avere il cellulare in mano molte ore al giorno può avere anche conseguenze fisiche a lungo termine: dolori cervicali, ai polsi e alle dita, mal di testa da tensione, affaticamento oculare. Tirar tardi davanti allo schermo influisce inoltre negativamente sul sonno e sui bioritmi, con ripercussioni anche importanti sulla qualità della vita.
Oltre agli effetti sul corpo, emergono anche implicazioni per la salute mentale. Diverse evidenze scientifiche stanno mostrando che l’uso problematico dello smartphone è associato a livelli elevati di emotività negativa. Vi sono diversi dibattiti aperti, per esempio sulla difficoltà a stabilire se la dipendenza riguardi il dispositivo in sé oppure i contenuti a cui si accede tramite esso. Inoltre, può essere complicato stabilire con certezza un rapporto di causa ed effetto tra l’uso compulsivo dello smartphone e disturbi come ansia, depressione o solitudine. Potrebbe infatti trattarsi in parte di condizioni preesistenti e dunque di vulnerabilità che predispongono al comportamento problematico. I risultati preliminari di alcuni studi hanno mostrato che le persone con un uso problematico dello smartphone possono presentare differenze nella struttura o nell’attività cerebrale, tra cui una riduzione nel volume della materia grigia nelle aree che controllano l’attenzione, la memoria, il processo decisionale e la regolazione emotiva. Si tratta di dati che vanno approfonditi con studi più ampi.
L’accesso agli strumenti digitali ha offerto e ampiato molte possibilità a miliardi di persone nel mondo, anche nel caso delle persone e delle popolazioni più sensibili ai loro effetti negativi, come i bambini e i ragazzi. Per esempio, possono rendere più agile la comunicazione nei contesti educativi, con gli insegnanti, aumentare le possibilità di apprendimento personalizzato e preparare le persone a un mondo sempre più hi-tech. Quindi, è bene che si trovino formule applicabili per un loro utilizzo responsabile, equilibrato e produttivo, soprattutto nella fascia di popolazione più giovane e vulnerabile. L’onere è a carico soprattutto dei genitori, ma andrebbe condivisa anche con la scuola e più in generale con la società.
Gli esperti sottolineano la necessità di politiche attente e della promozione di linee guida adeguate e aggiornate. Le aziende tecnologiche dovrebbero inoltre essere maggiormente responsabilizzate sugli effetti degli strumenti da loro prodotti sulla salute mentale. Inoltre, dovrebbero progettare le piattaforme in maniera più consona all’età degli utenti, tutelando i più giovani. Occorre infine invitare a svolgere ulteriori ricerche in questo settore.
Nel nostro piccolo, per un uso più consapevole dello smartphone, possiamo per esempio stabilire orari, impostare limiti alle app social o per il gioco e ridurre il numero di profili che seguiamo, così da limitare le distrazioni e le potenziali fonti di stress. E, anche se può suonare banale, restituire spazio alle esperienze dal vivo, sia sociali che non, come l’attività fisica, selezionando quelle che più ci appagano. Ricordandoci, in definitiva, che c’è vita anche oltre lo schermo.
Alice Pace